Busto di Costanza Bonarelli

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Busto di Costanza Bonarelli
Busto di Costanza Bonarelli
Autore Gian Lorenzo Bernini
Data 1637-1638 circa
Materiale marmo
Dimensioni 72 cm 
Ubicazione Museo del Bargello, Firenze

Il busto di Costanza Bonarelli è un'opera dello scultore Gian Lorenzo Bernini, eseguita tra il 1636 e il 1638 circa. Il ritratto è realizzato in marmo (altezza 72 cm) ed è conservato nel Museo del Bargello a Firenze.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il busto fu realizzato da Bernini come immagine "privata", in tutta probabilità per sé stesso, come immagine della sua (presunta) amante, che restò a lungo nell'abitazione dello scultore.

Costanza Piccolomini Bonarelli era infatti moglie di Matteo Bonarelli, uno scultore, allievo del Bernini. Un documento anonimo[1] sostiene che il fratello dello scultore, Luigi, frequentasse la donna: il Bernini lo avrebbe seguito e, avuta conferma del sospetto, lo avrebbe picchiato con una spranga. Sempre secondo la fonte, mandò subito un servitore dalla donna, con l'ordine di sfregiarla. La relazione del Bernini con Costanza trova riscontro anche nella biografia scritta dal figlio Domenico Bernini.

Il busto giunse a Firenze nel 1646, probabilmente come dono al cardinale Giovan Carlo de' Medici.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Soggetto raro e insolito, ritrae la donna come sarebbe apparsa nell'intimità quotidiana, con i capelli spettinati e la camicia aperta sul seno: lo sguardo è fiero, leggermente sorpreso, e le labbra appena dischiuse. I capelli sono lievemente scomposti, gettati indietro per dar luce all'ampia fronte, e l'acconciatura allentata di trecce raccolte dietro la nuca della donna, colgono la donna in un'acuta indagine introspettiva. La veste è leggera e presenta un semplice nastro che segue la scollatura aperta sino a far intravedere il seno.

La straordinaria vivezza, rintracciabile solo nel ritratto del cardinale Scipione Borghese (1632), può essere prova del particolare sentimento che legava l'artista alla donna.

Le superfici risultano gradevoli, levigate soprattutto sul viso e sul collo, mantenendo tale piacevolezza anche sulle ciocche di capelli arricciate e sulle pieghe della veste.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Montanari, op. cit., pag. 122

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tomaso Montanari, Gian Lorenzo Bernini, Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma, 2004
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