Utente:Joan Cavalier/Sandbox

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Ilio Baroni[modifica | modifica wikitesto]

Ilio Baroni (Massa Marittima, 25 maggio 1902 - Torino, 26 aprile 1945) è stato un anarchico, antifascista e partigiano italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Ilio Baroni

La giovinezza e il primo impegno politico[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Massa Marittima (GR) il 25 maggio 1902 da Lodovico Baroni e Francesca Ferri, Ilio Baroni si trasferisce presto a Piombino con la famiglia. Qui trova lavoro nello stabilimento della Altiforni Piombino, dal 1911 spina dorsale del consorzio di fabbriche dell'acciaio Ilva. La provincia toscana e, in particolar modo, la zona delle acciaierie era area di forte presenza anarchica [1] ed è in questo contesto che iniziano le prime esperienze politiche di Baroni. È probabile che egli si unisca al gruppo antifascista degli Arditi del Popolo, alla cui formazione aveva contribuito la locale sezione dell’USI.[2]

La militanza antifascista torinese e la tentata partecipazione alla guerra civile spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la crisi che tocca l’Ilva e, più in generale, il settore siderurgico in Toscana in seguito alle ristrutturazioni economiche successive alla prima guerra mondiale, Baroni, come molti altri operai provenienti dalla stessa area[3], si trasferisce a Torino nel 1925. Oltre alla crisi occupazionale del distretto dell'acciaio, è probabile che Baroni abbandoni la Toscana per timore delle rappresaglie politiche delle locali sezioni fasciste, con le quali si è scontrato durante gli anni precedenti, quando gli Arditi del Popolo avevano tentato di arginare l'avanzata dello squadrismo fascista.[4]

Giunto nel capoluogo sabaudo, Baroni viene assunto dalla Fiat Ferriere nel reparto laminatoi e va a risiedere poco lontano dallo stabilimento, trovando domicilio prima nel quartiere Madonna di Campagna e poi in Barriera di Milano.[5]

All'interno della fabbrica, probabilmente facendo leva sulla rete degli altri operai di origine toscana e sulla radicata tradizione socialista e anarchica nei quartieri operai della periferia nord di Torino[6], Baroni assume via via il ruolo di guida dell’opposizione clandestina al fascismo.

Durante gli anni della dittatura fascista Baroni rimane in contatto con la rete degli anarchici italiani in Francia e in Svizzera.[7]

Nel 1936, allo scoppio della guerra civile in Spagna, decide di partire per la penisola iberica per offrire il proprio contributo alla lotta contro il franchismo.

Sono due i tentativi di raggiungere Barcellona. Il primo viaggio inizia ad agosto in compagnia del cognato Aldo Demi. Passano regolarmente la frontiera del Moncenisio grazie alla carta per il turismo alpino che permetteva di valicare i confini ma senza inoltrarsi eccessivamente nel territorio straniero. Alcune ore dopo essere entrati in Francia vengono fermati dai gendarmi che li riportano in Italia.[8]

Ci riprova nel 1937, insieme al fratello e ad altri tre anarchici, riesce a varcare il confine con la Svizzera e arrivare a Parigi, tuttavia gli anarchici residenti a Parigi dissuadono Baroni e i suoi compagni dal proseguire il cammino verso la Spagna perché le notizie che arrivano da Barcellona non sono positive per il movimento anarchico. [9] Del gruppo originario il solo Aldo Demi raggiungerà la penisola iberica, dove si arruolerà nelle Brigate Internazionali.[10]

L'arresto e la detenzione[modifica | modifica wikitesto]

Tornato a Torino, Baroni riprende la lotta contro il fascismo allargando la rete antifascista di cui è uno dei capofila e mantenendo i contatti con gli anarchici di tutta Europa.[11]

Tuttavia l’attività del gruppo viene scoperta, quasi sicuramente a causa di infiltrazioni dell'Ovra: nel 1938 Baroni è arrestato e con lui perdono la libertà altri sei anarchici, tra cui suo fratello e Ferdinando Milani. Altri sei militanti, tra cui si distinguono Tillio Ticciati e Telemaco Giuntini, subiscono una semplice ammonizione. Il tribunale di Torino, non avendo accumulato ulteriori prove sulla condotta del gruppo, emette una condanna per gli anarchici coinvolti di cinque anni di confino politico "per attività antifascista e propaganda anarchica all’interno delle grandi fabbriche torinesi".[12]

Ilio Baroni viene confinato alle isole Tremiti; il fratello è invece incarcerato a Guardiaregia, in provincia di Campobasso. Sarà Baroni stesso a chiedere di poter essere trasferito a Guardiaregia ottenendo dall'amministrazione una risposta positiva. Ilio Baroni rimane in regime di limitazione della propria libertà fino al 6 dicembre 1942.[13]

La Resistenza e la militanza nella VII brigata SAP[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno di Baroni a Torino corrisponde all'inizio dei primi scioperi alla Fiat Mirafiori.[14] Le agitazioni si estendono a tutte le fabbriche, sino a raggiungere il culmine il 5 marzo 1943, quando viene bloccata tutta la produzione. Sono i celebri scioperi del marzo 1943, il primo segnale di massa di opposizione al regime fascista.[15]

