Capra d'Angora

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Angora
Specie Goat silhouette 02.svg Capra
Angoragoat2.jpg
Capra d'Angora ad una fiera in Texas.
Localizzazione
Diffusione Sudafrica, Turchia e Stati Uniti
Aspetto
Altezza maschi: 65-80 cm
femmine: 60-65[1] cm
Peso maschi: 50-70 kg
femmine: 30-60[1] kg
Vello nero scuro, marrone-rossiccio, varie tonalità di grigio
Allevamento
Utilizzo da lana (mohair)
Prole media poco prolifica

La capra d'Angora (in turco Ankara keçisi) è una razza caprina originaria della provincia di Ankara, in Turchia.

Viene menzionata per la prima volta ai tempi di Mosè; il primo esemplare di questo animale giunse in Europa nel 1554 al seguito di Carlo V.

Produttività[modifica | modifica wikitesto]

La caratteristica più importante di queste capre è la bellissima lana, detta mohair: ogni esemplare produce fra i 5 e gli 8 kg di mohair l'anno. Le capre d'Angora vengono tosate due volte l'anno, a differenza di molte razze che consentono un'unica tosatura.

In realtà, i follicoli piliferi di questa capra producono un vello eterogeno: dalla tosatura infatti si ottiene anche una fibra grossolana detta jarre, e altri tipi di fibre eterotipiche che nella lunghezza presentano le caratteristiche del jarre o del mohair[1].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

A causa della densità dei peli sul loro corpo, queste capre sono assai soggette a dermatiti ed a parassiti esterni rispetto alle altre razze.

Sono poco prolifiche, e la mortalità dei cuccioli nei primi giorni di vita è altissima. A causa della velocissima ricrescita della lana, inoltre, richiedono un'alimentazione specifica; queste tre caratteristiche ne frenano fortemente l'espansione fra gli allevatori. L'allevamento di capre d'Angora, e conseguentemente la produzione di mohair, si concentrano in Sudafrica, Turchia e Stati Uniti.

Per molto tempo, le capre d'Angora a manto bianco sono state privilegiate dagli allevatori: negli ultimi anni, però, si è fatta strada un'associazione che promuove lo sviluppo delle capre d'Angora dal manto colorato (il colore del manto può infatti variare dal nero scuro al marrone-rossiccio ed alle varie tonalità di grigio).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Michel de Simiane, p. 23-24

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Michel de Simiane, La chèvre, Parigi, Rustica/FLER, 2003, pp. 23-24, ISBN 2-84038-538-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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