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Conus marmoreus[modifica | modifica wikitesto]

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Conus marmoreus
Conus marmoreus - 1917.jpg
Esposizione di C. marmoreus al museo di Phuket
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Phylum Mollusca
Subphylum Conchifera
Classe Gastropoda
Sottoclasse Caenogastropoda
Ordine Neogastropoda
Superfamiglia Conoidea
Famiglia Conidae
Genere Conus
Specie C. marmoreus
Nomenclatura binomiale
Conus marmoreus
Linnaeus, 1758
Sinonimi

Conus crosseanus Bernardi, 1861
Conus maculatus Perry, 1811
Conus pseudomarmoreus Crosse, 1875
Conus suffusus G. B. Sowerby II, 1870
Cucullus proarchithalassus Röding, 1798

Conus marmoreus Linnaeus, 1758 è una specie di molluschi gasteropodi della sottoclasse Caenogastropoda.[1] È la specie tipo del genere Conus.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Conus marmoreus ha una conchiglia medio-grande di forma conica con guglia depressa. L'esemplare adulto può raggiungere una lunghezza massima di 150 mm con un valore tipico di 100 mm. L'apertura è piuttosto stretta, con margini quasi paralleli. Periostraco da giallastro a marrone aranciato, sottile, traslucido, liscio.[3]

La conchiglia presenta un caratteristico motivo ornamentale costituito da una retinatura che forma delle grandi macchie pseudo-triangolari o romboidali arrotondate. Le macchie sono bianche o rosa pallido mentre la retinatura puo variare dal marrone scuro al nero, al giallo, o anche arancio rossiccio. I colori e le dimensioni sono influenzati dalla collocazione geografica delle specie. Ad esempio le specie della Nuova Caledonia risultano solitamente di colore giallo o marrone rossiccio e di dimensioni più piccole rispetto a quelle di altre aree.[3] Più raramente la conchiglia si presenta di colore bianco senza retinatura. Questa specie era in passato considerata una specie separata chiamata Conus suffusus Sowerby iii, 1870, ma attualmente questo nome è considerato un sinonimo di C. marmoreus.[4]

Il corpo è striato. Dorso del piede da bianco a marrone chiaro, screziato di marrone, con una linea o fascia marginale nera che termina con una macchia latero-anteriore. I margini laterali del piede possono essere macchiati di marrone; bordo anteriore del piede occasionalmente giallo-arancio. Pianta del piede da bianca a crema, venata di varie sfumature di marrone, con linee longitudinali marrone più scuro. Lato ventrale del rostro crema, con linee trasversali marrone chiaro. Tentacoli dal bianco al marrone chiaro; punta bianca, marrone o nera. Sifone bianco, a volte con bordi da giallo a marrone chiaro.[3]

Conus marmoreus che si alimenta di una Monetaria caputserpentis

Radula toxoglossa costituita da un singolo dente radulari costituito da punta chitinosa, cava, simile a una freccia, formata nella guaina radulare. Questa punta viene alimentata con un veleno nella cavità buccale e quindi rilasciata, tramite un muscolo altamente estensibile simile ad una proboscide che nelle specie più grandi può raggiungere la maggior parte se non tutte le parti del guscio. Una volta rilasciata la radula rimane attaccata al Conus e quando la preda è paralizzata, il gasteropode ritrae la radula e avvolge la preda attraverso l'apertura radolare. La tossina prodotta dal C. marmoreus è mortale per i molluschi ma non per gli um ani, anche le le punture possono essere molto dolorose.[5]

L'habitat di questa specie sono le barriere coralline, zone intercotidali e sublitorali fino a una profondità di circa 10 m.[6]

C. marmoreus si nutre di vari gasteropodi tra cui altri conidi che uccide tramite la sua tossina letale per i molluschi, difficilmente colpisce i piccoli mammiferi. Il diametro dell'uovo di 390-400 µm suggerisce un periodo pelagico minimo di 7-8 giorni.[3]

Il C. marmoreus è diffuso nell Indo-Pacifico, dall'Africa orientale alla Polinesia orientale; a nord fino al Giappone meridionale e alle Hawaii e a sud fino al Queensland e alla Nuova Caledonia.[6]


