Battaglia di Nicea

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Coordinate: 40°25.72′N 29°43.12′E / 40.428667°N 29.718667°E40.428667; 29.718667

Battaglia di Nicea
parte della guerra civile
Moneta dell'usurpatore Pescennio Nigro
Data dicembre 193
Luogo Nicea (moderna Turchia)
Esito Vittoria di Settimio Severo
Schieramenti
Comandanti
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La battaglia di Nicea appartiene alla guerra tra i due pretendenti al trono imperiale di Roma, Pescennio Nigro, legato della Siria, e Lucio Settimio Severo, legato della Pannonia, già proclamato imperatore dal Senato. Fu combattuta nel dicembre 193 e vinta, dopo essere stata a lungo incerta, da Tiberio Claudio Candido, comandante dei severiani, contro Nigro.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Candido era riuscito a sbarcare in Asia Minore, malgrado l'opposizione di Asellio Emiliano, che sconfisse nella battaglia di Cizico e mise a morte. Mentre Nigro si trovava sotto assedio a Bisanzio, i resti del suo esercito si mossero verso la Bitinia: la città di Nicea rimase leale a Nigro, che vi poté entrare ricongiugendosi alle proprie forze; Nicomedia, rivale storica di Nicea, si schierò con Severo, aprendo le porte all'avanguardia di Candido e permettendogli così di sopravanzare il nemico sul fianco.

Battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Candido si mosse su Nicea da nord, lungo una strada che portava a Cio passando a fianco del lago Ascania; qui dispose i propri uomini in un luogo elevato e diede battaglia al nemico, che aveva alcuni arcieri messi su barche nel lago, da dove tempestavano le truppe di Candido. L'apparizione sul campo di Nigro rinvigorì i suoi uomini e scosse le linee di Candido, che, però, convinse i porta-insegne del proprio esercito a tornare a combattere, trascinando con sé gli uomini che stavano abbandonando il campo. Le forze di Candido vinsero la battaglia e solo l'oscurità salvò Nigro dalla disfatta totale.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Una parte dell'esercito di Nigro si ritirò in Armenia, mentre l'usurpatore, con il rimanente, abbandonò al nemico l'Asia Minore ed indietreggiò sino al Tauro.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anthony Richard Birley, Septimius Severus: The African Emperor, Routledge, 1999, ISBN 0415165911, pp. 109-110.
  • Edoardo Scala. Storia delle Fanteria Italiana Volume I: Le fanterie di Roma. Regionale, Roma, 1955.