Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Apostrofe

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando il segno di interpunzione, vedi Apostrofo.

L'apostrofe (sostantivo femminile dal greco apostrophé, da apostréphein, «volgere indietro») è una figura retorica e si ha quando un personaggio o la voce narrante si rivolge ad un uditore ideale diverso da quello reale al fine di persuadere meglio quest'ultimo. Olivier Reboul, nella sua Introduzione alla retorica, la include fra le figure di pensiero[1].

L'apostrofe rappresenta uno strumento, alla pari della exlamatio per evidenziare situazioni patetiche e manifestare sentimenti di dolore e indignazione.

Nell'oratoria classica veniva utilizzata quando l'oratore non si rivolgeva più al giudice ma direttamente all'avversario, per alzare l'interesse della causa che stava discutendo.[2]

Anche in poesia trova ampia utilizzazione. Celebre fu la apòstrofe eseguita da Rolando in punto di morte alla spada Durendala (o Durlindana), all'interno dell'opera Chanson de Roland.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine italiano apòstrofe deriva dal latino apŏstrophe(n), apostrŏpha, apostrŏphe, a sua volta derivante dalla lingua greca antica e dal relativo contesto culturale nel quale è stato coniato ed impiegato. Nello specifico essa è derivata da ἀποστροϕή (apostrophẽ) tradotto in deviazione, derivato di ἀποστρέϕω (stréphõ) tradotto in volgere altrove[3] composti a loro volta da apò (giù) e stréphõ (volgo).

Esempi celebri[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Odissea Omero si rivolge al porcaio Eumeo, introducendo la sua risposta a una domanda di Odisseo in questo modo:

(IT)

« Τον δε μεγ΄ οχθησασ προσεφηεσ, Εθμαιε σθβωτα »

(EL)

« Ma tu, molto irato, porcaio Eumeo, gli dicesti: »

(Omero, Odissea, Libro Quindicesimo, 325)
« Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande

che per mare e per terra batti l'ali, e per lo ’nferno tuo nome si spande! »

(Dante Alighieri, La Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI)
« Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello! »

(Dante Alighieri, La Divina Commedia, Purgatorio, Canto VI)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Olivier Reboul, Introduzione alla retorica, Il Mulino, 1996, p. 146
  2. ^ "Le muse", De Agostini, Novara, 1964, Vol. I, pag.294
  3. ^ Voce nel vocabolario Treccani

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Linguistica Portale Linguistica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Linguistica