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Conus marmoreus, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 4 febbraio 2021.
  2. ^ (EN) Conus, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 4 febbraio 2021.
  3. ^ a b c d Rockel, Korn & KohnOp. citata
  4. ^ (EN) Conus suffusus, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 4 febbraio 2021.
  5. ^ James Hayes, Cone Shells, the Northern Hospital, 2007.
  6. ^ a b J.M. PoutiersOp. citata, pag. 627

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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Categoria:Conidae

Prova di avviso[modifica | modifica wikitesto]

La sistematica degli esseri viventi è una scienza in cui la ricerca è continua e di conseguenza la tassonomia delle specie è in evoluzione. In uno stesso tempo possono coesistere diverse classificazioni sistematiche, o queste posso susseguirsi. Il taxon quì indicato è diventato obsoleto a causa di nuove ricerche e non fa attualmente parte della sistematica di gruppo adottata da Wikipedia in lingua italiana.

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Avviso

La sistematica degli esseri viventi è una scienza in cui la ricerca è continua e di conseguenza la tassonomia delle specie è in evoluzione. In uno stesso tempo possono coesistere diverse classificazioni sistematiche, o queste posso susseguirsi. Il taxon quì indicato è diventato obsoleto a causa di nuove ricerche e non fa attualmente parte della sistematica di gruppo adottata da Wikipedia in lingua italiana.

Specie di Eatonina[modifica | modifica wikitesto]

Il genere Eatonina conta 40 specie riconosciute:[1]

  • Specie Eatonina albachiarae Perugia, 2011
  • Specie Eatonina ardeae Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina atomaria (Powell, 1933)
  • Specie Eatonina capricornea (Hedley, 1907)
  • Specie Eatonina caribaea (Faber, 2005)
  • Specie Eatonina colorata Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina condita Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina cossurae (Calcara, 1841)
  • Specie Eatonina crassicarinata (Powell, 1937)
  • Specie Eatonina dilecta (W. H. Turton, 1932)
  • Specie Eatonina fulgida (J. Adams, 1797)
  • Specie Eatonina fulvicolumella Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina fusca (d'Orbigny, 1840)
  • Specie Eatonina fuscoelongata Rolán & Hernández, 2006
  • Specie Eatonina halia (Bartsch, 1915)
  • Specie Eatonina hedleyi Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina heliciformis Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina hutchingsae Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina kitanagato H. Fukuda, Nakamura & Yamashita, 1998
  • Specie Eatonina lactea Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina laurensi Moolenbeek & Faber, 1991
  • Specie Eatonina lirata Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina lunata (Laseron, 1956)
  • Specie Eatonina maculosa Ponder, 1965
  • Specie Eatonina maickeli Rolán & Fernández-Garcés, 2015
  • Specie Eatonina martae Rolán & Templado, 1993
  • Specie Eatonina matildae Rubio & Rodriguez Babio, 1996
  • Specie Eatonina micans (Webster, 1905)
  • Specie Eatonina ochroleuca (Brusina, 1869)
  • Specie Eatonina ordofasciarum Rolán & Hernández, 2006
  • Specie Eatonina pulicaria (P. Fischer, 1873)
  • Specie Eatonina pumila (Monterosato, 1884)
  • Specie Eatonina pusilla (Thiele, 1912)
  • Specie Eatonina rubicunda Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina rubrilabiata Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina sanguinolenta Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina shirleyae Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina striata Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina subflavescens (Iredale, 1915)
  • Specie Eatonina vermeuleni Moolenbeek, 1986

Radula[modifica | modifica wikitesto]

