Sphecomyrminae

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Sphecomyrminae
Immagine di Sphecomyrminae mancante
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Hymenopteroidea
Ordine Hymenoptera
Sottordine Apocrita
Sezione Aculeata
Superfamiglia Vespoidea
Famiglia Formicidae
Sottofamiglia Sphecomyrminae
Wilson & Brown, 1967
Generi

vedi testo

Sphecomyrminae Wilson & Brown, 1967 è una sottofamiglia estinta di insetti imenotteri della famiglia Formicidae.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Sinapomorfismi[modifica | modifica wikitesto]

La sottofamiglia Sphecomyrminae è scarsamente definita da sinapomorfismi, quindi è probabilmente parafiletica. Wilson, Carpenter e Brown (1967) definirono la sottofamiglia unicamente in base a due caratteri: la presenza di un corto pedicello, ed un secondo antennomero (il primo flagellomero) più corto rispetto ai successivi (un'eccezione a questo sinapomorfismo è data dalla specie Sphecomyrma canadensis, il cui primo flagellomero è più lungo dei successivi). Dlussky (1983) individuò un terzo sinapomorfismo: l'assenza, nelle ali anteriori dei maschi, del segmento distale della vena cubitale anteriore.

Simplesiomorfismi[modifica | modifica wikitesto]

I simplesiomorfismi a livello di famiglia noti per la sottofamiglia Sphecomyrminae sono: le mandibole corte, bidentate; gli scapi (i primi antennomeri) corti; i funicoli lunghi e flessibili; un basso peziolo nodulare; la presenza di ghiandole metapleurali nelle femmine; la presenza di un pungiglione nelle operaie; infine la presenza di due speroni apicali alle estremità delle tibie mediane e posteriori.

Tribù e generi[modifica | modifica wikitesto]

La sottofamiglia Sphecomyrminae è stata introdotta da Wilson, Carpenter e Brown (1967) per includervi la specie Sphecomyrma freyi. La definizione della sottofamiglia è stata poi rivista da Dlussky (1975, 1983 e 1987), che vi inserì i generi Cretomyrma, Paleomyrmex (meglio noto come Dlusskydris) e Baikuris. Dlussky (1996) introdusse inoltre il genere Haidomyrmex. Engel e Grimaldi (2005) introdussero il genere Sphecomyrmodes. Bolton (2003) suddivise la sottofamiglia in due tribù, gli Sphecomyrmini e gli Haidomyrmecini. Perrichot e altri (2007) introdussero il genere Haidomyrmodes all'interno della tribù Haidomyrmecini. Di seguito è riportata la lista completa dei generi assegnati alla sottofamiglia Sphecomyrminae, affiancati dall'autore, dal numero di specie e dal sesso o dalla casta degli esemplari ad essi attribuiti.[1]

  • Sphecomyrminae Wilson & Brown, 1967
    • Haidomyrmecini Bolton, 2003
      • Ceratomyrmex Perrichot, Bo & Engel, 2016 - monotipico (la sola specie C. ellenbergeri) solo operaie ben conservate
      • Haidomyrmex Dlussky, 1996 - monotipico (la sola specie è H. cerberus); operaia parzialmente conservata
      • Haidomyrmodes Perrichot, Nel, et al., 2008 - monotipico (la sola specie è H. mammuth); operaia e regina alata, entrambe ben conservate.
      • Haidoterminus McKellar, Glasier & Engel, 2013 - monotipico (la sola specie è H. cippus); solo operaie conservate
    • Sphecomyrmini Wilson, Carpenter & Brown, 1967
      • Baikuris Dlussky, 1987 † - 3 specie note; solamente maschi
      • Cretomyrma Dlussky, 1975 † - 2 specie note; solamente operaie parzialmente conservate
      • Dlusskydris Dlussky, 1975 † - monotipico (la sola specie è D. zherikhini); solamente maschi (Sin.: Palaeomyrmex Dlussky, 1975)
      • Sphecomyrma Wilson, Carpenter & Brown, 1967 † - 3 specie note ed un esemplare incertae sedis; operaie e maschio
      • Sphecomyrmodes Engel & Grimaldi, 2005 † - 2 specie note; solamente operaie
      • Zigrasimecia Barden & Grimaldi, 2013 † - 2 specie note

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Sphecomyrminae, in AntWeb. URL consultato il 4 febbraio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Wilson, Carpenter & Brown (1967), The First Mesozoic Ant, Psyche, vol. 74, n. 1.
  • Engel & Grimaldi (2005), Primitive New Ants in the Cretaceous Amber from Myanmar, New Jersey, and Canada (Hymenoptera: Formicidae), American Museum Novitates, n. 3485.
  • Perrichot, Nel, Neraudeau, Lacau & Guyot (2007), New fossil ants in French Cretaceous amber (Hymenoptera: Formicidae), Naturwissenschaften, 95:91-97.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Artropodi Portale Artropodi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di artropodi