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Spirochaetes

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Spirochete
coltura di Treponema pallidum
Classificazione scientifica
DominioProkaryota
RegnoBacteria
PhylumSpirochaetes
ClasseSpirochaetes
OrdineSpirochaetales
FamigliaSpirochaetaceae
Brachyspiraceae
Leptospiraceae

Le spirochete costituiscono un phylum eterogeneo di batteri a forma di spirale e dotati di filamenti assiali simili ai flagelli, fissati ad ambedue le estremità, le cui contrazioni consentono loro di muoversi.

Le spirochete hanno una sola forma: la cellula a spirale è avvolta a un filamento assiale costituito da una o più fibrille. Questi filamenti possono essere osservati solo dopo digestione enzimatica. Il filamento assiale si trova tra la membrana cellulare e la parete batterica, di tipo gram negativo. Non è una struttura continua, ma è costituito da due gruppi di fibrille che sono ancorate alle due estremità della cellula e si spirocheta. Morfologicamente sono simili agli spirilli flagellati a un polo con la differenza che nelle spirochete le fibrille si trovano internamente alla parete cellulare, negli spirilli le fibrille attraversano la parete cellulare.

Le famiglie dell'unico ordine delle Spirochaetales comprendono sia dei grossi elementi, che vivono allo stato libero, sia alcuni generi che sono commensali o patogeni per l'uomo e per una varietà di altri animali, quali:

Caratteristiche

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La loro dipendenza dall'ossigeno varia molto, alcune specie in sua assenza muoiono mentre altre al contrario vengono favorite da un ambiente che ne è privo. La teoria dell'endosimbionte postula che alcuni appartenenti arcaici a questo phylum siano gli organismi inglobati, nel passato, da una parte degli odierni eucarioti come endosimbionti.

Le infezioni causate da spirochete patogene richiedono interventi antimicrobici specifici, variabili in base alla specie e alla presentazione clinica dell'infezione. Per la malattia di Lyme causata da Borrelia burgdorferi e altri membri del complesso Borrelia burgdorferi sensu lato, le linee guida cliniche raccomandano l'uso di antibiotici come doxiciclina, amoxicillina, ceftriaxone o cefuroxima per eliminare il microrganismo nelle fasi precoci e limitare la disseminazione sistemica.[1] In vitro, B. burgdorferi mostra sensibilità all'eritromicina, alla minociclina, alla doxiciclina, all'ampicillina e alla tetraciclina con basse concentrazioni minime inibitorie (MIC), mentre la penicillina G ha una suscettibilità moderata e la rifampicina risulta inefficace ai livelli testati.[2]

Studi più recenti indicano che la doxiciclina e altri antibiotici possono avere effetti variabili su forme morfologiche alternative di B. burgdorferi (come forme sferiche o di tipo biofilm) e che la persistenza di cellule vitali dopo il trattamento può contribuire a recidive o sintomi prolungati.[3]

In infezioni da spirochete del gruppo delle febbri ricorrenti come Borrelia miyamotoi, l'antibiotico doxiciclina e macrolidi come l'azitromicina mostrano attività in vitro e vengono usati analogamente al trattamento della malattia di Lyme.[4]

La leptospirosi, causata da Leptospira interrogans e specie affini, viene trattata con antibiotici sistemici se la diagnosi è tempestiva. La penicillina e la doxiciclina sono spesso impiegate nelle fasi precoci della malattia, mentre nelle forme gravi si utilizza anche ceftriaxone o ampicillina in terapia endovenosa.[5]

Per la sifilide, la penicillina G costituisce il trattamento di prima scelta in tutte le fasi della malattia grazie alla sua capacità di eradicare l'agente eziologico e prevenire le complicanze tardive[6].

L'attività del lisozima, infine, è particolarmente efficiente contro batteri Gram‑positivi, mentre il suo effetto su batteri Gram‑negativi è attenuato dalla presenza di una membrana esterna protettiva. Le spirochete patogene (Borrelia, Treponema, Leptospira) possiedono una parete cellulare atipica e una membrana esterna che riducono l'azione diretta del lisozima. In particolare, B. burgdorferi produce un peptidoglicano strutturalmente insolito che può ridurre l'efficacia di enzimi muramidasi come il lisozima, contribuendo alla persistenza di peptidoglicano antigenico nei tessuti infetti anche dopo terapia antibiotica. Di conseguenza, sebbene il lisozima contribuisca alla difesa innata dell'ospite, non è considerato un agente terapeutico specifico per il trattamento delle infezioni da spirochete nell'uomo[7].

  1. Antimicrobial treatment of Lyme disease, in N Engl J Med, vol. 310, 1984, pp. 145–153.
  2. In vitro susceptibility of Lyme disease spirochetes, in Antimicrob Agents Chemother, vol. 26, 1984, pp. 13–16.
  3. Persistence of Borrelia burgdorferi following antibiotic treatment in mice, in J Infect Dis, vol. 198, 2008, pp. 1299–1306, DOI:10.1086/592283.
  4. Human Borrelia miyamotoi infection, in N Engl J Med, vol. 364, 2011, pp. 2119–2127, DOI:10.1056/NEJMoa1012883.
  5. Leptospirosi, su msdmanuals.com.
  6. Treatment of syphilis: current standards and alternatives, in Clin Infect Dis, vol. 63, 2016, pp. 515–520, DOI:10.1093/cid/ciw373.
  7. Peptidoglycan persistence in Borrelia burgdorferi and its role in pathogenesis, in Nat Microbiol, vol. 6, 2021, pp. 1039–1049, DOI:10.1038/s41564-021-01003-w.
  • (EN) Charon NW, Greenberg EP, Koopman MB, Limberger RJ, Spirochete chemotaxis, motility, and the structure of the spirochetal periplasmic flagella, in Res Microbiol, vol. 143, n. 6, Jul-Aug 1992, pp. 597-603, PMID 1475520.

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