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nastro radulare si forma nel sacco radulare, posto nella parte più interna della massa buccale. Questo nastro poggia su di un cuscinetto muscolare, detto odontoforo, responsabile della protrusione e retrazione dell'organo. Sul nastro sono situati i denti, disposti in file parallele e trasversali rispetto al nastro. I denti possono avere varie forme: in alcune specie sono stretti ed appuntiti come aghi, mentre in altre sono larghi con delle cuspidi. La cuspide centrale, di solito più grande delle altre, viene chiamata mesocono, mentre le cuspidi poste verso la parte intermedia del dente prendono il nome di endoconi e quelle poste verso il margine esterno ectoconi. Normalmente ogni fila di denti ripete precisamente il numero e la forma dei denti della fila precedente e di quella successiva. Il dente centrale di ogni fila, se presente, viene chiamato dente rachidiano. Di norma la forma e posizione dei denti di una fila è simmetrica rispetto al dente rachidiano, ovvero alla posizipone centrale. Le dimensioni dei denti solitamente diminuiscono dal centro della fila verso l'esterno. Il gruppo di denti posti vicino al dente rachidiano vengono detti denti laterali, mentree quelli posti all'estremita esterna sono chiamati denti marginali.

Tipi di radula[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni tipi di radula

In base al numero, la disposizione e la forma dei denti si distinguoo sei principali tipi di radula:[2]

  • Ripidoglossa: caratterizzata da un dente radulare grande e privo di cuspidi. I denti lareali sono solitamente 5 fiancheggiato da numerosi denti marginali lunghi e stretti a forma di falce e talvolta posti a ventaglio. E' tipica dei Neritimorpha e Vetigastropoda.
  • Docoglossa o stereoglossa : il dente radulare è assente, o se presente poco sviluppato. I denti latelali sono da 1–3 (con quello esterno dominante) e da pochi (3 al massimo) denti marginali uncinati. E' caratteristico dei Patellogastropoda (non a caso chiamati anche Docoglossa).
  • Tenioglossa: sette denti per fila. Il dente rachidiano e ai lati due marginali e un laterale per lato. É comune in gran parte dei Caenogastropoda.
  • Ptenoglossa: costituita da file di denti marginali senza il dente rachidiano. I denti sono lunghi appuntiti e falciformi. È presente negli Epitonioidea.
  • Rachiglossa o Stenoglossa: è un tipo molto semplice in cui per ogni fila di denti c'è il dente centrale ed eventualmente due denti laterali, uno per parte. Il dente rachidiano è multicuspidato ed i laterali, ove presenti, sono solitamente larghi e forniti provvisti di molte cuspidi. È tipico dei Neogastropoda, che infatti sono anche detti Stenoglossi.
  • Toxoglossa: la radula è costituita da uno o una coppia di denti marginali. Questi denti sono scanalati e molto lunghi e appuntiti, con canali da cui possono essere espulse delle neurotossine. è tipica di alcuni predatori come ad eesmpio i Conoidea (detti anche Toxoglossa).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Errore nelle note: Errore nell'uso del marcatore <ref>: non è stato indicato alcun testo per il marcatore WoRMS
  2. ^ Riccardo Giannuzzi-Savelli, La radula dei gasteropodi e le loro abitudini alimentari, in Notiziario S.I.M., vol. 5, n. 11-12, Società Italiana di Malacologia, 1987, pp. 183-202.

Vermetus[modifica | modifica wikitesto]

Etimologia x[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione x[modifica | modifica wikitesto]

I Vermetidae sono caratterizzati da un guscio di forma tubolare irregolare. Il guscio è formato da tre strati: uno strato interno lucido e porcellanato, prevalentemente bianco o con sfumature di marrone; uno strato intermedio meno caratteristico ma più spesso degli altri due; uno strato esterno sul quale si forma la scultura e il cui colore varia dal bianco al giallo-marrone o dal rosa al bruno scuro. La scultura può essere longitudinale o trasversale.[1]

L'opercolo è formato da una piastra di chitina avvolta a spirale. Nel suo sviluppo più complesso è ispessito al centro, con una cicatrice simile a un bottone sulla superficie interna e una spirale quasi piatta. Una forma intermedia o semplice di opercolo mostra solo pochi giri, l'intera struttura ridotta di dimensioni alla metà o meno del diametro dell'apertura, con spirali che si ergono come lamine avvolte su una base a forma di piattino. Il genere Thylacodes (detto anche Serpulorbis) è privo di opercolo.[2]