La caduta del regime il 25 luglio 1943 non corrisponde di fatto ad una vera apertura nei confronti della classe operaia: il 29 luglio, allo sciopero per nuove rivendicazioni salariali, il generale Adami Rossi risponde con arresti e con la minaccia di aprire il fuoco sugli scioperanti. È in questa situazione che Baroni si trova ad operare come esponente del Comitato d’Agitazione.[16] Dopo l’8 settembre la città di Torino viene occupata dai nazisti. Nei mesi tra il novembre del '43 e il marzo del '44 si assiste ad un continuo braccio di ferro tra gli operai e i dirigenti della Fiat Ferriere sostenuti dagli occupanti tedeschi. Si raggiunge il culmine con lo sciopero generale del primo marzo: l'astensione dal lavoro dura fino al giorno otto dello stesso mese, gli operai vengono spalleggiati dai GAP, che provocano danni alla rete tranviaria impedendo di fatto il trasporto dei pendolari. La repressione è tremenda: centinaia di lavoratori vengono arrestati e deportati. In questo contesto drammatico nascono, all'interno delle stesse fabbriche, le Squadre di Azione Patriottica (SAP) che si pongono come obiettivo quello di sabotare il più possibile la produzione e svolgere una decisa propaganda antifascista.[17]

Baroni, dopo un anno di prigione e cinque di confino, torna a Torino in questo clima di tensione e diventa il comandante della VII brigata Sap delle Ferriere, alla cui testa Baroni è riconosciuto con il soprannome di "Moro".[18] Contestualmente all'impegno nella lotta partigiana, dall'ottobre del '44 collabora alla diffusione della pubblicazione anarchica clandestina "Era Nuova".

La battaglia per la difesa di Torino[modifica | modifica wikitesto]

Le azioni della Brigata sono numerose e vanno dal sabotaggio della produzione bellica, alla propaganda clandestina, sino allo scontro a fuoco con elementi del regime di Salò o con le truppe naziste. [19]

Un momento importante è il 4 febbraio 1945, quando viene ucciso, in uno scontro a fuoco con la Gruppo di Combattimento "Folgore", "Mirko", nome di battaglia di Edoardo De Angeli, un elemento di spicco della brigata SAP delle Ferriere. La stessa notte Baroni guida la propria squadra in un'azione di vendetta in cui vengono uccisi otto militi repubblichini. Da quel momento la brigata SAP viene intitolata a De Angeli.[20]

L’avvicinarsi dell’insurrezione vede un crescendo nelle azioni della VII brigata SAP. Nelle settimane che precedono il grande sciopero pre-insurrezionale esce il terzo numero clandestino di ”Era Nuova”, con un nuovo appello alla cooperazione antifascista.

Lo sciopero del 18 aprile 1945 è una dimostrazione della forza dell’antifascismo, quasi una prova generale dell’insurrezione.[21]

Anche alle Ferriere, dove opera Baroni, lo sciopero è totale.[22]

Nel momento dell'insurrezione partigiana, i compiti della VII brigata SAP rientrano nel più generale piano delle Squadre di Azione Patriottica in città: difendere il patrimonio pubblico, tra cui le fabbriche, liberare la città e garantire la sicurezza dei cittadini dalle rappresaglie nazi-fasciste.

Già il 25 aprile le Ferriere e gli altri stabilimenti dell'area nord della città sono in stato di mobilitazione permanente.[23] Gli uomini delle SAP iniziano a uscire dagli stabilimenti la mattina del 26 aprile e ad attaccare i comandi nazisti e le sedi fasciste: è l'inizio della battaglia di Torino.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

In tutta la città hanno luogo intensi combattimenti attorno a luoghi strategici: fabbriche, caserme e snodi di comunicazione. Nell'area nord della città uno degli obiettivi delle brigate SAP e degli insorti era prendere possesso della stazione ferroviaria Dora, sotto controllo nazista al momento dello scoppio dell'insurrezione.[24] Per assolvere questo compito operano insieme la VII brigata SAP, quella di Baroni, che reclutava operai delle Ferriere, e l'VIII brigata, di stanza presso lo Stabilimento Officine Savigliano.[25] L'operazione ha successo e vengono sottratti ai tedeschi decine di vagoni di rifornimenti, in parte immediatamente utilizzati dalle squadre partigiane combattenti, ormai a corto di munizioni. [26]

