Timoteo di Mileto

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Timoteo di Mileto (446 a.C.357 a.C.) è stato un poeta greco antico, floruit.

Allievo di Frinide, egli fu il maggior esponente di quella tendenza che vide il prevalere dell'elemento melodico su quello letterario nei generi lirici tradizionali, come il ditirambo ed il nomos (canto monodico in onore di Apollo).

Come il suo maestro, anche Timoteo portò alcune novità nella lirica greca, come ad esempio l'utilizzo della lira ad undici corde; queste innovazioni, però, incontrarono l'opposizione dei suoi contemporanei, ma ebbero un sostenitore nell'amico Euripide che, secondo una tradizione, dissuase dal suicidio il poeta, deluso dagli insuccessi. Sempre Euripide, inoltre, subì la sua influenza nelle parti corali dei suoi ultimi drammi.

Della sua vasta produzione (18 ditirambi, 18 0 19 libri di nomi, 21 inni, encomî e componimenti varî) ci sono pervenuti solamente pochi frammenti, per lo più da tradizione indiretta.

I Persiani[modifica | modifica sorgente]

Tuttavia, nel 1903, in una tomba del villaggio egiziano di Abusir, venne alla luce un papiro contenente circa 250 versi di un nomo intitolato I Persiani Il brano contiene una descrizione della battaglia di Salamina, evento narrato anche da Eschilo nell'omonima tragedia; vi è però una profonda differenza tra i due autori: alla potenza espressiva ed all'intensa partecipazione emotiva dell'antico drammaturgo, fanno riscontro in Timoteo uno stile ricercato e ricco di metafore ed un certo patetismo nei toni, che ha talvolta persino accenti di comicità. Alla fine del brano, il poeta manifesta il proprio fastidio per la tradizione e difende le proprie innovazioni dalle critiche che gli venivano mosse.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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