Aroldo in Italia

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Aroldo in Italia
Compositore Hector Berlioz
Tipo di composizione sinfonia in 4 parti
Numero d'opera 16
Epoca di composizione 1834
Organico

viola

Movimenti
  • Aroldo sui monti
  • Marcia dei pellegrini
  • Serenata
  • Orgia dei briganti

Aroldo in Italia (Harold en Italie) è una sinfonia in 4 parti con viola principale di Hector Berlioz (op. 16).

Composta nel 1834, è ispirata a Il pellegrinaggio del giovane Aroldo, di Lord Byron.

Ognuno dei 4 movimenti che compongono la sinfonia è caratterizzato da un titolo che ha lo scopo di rendere più chiaro il messaggio musicale. Qui Berlioz porta ad esiti compiuti la tendenza, che la musica manifestava sempre più apertamente, di ricorrere ad un programma per fornire concretezza alle immagini che il compositore intendeva rappresentare.

Le principali innovazioni della sinfonia sono quindi l'introduzione di un programma poetico e di una melodia caratteristica.

In particolare attraverso la melodia caratteristica, propria di un personaggio, in questo caso Aroldo, Berlioz è riuscito a legittimare il suo allontanamento da schemi e formule classiche. Dove infatti la ripetizione e la variazione erano dettate da regole formali comunemente accettate, Berlioz utilizza variazioni e modulazioni come espressione dell'interiorità di Aroldo rispetto alle situazioni sempre diverse con cui si trova ad avere a che fare. La monodia caratteristica in questa sinfonia è affidata alla viola, che meglio del violino riesce a rappresentare la perenne malinconia di Aroldo.

Aroldo sui monti[modifica | modifica wikitesto]

La prima parte della sinfonia è intitolata Aroldo sui monti (Harold aux montagnes), scene di malinconia, di felicità, di gioia. Berlioz in questa prima parte si allontana dalla tradizione, ma come abbiamo accennato, le sue scelte sono dettate non da regole formali, ma da necessità poetiche. Il ritmo ininterrotto dell'esposizione fugata sembra caratterizzare un paesaggio lontano ed ancora misterioso. All'ingresso dell'arpa segue la viola. Attraverso la melodia della viola vediamo Aroldo contemplare la natura che lo circonda, indugiare col pensiero sulle sue forme. Nella sua recensione, Liszt così scrive:

« Aroldo vorrebbe immergersi nella natura, perdersi nel gran tutto,dissolversi...
... La viola ha un suono velato, ottavato, che simboleggia la voce di Aroldo, espressione della sua interiorità: aleggia sull' orchestra come il respiro dell'uomo sensibile sulla natura... ... Improvvisamente la monodia diventa più flebile, la voce si spegne, l'anima che volava chiude le ali... »

Infatti dopo uno slancio di gioia travolgente, alla fine torna il motivo di Aroldo con un tremolo lento. Tutte le forme e le meraviglie del mondo esteriore non sono riuscite a vincere la cupa nostalgia dell'eroe.

Marcia dei pellegrini[modifica | modifica wikitesto]

Questa seconda parte, intitolata Marcia e preghiera serale dei pellegrini (Marches des Pelerins), è una mirabile rappresentazione musicale di questa marcia. Il ritmo viene regolarmente interrotto da una frase, ritorno periodico delle voci salmodianti. La presenza di Aroldo è ravvisabile dalla viola, che si staglia però sul resto dell'orchestra come distante, disinterrassata. La marcia è interrotta dalla nuova sezione, indicata come "canto religioso". Dopo la ripresa la marcia dei pellegrini risuona sempre più lontana, come se questi ultimi stessero allontanandosi sempre più da Aroldo, che ha guardato, ma ancora non si sente partecipe delle cose del mondo. Rimane quindi muto e impenetrabile.

Serenata[modifica | modifica wikitesto]

Questa terza parte rappresenta Aroldo che assiste ad una serenata (serenade), una scena d'amore. Come nella precedente scena religiosa però riesce solo a farsi sfiorare dal respiro del mondo esteriore. Questa parte è uno scherzetto, che fin dalle prime battute è ritmato vivacemente. Il canto del pastore è struggente, e a questo canto si aggiunge la voce di Aroldo, rappresentato come uno spettatore triste di questa tenera scena.

Orgia dei briganti[modifica | modifica wikitesto]

Quest'ultimo movimento descrive la scena di Aroldo nella caverna dei Briganti, in preda ai fumi dell'alcool, e la musica ci trasforma in commensali di questo banchetto infernale. Il movimento si apre con il motivo dell'orgia, che Berlioz interrompe con continui richiami dei tempi precedenti, che affiorano nella memoria di Aroldo, e gli provocano rimorsi e sensi di colpa. Finché cade vittima di allucinazioni, come privo ormai di sensi. Si accalcano confusi richiami della marcia dei Pellegrini, della romanza d'amore abruzzese, finché riappare la monodia d'Aroldo, ma stavolta spaventosamente vuota. Questa viene trascinata in ritmi sempre più scatenati e frenetici, volgari come il covo di ladri e borsaioli dove Aroldo si trova. Improvvisamente giunge in lontananza la marcia dei pellegrini, come una pietà celeste che attraversa l'ingresso della grotta, e la voce di Aroldo ha ora solamente un suono spezzato e confuso... Il finale si caratterizza di una estrema violenza in unisono mentre trascinano il cadavere di Aroldo nel fondo della caverna.

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