I Vermetidae sono gasteropodi sessili. Essi hanno sviluppato un mezzo speciale che consente ai giovani appena nati di cementare i loro gusci al substrato senza rimanere imprigionati nel processo Il guscio larvale è composto da due a quattro vortici; l'apertura è contorta in avanti o provvista di un margine esterno sinuoso o quasi artigliato. Il guscio può poggiare saldamente contro il substrato mentre l'animale prosegue sia l'alimentazione che la formazione delle successive volute del guscio che circondano il guscio giovane su un asse di avvolgimento di 90° diverso da quello delle spire iniziali.[2]

Il primo fossile che può qualificarsi come un vermetide è dell'età del Cretaceo superiore. Tuttavia, la conservazione non è abbastanza buona da consentire la sua accettazione incondizionata come gasteropode. Alcuni dei fossili del Basso Eocene, provenienti dal Cuisiano della Francia, sono indiscutibilmente vermetidi, poiché mostrano chiaramente le cicatrici dei tubi di alimentazione rotti caratteristici di diversi gruppi di vermetidi. L'avvolgimento di questi gusci suggerisce quello del genere Serpulorbis. Diverse specie simili si sono verificate in Europa durante il Medio e l'Alto Eocene, e ce n'erano poche sulla costa del Golfo degli Stati Uniti. Il genere ha continuato ad essere rappresentato in tutto il Terziario in Europa. All'inizio del Miocene, Petaloconchus con le sue lamelle a spirale interne, era apparso in Europa così come nell'area caraibica Dendropoma non è così facilmente riconosciuto allo stato fossile, ma Elliptovermetus, che sembra essere un suo sottogenere estinto, apparve nell'Alto Oligocene di Francia.[3]

Per quanto riguarda gli aspetti evolutivi, questi sono piuttosto difficili da stabilire, in quanto i vortici nucleari e gli opercoli sono difficili o impossibili da ottenere fossilizzati. Tuttavia qualche suggerimento sul loro modello di sviluppo può essere ottenuto osservando la gamma di forma di queste strutture nei moderni vermetidi. I vortici nucleari di alcune specie di Macrophragma (Petaloconchus) e di alcuni Serpulorbis sono quasi indistinguibili. Questo può rappresentare la forma primitiva, dalla quale la maggior parte dei gruppi si è spostata in direzioni diverse e in gradi diversi, con il Dendropoma che sembra essersi allontanato maggiormente. Lo stesso discorso si può fare anche per gli opercoli.[3]

Pesca e uso alimentare[modifica | modifica wikitesto]

Per secoli il buccino comune è stato utilizzato per il consumo alimentare in Europa, ed in particolare nelle isole Britanniche, lungo la costa francese e della Manica, in Belgio e nei Paesi Bassi. Nell'Inghilterra meridionale e nel Canada orientale il buccino comune è stato pescato a fini commerciali dagli anni '40. I buccini sono stati sfruttati inoltre da decenni come esche per la pesca nelle Isole Fær Øer e in Islanda. In Islanda dal 1966 sono stati effettuati esperimenti per la pesca commerciale di buccini in varie località e nella baia di Breiðafjörður.[4]

Nel Mare del Nord i buccini sono stati tradizionalmente pescati per il cibo, sia con nasse innescate lungo la costa dell'Anglia orientale e Lincolnshire, sia con speciali reti da traino dentro e intorno al mare di Wadden tedesco e olandese e nelle acque olandesi sudoccidentali. Nel Mare del Nord centrale, i buccini vengono raccolti principalmente come catture accessorie. Nel Golfo del Maine, dove i buccini erano tradizionalmente raccolti come catture accessorie accidentali della pesca dell'aragosta, è stata attivata una nuova attività di pesca commerciale che utilizza trappole per buccini appositamente progettate.[5]

L'Annuario delle statistiche della pesca della FAO riporta una crescita di produzione annuale da circa 15.852 t. nel 1995 a 17.988 t. nel 1999 nell'area nell'Atlantico nord-orientale (Belgio, Channel Is., Danimarca, Isole Faroe, Francia, Islanda, Irlanda, Isola di Man, Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito).[5]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Conus[modifica | modifica wikitesto]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Altre prove[modifica | modifica wikitesto]

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Centri vaccinali Asl Roma 1

  • Auditorium: Moderna
  • Santa Maria della Pietà: Pfizer
  • Casa della Salute Prati-Trionfale: Pfizer 
  • Termini (gestito da Croce Rossa italiana): Astrazeneca

