Telefono del vento

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Telefono del vento
Ōtsuchi wind phone 5.jpg
Il telefono del vento di Ōtsuchi.
AutoreItaru Sasaki
Data2010
MaterialeLegno, metallo e vetro
UbicazioneCollina di fronte a Ōtsuchi, Ōtsuchi
Coordinate39°23′10″N 141°55′55″E / 39.386111°N 141.931944°E39.386111; 141.931944Coordinate: 39°23′10″N 141°55′55″E / 39.386111°N 141.931944°E39.386111; 141.931944

ll telefono del vento (風の電話 kaze no denwa?) è una cabina telefonica situata a Ōtsuchi, nella prefettura di Iwate, in Giappone, grazie alla quale i visitatori possono fingere di intrattenere conversazioni con i propri cari defunti. Inizialmente creato dal designer di giardini Itaru Sasaki nel 2010 perché lo aiutasse a far fronte alla morte di suo cugino, il telefono è stato aperto al pubblico l'anno successivo, dopo che un terremoto e il conseguente maremoto uccisero oltre 15 000 persone nella regione di Tōhoku. Da allora il telefono del vento ha accolto oltre 30 000 visitatori ed è stato replicato in diverse parti del mondo, oltre ad esser stato usato come ispirazione per diversi romanzi e film.[1]

Origine e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010, Itaru Sasaki, un designer di giardini di Ōtsuchi, venne a conoscenza del fatto che a suo cugino, affetto da un cancro ormai in fase terminale, erano rimasti solo tre mesi di vita. Nel dicembre 2010, dopo la morte di suo cugino, Sasaki decise di posizionare una vecchia cabina telefonica nel suo giardino così da poter continuare a sentirsi collegato al parente defunto "parlando" con lui al telefono. Secondo Sasaki, il telefono del vento non è stato progettato con alcuna connotazione religiosa specifica, ma piuttosto come un modo per riflettere sulla sua perdita. In un'intervista, ha dichiarato: "Poiché i miei pensieri non potevano essere trasmessi su una normale linea telefonica, volevo che fosse trasportati dal vento".[2]

Il telefono del vento è, di fatto, una cabina telefonica bianca con pannelli in vetro contenente un telefono con disco combinatore nero, scollegato da qualunque linea e posto su una mensola metallica dove, accanto all'apparecchio, si trova anche un quaderno destinato ad accogliere i ricordi dei visitatori.[2]

Apertura al pubblico[modifica | modifica wikitesto]

Un edificio di Ōtsuchi mostra i danni subiti in seguito al maremoto del 2011.

L'11 marzo 2011 fu registrato il più potente terremoto mai osservato nella storia del Giappone, un sisma di magnitudo 8,9-9,0 e con epicentro in mare che produsse un enorme tsunami. I due eventi combinati fecero oltre 15 000 vittime nella regione di Tōhoku, di cui oltre 1 200 nella sola cittadina di Ōtsuchi (circa il 10% della popolazione totale). In seguito a questo, Sasaki decise di aprire il telefono del vento al pubblico per consentire ai visitatori di chiamare i loro amici e familiari che erano morti nel disastro. Da allora è stato visitato da oltre 30 000 persone.

Negli anni, le parti in legno e metallo della cabina hanno iniziato a deteriorarsi richiedendo diversi piccoli interventi di manutenzione[3] e nell'aprile 2018 Sasaki ha annunciato che sperava di poterle sostituire a breve. Il pubblico rispose a tale annuncio aprendo una raccolse fondi che fece pervenire a Sasaki un totale di oltre un milione di yen, grazie al quale, nell'agosto 2018, l'uomo poté sostituire la struttura originale della cabina con una in alluminio.

Repliche[modifica | modifica wikitesto]

Il telefono del vento del monte Two Rock, in Irlanda, fotografato nel 2017.

Negli anni sono comparse diverse repliche del telefono a vento di Ōtsuchi in tutto il mondo. Una delle prime è stata realizzata nel febbraio 2017 a Oakland, in California, dall'artista locale Jordan Stern, il quale volle così commemorare le 36 persone morte nell'incendio di un magazzino, tra cui figurava anche un suo amico.[4]

Nell'agosto 2017 Altrúchas, un collettivo d'arte anonimo con sede a Dublino, in Irlanda, ha allestito un telefono a vento in cima al monte Two Rock. Il telefono del vento, che era stato costruito con materiali di recupero e installato senza permesso fu distrutto per ragioni sconosciute meno di due settimane dopo la sua realizzazione. In una dichiarazione, Altrúchas affermò che la distruzione era "una forte dichiarazione da parte di persone a cui non piaceva il progetto", ma che non avrebbero lasciato che ciò li "distogliesse dalla positività".[5]

