Vittore (generale romano)

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Flavio Vittore (latino: Flavius Victor; fl 361-379; ... – ...) è stato un generale e politico romano e servì sotto gli imperatori Giuliano e Valente, che vide entrambi morire in battaglia.

Campagna sasanide di Giuliano[modifica | modifica wikitesto]

Di origine sarmata[1] e di credo cristiano, servì sotto l'imperatore Costanzo II e poi sotto il di lui cugino e successore Giuliano, che lo nominò comes.

In occasione della sua campagna contro i Sasanidi del 363, Giuliano lo nominò generale della cavalleria (magister equitum) a Costantinopoli, prima di muoversi verso Antiochia.[2] Assieme a Lucilliano operò un attacco alle spalle dei Sasanidi in occasione dell'attraversamento di un tratto paludoso nei dintorni di un canale;[3] prima della marcia di avvicinamento a Ctesifonte, Vittore assunse il comando della fanteria pesante e della cavalleria, col compito di favorire la marcia sulla città con la costruzione di ponti e di impedire le sortite del nemico volte a distogliere le forze romane dall'eventuale assedio.[4]

Durante la battaglia di Ctesifonte, Vittore si trovò a comandare l'avanguardia romana, che inseguiva i Sasanidi in fuga verso la città, quando venne colpito da una catapulta e gravemente ferito, ponendo fine all'inseguimento.[5] Dopo la morte di Giuliano venne eletto imperatore il comes domesticorum, il cristiano Gioviano; tutti coloro che avevano ricevuto i loro incarichi dal precedente imperatore le persero, ad eccezione di Vittore e di Arinteo,[6] come lui cristiano, come lui sostenitore di Gioviano nel concilio degli ufficiali che aveva scelto il nuovo imperatore.

Battaglia di Adrianopoli[modifica | modifica wikitesto]

Vittore continuò a servire sotto il successore di Gioviano, Valente, come magister equitum. Nel 367 Vittore fu mandato in ambasceria presso il re dei Goti, per chiedergli conto dei rinforzi mandati da questo a Procopio, che si era ribellato contro Valente; la risposta del re goto non piacque all'imperatore, che iniziò la guerra scitica.[7] Nel 369 divenne console; nello stesso anno si recò in ambasciata assieme ad Arinteo presso i Goti, per stipulare una pace.[8]

Nel 378 i Goti di Fritigerno invasero l'impero, occupando alcune città della Tracia. Valente, dovendo affrontare questa minaccia, inviò Vittore in Oriente, a concordare una pace con i Persiani che gli lasciasse mani libere contro gli invasori.[9] Vittore raggiunse poi Valente in Tracia e nel concistoro tenutosi per decidere la strategia, Vittore sconsigliò a Valente di portare l'attacco senza attendere i rinforzi delle truppe galliche dell'imperatore d'Occidente Graziano, in opposizione al parere del magister peditum Sebastiano, che era forte della propria vittoria sui Goti sul fiume Maritsa e suggeriva l'attacco immediato.[10]

Valente decise di attaccare i Goti, ma la Battaglia di Adrianopoli fu una catastrofe per i Romani, e l'imperatore stesso perse la vita. Durante la battaglia, mentre la cavalleria romana veniva messa in fuga e la fanteria, sotto il peso della pressione dell'intero esercito nemico, andava in frantumi, Valente ordinò a Vittore di andare a prendere i Batavi, una unità messa in riserva, ma quando Vittore giunse nel luogo dove questi sarebbero dovuti essere, scoprì che erano già fuggiti.[11] Allora Vittore, assieme ad alcuni cavalieri, fuggì abbandonando Valente, e si diresse verso la Macedonia e la Tessaglia, per proseguire in Mesia e Pannonia per raggiungere Graziano, cui annunciò la morte dello zio e collega.[12]

In seguito andò a vivere in Oriente con la moglie, probabilmente ad Antiochia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ammiano Marcellino, xxxi.12.6.
  2. ^ Zosimo, iii.11.3, iii.13.3.
  3. ^ Zosimo, iii.16.3, iii.17.1.
  4. ^ Zosimo, iii.21.5.
  5. ^ Zosimo, iii.25.7.
  6. ^ Zosimo, iv.2.4.
  7. ^ Ammiano Marcellino, xxvii.5.1.
  8. ^ Ammiano Marcellino, xxvii.5.9.
  9. ^ MacDowall, p. 48.
  10. ^ Ammiano Marcellino, xxxi.12.5-7.
  11. ^ MacDowall, p. 80.
  12. ^ Zosimo, iv.24.3.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

  • MacDowall, Simon, Adrianople, 378: The Goths Crush Rome's Legions, Osprey Publishing, 2001, ISBN 1841761478
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