Widin

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Widin (... – ...) è stato l'ultimo nobile ostrogoto attestato in Italia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sconfitta di re Teia ad opera dei Bizantini del generalissimo Narsete nella battaglia dei Monti Lattari (a sud di Napoli) nell'ottobre del 552, Widin organizzò la resistenza ostrogota: guidò una ribellione nell'Italia settentrionale nel corso degli anni cinquanta del VI secolo, presumibilmente a Verona e a Brescia. Ottenne il sostegno nell'impresa del condottiero franco Amingo, che comandava l'esercito franco che aveva occupato buona parte delle Venezie; quando Narsete, intorno al 561, si apprestava con l'esercito a varcare il fiume Adige, per affrontare Widin, Amingo si accampò sull'altro lato, spingendo Narsete ad inviargli due messi per cercare di convincerlo a concedere il passaggio; Amingo però si rifiutò, dicendo agli ambasciatori che non avrebbe ceduto finché avesse avuto una mano con cui poter afferrare un dardo.[1] Il seguito della storia è narrata da Paolo Diacono, che riferisce che Widin e Amingo si unirono contro Narsete ma vennero entrambi sconfitti in battaglia dal generalissimo bizantino: mentre il condottiero franco «venne ucciso dalla spada di Narsete», migliore sorte capitò a Widin, catturato e esiliato a Costantinopoli.[2] Fonti orientali (Teofane Confessore, Giovanni Malala, Giorgio Cedreno) e occidentali (Agnello Ravennate) riferiscono che nel 561/562 Narsete strappò ai Goti Verona e Brescia; la coincidenza temporale tra la presa di queste due città e la rivolta e la sconfitta di Widin sembra suggerire che il condottiero ostrogoto avesse condotto la rivolta di Verona e Brescia, e che la sua sconfitta determinò la caduta in mano bizantina di queste città.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Menandro Protettore, frammento 8.
  2. ^ Paolo Diacono, II,2.
  3. ^ PLRE IIIb, pp. 923-924

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie

Fonti secondarie

  • The Prosopography of the Later Roman Empire, Volume IIIb, p. 1403 ("Widin")