Mentre l'incursione alla stazione ferroviaria ha successo, giunge ai sappisti della VII brigata una richiesta d'aiuto da parte delle squadre insorte dello stabilimento FIAT Grandi Motori, posto poco lontano. Le forze tedesche stanno ormai circondando la fabbrica e la situazione si sta facendo disperata [27] Baroni con alcuni uomini cerca di raggiungere via Bra per prestare aiuto ai compagni accerchiati, ma, nel tentativo di forzare l'accerchiamento tedesco e superare il fuoco di sbarramento, viene colpito alla gola da un proiettile, mentre spara verso i tedeschi con la mitragliatrice all'angolo tra corso Vigevano e corso Vercelli.[28] [29]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ P. Bianconi, Il movimento operaio a Piombino in I. Tognarini (a cura di), "Documenti e testimonianze sull'antifascismo e la lotta partigiana a Piombino", La Nuova Italia, Firenze, 1970
  2. ^ T. Imperato, Anarchici a Torino. Dario Cagno e Ilio Baroni nella Resistenza 1943-1945, in “Rivista Storica dell’Anarchismo”, luglio-dicembre 1995, p. 62.
  3. ^ Nicola Adduci e Giorgio Sacchi, Dante Armanetti (1887-1958), in Quaderni del CDS, vol. 1, nº 10, 2007.
  4. ^ Gaetano Manfredonia, La Resistenza sconosciuta: gli anarchici e la lotta contro il fascismo, Zero in Condotta, p. 153-154.
  5. ^ F. Giulietti, Ilio Baroni, in M. Antonioli (a cura di) "Dizionario biografico degli anarchici italiani", BFS Edizioni, Pisa, 2003, vol. I, p. 286.
  6. ^ Davide Tabor, Sociabilità socialista e nazionalizzazione delle masse. La nascita del Circolo educativo socialista di Borgo Vittoria, in Quaderni del CDS, vol. 11, nº 2, 2007.
  7. ^ T. Imperato, Anarchici a Torino op. cit. p. 63.
  8. ^ F. Giulietti, Ilio Baroni, in M. Antonioli (a cura di) "Dizionario biografico degli anarchici italiani", BFS Edizioni, Pisa, 2003, vol. I, pp. 286-7.
  9. ^ T. Imperato, Anarchici a Torino op. cit., p. 63.
  10. ^ T. Imperato, Anarchici a Torino op. cit., p. 63.
  11. ^ T.Imperato,Anarchici a Torino, p.64.
  12. ^ A. Dal Pont e S. Carolini, L'Italia al confino : le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, a cura di ANPPIA, La Pietra, 1983.
  13. ^ T.Imperato, Anarchici a Torino, p. 66.
  14. ^ T. Imperato, Anarchici a Torino op. cit., p. 67.
  15. ^ U. Massola, Gli scioperi del '43: marzo-aprile. Le fabbriche contro il fascismo, Editori Riuniti, 1973.
  16. ^ T. Imperato, Anarchici a Torino op. cit., p. 67.
  17. ^ R. Luraghi, Il movimento operaio torinese durante la Resistenza, Einaudi, 1958, p. 279-285.
  18. ^ T. Imperato, Anarchici a Torino op. cit., p. 67.
  19. ^ T. Imperato, Anarchici a Torino op. cit., p. 70.
  20. ^ Tobia Imperato, Il “Moro” delle Ferriere, in Bollettino dell’Archivio G. Pinelli, nº 5, 1995.
  21. ^ R. Luraghi, p. 283.
  22. ^ T. Imperato, Il moro delle Ferriere.
  23. ^ R. Luraghi, p. 284.
  24. ^ T. Imperato, Anarchici a Torino op. cit., pp. 72-74.
  25. ^ R. Luraghi, p. 286.
  26. ^ F. Ferro, p. 115.
  27. ^ F. Ferro, p. 116.
  28. ^ F. Ferro, p. 116.
  29. ^ T. Imperato, Anarchici a Torino op. cit., p. 75.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • N.  Adducci, L. Boccalatte, G. Minute, Che il silenzio non sia silenzio. Memoria civica dei caduti della Resistenza a Torino, Torino, 2003
  • N. Adduci, G. Sacchi, Dante Armanetti (1887-1958), in "Quaderni del CDS", 11, 1, 2007
  • A. Dal Pont, S. Carolini (a cura di)L'Italia al confino : le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943 ; pubblicazione patrocinata dall'ANPPIA nazionale / - Milano : La Pietra, 1983
  • F. Ferro, I nostri sappisti nella liberazione di Torino, SAN, Torino, 1947
  • F. Giulietti, Ilio Baroni, in M. Antonioli (a cura di) "Dizionario biografico degli anarchici italiani", BFS Edizioni, Pisa, 2003, vol. I, pp. 286-7
  • T. Imperato, Anarchici a Torino. Dario Cagno e Ilio Baroni nella Resistenza 1943-1945, in “Rivista Storica dell’Anarchismo”, luglio-dicembre 1995
  • T. Imperato, Il “Moro” delle Ferriere, in Bollettino dell’Archivio G. Pinelli, nº 5, 1995
  • G. Manfredonia, La Resistenza sconosciuta: gli anarchici e la lotta contro il fascismo, Zero in Condotta, Milano, 2005
  • R. Luraghi, Il movimento operaio torinese durante la Resistenza, Einaudi, Torino 1958, p. 286
  • D. Tabor, Sociabilità socialista e nazionalizzazione delle masse. La nascita del Circolo educativo socialista di Borgo Vittoria, in "Quaderni del CDS", 11, 2, 2007

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]