Antonio Musa

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Antonius Musa (... – ...) è stato un medico e botanico romano che visse durante il regno dell'imperatore Augusto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'episodio più celebre che ci tramandi il nome di Antonio Musa risale al 23 a.C., quando il medico curò Augusto, che, dopo aver domato la Cantabria, era gravemente malato al fegato e prossimo alla morte. Avendo constatato l'inefficacia delle fomentazioni calde, Musa sperimentò quelle fredde, salvando l'imperatore.[1] Quando Augusto tornò sano, decise di far erigere una statua di Antonio e la pose accanto all'altare privato di Esculapio.[2]

Oltre agli onori, Musa riscosse fama e fiducia, divenendo il medico più importante del tempo. Le proprie terapie a base di bagni freddi indussero malati di ogni genere a recarsi nelle località dove potevano usufruirne, trascurando ad esempio, come fece Orazio, le acque termali di Baia.[3] Antonio Musa non ebbe uguale fortuna quando tentò di guarire Marco Claudio Marcello, il primo marito di Giulia, l'unica figlia di Augusto.[4]

In famiglia, Antonio non era l'unico a interessarsi di medicina. Anche suo fratello, Euforbo, fu medico di una casa reale, quella di Giuba II, re della Numidia: pare che i due fratelli insieme sperimentassero una idroterapia a bassa temperatura.

Le opere[modifica | modifica wikitesto]

È piuttosto probabile che Musa sia stato l'autore di un'opera botanica intitolata De herba vettonica liber, dedicata a Marco Vipsanio Agrippa.

Fonti antiche[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quia calida fomenta non proderant, frigidi curari coactus auctore Antonio Musa (Poiché i fomenti caldi non erano serviti a niente, Antonio Musa lo obbligò a curarsi con quelli freddi; trad. Felice Dessì, Milano, BUR, 1982, vol. I, p. 269), Svetonio, Vita di Augusto, LXXXI, 1
  2. ^ Medico Antonio Musae, cuius opera ex ancipiti morbo convaluerat, statua aere conlato iuxta signum Aesculapi statuerunt (Al medico Antonio Musa, che lo aveva guarito da una grave malattia, fu eretta, attraverso una sottoscrizione, una statua vicino a quella di Esculapio; cit., p. 241), SvetonioAugustus, 59.
  3. ^ J. Roergas de Serviez, Le mogli dei dodici Cesari, Bologna, Nobili, 1820, vol. I, p. 294
  4. ^ J. Roergas de Serviez, cit. pp. 251-252

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonii Musae De herba vettonica liber; Pseudoapulei herbarius; Anonymi de taxone liber; Sexti Placiti liber medicinae ex animalibus etc. edd. Ernestus Howald, Henricus E. Sigerist. Lipsiae: Teubner, 1927. (Corpus medicorum latinorum, 4).
  • The Old English Herbarium and Medicina de quadrupedibus ed. Hubertus Ioannes de Vriend. Londinii: Oxford University Press, 1984. (Early English Text Society, original series, 286.)
  • Ant. Musae de herba vetonica liber I. L. Apvlei de medicaminibvs herbarvm liber I. Per Gabrielem Hvmelbergivm ravenspvrgensem, 1587. 3 versioni della stessa opera.

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