Bruto (Michelangelo)

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Bruto
Bruto
Autori Michelangelo e Tiberio Calcagni
Data 1538 circa
Materiale marmo
Dimensioni 74 cm 
Ubicazione Museo nazionale del Bargello, Firenze

Il Bruto è un busto marmoreo (h. 74 cm, 96 con la base) di Michelangelo Buonarroti, databile al 1538 circa e conservato nel Museo nazionale del Bargello a Firenze.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'opera venne commissionata dal repubblicano Donato Giannotti per il cardinale Niccolò Ridolfi, mentre l'artista era impegnato nel Giudizio Universale della cappella Sistina. La scelta di Marco Giunio Bruto, il tirannicida, era legata a motivi politici, come probabile celebrazione dell'omicidio di Alessandro de' Medici da parte di Lorenzino de' Medici (1537), un motivo visto come una liberazione dal giogo mediceo da parte degli esuli fiorentini. Non a caso, Lorenzino/Lorenzaccio era detto anche "Bruto nuovo".

Il Giannotti era entrato al servizio del cardinale nel 1539, quindi l'opera dovette essere richiesta poco prima, come dono per ingraziarsi il religioso. La testa venne realizzata da Michelangelo, affidando però il panneggio all'allievo Tiberio Calcagni, come ricordò anche Vasari.

Tra il 1574 e il 1584 l'opera venne acquistata dal Granduca di Toscana Francesco I de' Medici, che in quell'occasione fece apporre sul piedistallo i versi latini "Dum Bruti effigiem sculptor de marnore ducit / in mentem sceleris venit et abstinuit", per colmare il sottinteso legame con l'omicidio di Lorenzino. Essi sono stati erroneamente attribuiti a Pietro Bembo, al Poliziano o al Giannotti stesso.

Descrizione e stile[modifica | modifica sorgente]

L'impostazione del busto si rifà a modelli antichi: Vasari stesso indicò una corniola antica di Giuliano Cesarino, ma è evidente la citazione del ritratto di Caracalla, col medesimo scarto della testa verso destra. Il modellato michelangiolesco è comunque molto più possente dei modelli antichi, con un collo più massiccio e in tensione, lineamenti quasi dilatati e una forte concentrazione psicologica, che richiama esempi illustri come il David. I sentimenti che traspaiono sono una fredda imperturbabilità, e un'energia trattenuta che è mescolata a ira o disprezzo. Il non finito del volto amplifica il senso espressivo di fermezza morale e "terribilità" delle migliori opere dell'artista.

La fibula che chiude il mantello, dove si vede un profilo che secondo tradizione apparterrebbe al Giannotti stesso, deriva da coni monetali dell'epoca di Bruto.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Umberto Baldini, Michelangelo scultore, Rizzoli, Milano 1973.
  • Lutz Heusinger, Michelangelo, in I protagonisti dell'arte italiana, Scala Group, Firenze 2001. ISBN 8881170914

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