Nell'ottobre 2020, Susan Vetrone, residente a Marshall, nella Carolina del Nord, ha collaborato con lo scultore Steve Reed per realizzare un telefono a vento da posizionare vicino alla North Carolina Highway 213. Vetrone ha dato inizio al proprio progetto quando ha sentito parlare per la prima volta del telefono di Ōtsuchi, dopo la morte di sua madre, e in merito ha dichiarato: "Volevo che rispecchiasse - quasi esattamente, se possibile - la cabina telefonica giapponese che ha portato conforto a così tante persone".[6]

Nel marzo 2021, un telefono del vento è stato costruito nei pressi Aspen, in Colorado. Secondo l'artista, che è rimasto anonimo perché l'erezione di simili costruzioni è vietata nelle foreste nazionali statunitensi, il telefono del vento è stato costruito come mezzo di sfogo per le persone che piangono le morti causate dalla pandemia di COVID-19.[7]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2017, Sasaki, il realizzatore del telefono del vento di Ōtsuchi, ha scritto un libro di riflessioni intitolato Kaze no Denwa – Daishinsai Kara Rokunen, Kaze no Denwa o Tooshite Mieru Koto (ossia Il telefono del vento: quello che ho visto via telefono nei sei anni dal terremoto) e pubblicato da Kazama Shobo.

Il romanzo del 2020 Quel che affidiamo al vento della scrittrice italiana Laura Imai Messina racconta la storia di una donna che perde la sua famiglia nello tsunami di Tōhoku e intraprende quindi un viaggio verso il telefono del vento, durante il quale incontra un vedovo e sua figlia che hanno subito perdite simili. Il romanzo è stato ispirato dalla visita di Messina al telefono del vento di Ōtsuchi nel 2011.[8]

Film[modifica | modifica wikitesto]

Il cortometraggio del 2019 The Wind Phone, scritto e diretto dall'austriaca Kristin Gerweck, narra le vicende di sette diversi personaggi che fanno visita al telefono del vento giapponese.[9] Come da lei dichiarato, la Gerweck scrisse la sceneggiatura della sua opera quando, dopo la morte di sua nonna, venne a conoscenza dell'esistenza del telefono.[10]

Kaze no Denwai è il titolo di un film giapponese del 2020 diretto da Nobuhiro Suwa, che narra le vicende di uno studente che, dopo aver perso la sua famiglia nel terremoto del Tōhoku, torna nella propria città natale anni dopo per recarsi al telefono del vento.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mari Saito, Il telefono del vento per parlare con le vittime dello tsunami, in Internazionale, 11 marzo 2021. URL consultato il 20 luglio 2021.
  2. ^ a b Jessica Leigh Hester, The Phone Booth for Japanese Mourners, in Bloomberg News, 10 gennaio 2017. URL consultato il 20 luglio 2021.
  3. ^ Masakazu Higashino, 'Hotline to heaven' needs new phone booth to help bereaved, in The Asahi Shimbun, 10 gennaio 2015. URL consultato il 20 luglio 2021 (archiviato dall'url originale il 12 aprile 2018).
  4. ^ Leah Garchik, Wind telephone enables communication with Ghost Ship victims, in San Francisco Chronicle, 19 marzo 2017. URL consultato il 20 luglio 2021.
  5. ^ Gráinne Ní Aodha, The Wind Phone art project in the Dublin Mountains has been destroyed, TheJournal.ie, 15 agosto 2017. URL consultato il 20 luglio 2021.
  6. ^ Laura Hackett, Marshall phone carves out space for spirituality and grief, in Mountain Xpress, 17 dicembre 2020. URL consultato il 20 luglio 2021.
  7. ^ A hidden wind cellphone promotes therapeutic on Aspen Mountain, in Colorado Daily Newswire, 15 marzo 2021. URL consultato il 20 luglio 2021.
  8. ^ Jessica Chia, Il telefono dell’aldilà, i bimbi di Svevia vite da ricordare su «la Lettura», in Il Corriere della Sera, 12 gennaio 2020. URL consultato il 20 luglio 2021.
  9. ^ 'The Wind Phone' Included in L.A. Shorts International Film Festival, in Rafu Shimpo, 24 luglio 2019. URL consultato il 20 luglio 2021.
  10. ^ Mikey Hirano Culross, 'The Wind Phone' Screens Sunday at JFFLA, in Rafu Shimpo, 15 agosto 2019. URL consultato il 20 luglio 2021.
  11. ^ James Hadfield, 'Voices in the Wind': Loss and a haunting journey home, in The Japan Times, 23 gennaio 2020. URL consultato il 20 luglio 2021.

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