Centri vaccinali Asl Roma 2
 

  • Ospedale Sandro Pertini: Pfizer
  • Ospedale Sant'Eugenio: Pfizer
  • Ospedale CTO/Andrea Alesini: Pfizer
  • sede della Polizia di Stato di via Magnasco, 60 zona Tor Sapienza: Pfizer
     
  • Casa della salute Santa Caterina della Rosa in via Niccolò Forteguerri, 4: Astrazeneca
  • Presidio di via Cambellotti (angolo via Balbiani): Astrazeneca
  • Presidio in via La Spezia 30 - angolo via Monza: Astrazeneca
  • Presidio in via del Casal de Merode 8: Astrazeneca
  • Centro vaccinale Eur presso La Nuvola (Viale Europa 189): Astrazeneca

Centri vaccinali Asl Roma 3

  • Via Cilone: Pfizer
  • Via Rep. Marinare: Pfizer
  • Via Majorana: Pfizer
     
  • Lungasosta Fiumicino (gestito da Croce Rossa italiana): AstraZeneca
     
  • Ospedale Lazzaro Spallanzani, ​via Portuense 292: Moderna

Centri vaccinali Asl Roma 4

  • Ospedale Civitavecchia: Pfizer
  • Ospedale Bracciano: Pfizer
  • Fiano Romano centro anziani: Pfizer
  • Campagnano poliambulatorio: Pfizer
     
  • Caserma Cosenz Bracciano: AstraZeneca
  • Rignano Flaminio: AstraZeneca
  • Croce Rossa Santa Severa: AstraZeneca

Centri vaccinali Asl Roma 5

In tutti i centri vaccinali si somministra Pfizer, in alcuni Astrazeneca.

  • Tivoli - Palazzo Cianti: Pfizer
  • Subiaco - ospedale: Pfizer
  • Casa della salute Palombara Sabina: Pfizer
  • Mentana - via Reatina snc: Pfizer
  • Palestrina - Palaverde: Pfizer
  • Colleferro Scalo - Auditorium Fabbrica della Musica: Pfizer
     
  • Valmontone Hospital: AstraZeneca
  • IHG Guidonia: AstraZeneca
  • Terme Acquae Albule: AstraZeneca

Centri vaccinali Asl Roma 6

  • hub (ospedale dei castelli): Pfizer
  • Ospedale di Frascati: Pfizer
  • Ospedale Anzio - Nettuno: Pfizer
  • Ospedale Velletri: Pfizer

  • Ospedale Marino:  AstraZeneca
  • Anzio Villa Albani:  AstraZeneca
  • Pomezia distretto via Castelli Romani:  AstraZeneca

Ever Given[modifica | modifica wikitesto]

Foto satellitare dell'incagliamento della Ever Given (24 marzo 2021)

La notizia che "Il flusso delle navi è parzialmente ripreso nella mattinata del 24 sfruttando un ramo storico del canale", è errata. Infatti la Ever Given si è messa di traverso, ostruendo totalmente il ramo del canale, (come si puo vedere dalla foto satellitare al lato) che sta a sud dei Laghi Amari, che è l'unica parte del canale a non essere stata raddoppiata nei lavori di ampliamento del canale del 2014/2015. Ad oggi 26 marzo il canale è ancora bloccato e circa 300 navi sono in attesa da ambo i lati del canale.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. M. KeenOp. citata, pag. 184-185.
  2. ^ a b A. M. KeenOp. citata, pag. 185.
  3. ^ a b A. M. KeenOp. citata, pag. 209.
  4. ^ Hildur Magnúsdóttir, The common whelk (Buccinum undatum L.): Life history traits and population structure, Faculty of Life and Environmental Sciences School of Engineering and Natural Sciences - University of Iceland, Reykjavik, 2010, p. 10.
  5. ^ a b Errore nelle note: Errore nell'uso del marcatore <ref>: non è stato indicato alcun testo per il marcatore fao
  6. ^ Ettore Livini, L’ingorgo di Suez può durare settimane. Auto e cellulari, materie prime alle stelle, in La Repubblica, 26 marzo 2021.