Arpachiya

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Coordinate: 36°29′N 42°57′E / 36.483333°N 42.95°E36.483333; 42.95

Tell Arpachiya
Prospetto della "casa bruciata"
Prospetto della "casa bruciata"
Localizzazione
Stato Iraq Iraq
Città Mossul
Dimensioni
Superficie 400 
Scavi
Data scoperta 1928
Date scavi 1933, 1976
Organizzazione British School of Archaeology in Iraq
Archeologo Max Mallowan e John Cruikshank Rose nel 1933; Ismail Hijara nel 1976.

Il Tell Arpachiyah, situato dove oggi sorge Mossul nel Governatorato di Ninawa in Iraq, è un sito preistorico del Vicino Oriente antico, posto a 6 chilometri da Ninive. Il vero nome del sito è Tepe Reshwa.

Dati storici[modifica | modifica wikitesto]

Il sito fu occupato nei periodi Halaf e Ubaid. Sembra essere stato fortemente coinvolto nella fabbricazione di ceramiche.

Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

Max Mallowan e Agatha Christie negli anni '30

Tell Arpachiyah è un piccolo tumulo con un diametro massimo di 67 metri ed un'altezza di 5,5 metri. L'intero sito ha un diametro di 125 metri. Dopo essere stato visitato da Reginald Campbell Thompson nel 1928, fu scavato da Max Mallowan e John Cruikshank Rose della British School of Archaeology in Iraq, nel 1933, che grazie ai ritrovamenti ceramici ha potuto fissare le basi della cronologia del periodo Halaf.[1] Sugli scavi era presente anche la celebre moglie di Max Mallowan, Agatha Christie, che così descrive la scoperta più eclatante:

"Era un colpo di fortuna. La bottega del vasaio era stata abbandonata dopo l'incendio e il fuoco l'aveva conservata quasi intatta. Grandi piatti, vasi, tazze e piattini, vasellame policromo, tutto splendeva al sole che ne faceva risaltare i colori: rosso, nero e arancio. Era uno spettacolo meraviglioso. Da quel momento si scatenò un'attività frenetica. Vaso dopo vaso, tutti dovettero essere riportati in superficie. Il crollo del tetto li aveva mandati in frantumi, ma i pezzi erano tutti lì e gli oggetti potevano quindi essere ricostruiti. Alcuni erano in parte carbonizzati, ma le pareti che si erano abbattute su di essi li avevano conservati intatti per seimila anni". [2]
Parte di questi ritrovamenti è oggi conservata al British Museum[3].

Ulteriori studi furono condotti nel 1976 da una squadra guidata da Ismail Hijara.[4][5] Fra le numerose strutture scoperte, un thòlos Halaf e alcune sepolture Ubaid.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Max Mallowan, John Cruikshank Rose, Excavations at Tall Arpachiyah, 1933, Iraq, vol. 2, pp. 1-178, 1935
  2. ^ Agatha Christie, La mia vita, traduzione di M.G. Castagnone, Mondadori, Milano, 1978, p.477
  3. ^ http://www.britishmuseum.org/explore/highlights/highlight_objects/me/p/painted_pottery_bowl_and_plate.aspx
  4. ^ Ismail Hijara, Arpachiyah, 1976, Iraq, vol. 42, no. 2, pp. 131-154, 1980
  5. ^ Ismail Hijara, Three New Graves at Arpachiyah, World Archaeology, vol. 10, no. 2, pp. 125-128, 1978

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hijara, Ismail. The Halaf Period in Northern Mesopotamia, Nabu, 1997, ISBN 1-897750-06-4
  • Stuart Campbell, The Burnt House at Arpachiyah: A Reexamination, Bulletin of the American Schools of Oriental Research, no. 318, pp. 1–40, 2000
  • Peter M. M. G. Akkermans, Glenn M. Schwartz, The Archaeology of Syria: From Complex Hunter-gatherers to Early Urban Societies (c. 16,000-300 BC), Cambridge University Press, 2003, ISBN 0521796660
  • T. Davidson e H. McKerrell, The neutron activation analysis of Halaf and Ubaid pottery from Tell Arpachiyah and Tepe Gawra, Iraq, vol. 42, pp. 155–67, 1980

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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