Calprotectina fecale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

La calprotectina è una proteina di 36 kDa contenuta nei granuli citoplasmatici dei granulociti neutrofili, dei quali costituisce circa il 60% dell’intero contenuto. Può essere dosata nei materiali biologici e fungere da marker di infiammazione. Lega lo zinco e il calcio e viene espressa a partire dal gene S100A8. Ha dimostrato in vitro un effetto batteriostatico e fungistatico e, essendo resistente alla degradazione enzimatica intestinale, può facilmente essere rilevata nelle feci[1].

Calprotectina fecale[modifica | modifica sorgente]

La maggiore applicazione clinica del dosaggio della calprotectina avviene in gastroenterologia, in quanto la calprotectina dosata nelle feci (la calprotectina fecale) riflette il livello di infiammazione dell'intestino.

La calprotectina, a differenza di altri marcatori fecali di flogosi, è stabile a temperatura ambiente ed è estremamente resistente alla degradazione operata dal microbiota umano, caratteristiche che fanno di essa un marker ideale. Tuttavia, come VES e PCR, si tratta di un marker del tutto aspecifico, che non dà informazioni sull'agente eziologico dell'infiammazione[2].

Applicazioni cliniche[modifica | modifica sorgente]

Il dosaggio della calprotectina fecale assume una buona accuratezza diagnostica per le malattie infiammatorie croniche dell'intestino[3]. Uno studio condotto su più di mille pazienti con sintomi suggestivi di malattia infiammatoria cronica dell'intestino ha dimostrato buona sensibilità (93%) e specificità (96%) del test come metodica diagnostica[4].

Si è visto che i livelli di calprotectina fecale aumentano significativamente nei pazienti con diarrea cronica da morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa, coliti infettive e, in minor misura, nei tumori del colon-retto. Non aumenta invece nei pazienti affetti da disturbi funzionali, come nel caso della sindrome del colon irritabile. In ogni caso il test non sostituisce la colonscopia diagnostica, ma può essere un buon indicatore al suo utilizzo[4].

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di un saggio saggio immunoenzimatico tipo ELISA. La positività al test è valutata per un valore di calprotectina fecale >50 µg/g.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Tibble, et al., >A simple method for assessing intestinal inflammation in Crohn's disease in Gut, vol. 47, 2000, pp. 506-513.
  2. ^ (EN) Aadland, Fagerhol, Faecal calprotectin: a marker of inflammation throughout the intestinal tract. in Eur J Gastroenterol Hepatol, vol. 14, nº 8, 2002, pp. 823-825.
  3. ^ (EN) Tibble, et al., A simple method for assessing intestinal inflammation in Crohn's disease. in Gut, vol. 47, nº 4, 2000, pp. 506-513.
  4. ^ a b (EN) Van Rheenen, et al., Faecal calprotectin for screening of patients with suspected inflammatory bowel disease: diagnostic meta-analysis. in BMJ, vol. 341, c3369, 2010.
medicina Portale Medicina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di medicina