Sogyal Rinpoche

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Sogyal Rinpoche

Sogyal Rinpoche (Kham, 1947) è un maestro buddhista tibetano, autore de Il Libro Tibetano del Vivere e del Morire (The Tibetan Book of Living and Dying).

Rinpoche non è un cognome, ma un appellativo usuale per alcuni maestri tibetani, e significa "prezioso".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sogyal Rinpoche è nato nel Kham, la regione orientale del Tibet, nel 1947[1] e venne presto riconosciuto quale reincarnazione di Tertön Sogyal (1856-1926), detto anche Lerab Lingpa, un grande yogin che ebbe tra l'altro notevole influenza sul XIII Dalai Lama. Sogyal Rinpoche trascorse l'infanzia e l'adolescenza sotto la guida di Jamyang Khyentse Chökyi Lodrö (1893-1959), uno dei più grandi maestri del secolo scorso, esponente del movimento Rimé, ossia non-settario, che fu protagonista di una rinascenza spirituale nel Tibet fra 1800 e 1900.

A seguito dell'esilio dal Tibet invaso dai cinesi, Sogyal Rinpoche, dopo la morte del suo maestro, studiò dapprima in India e poi dal 1971 in Inghilterra a Cambridge. Per qualche anno operò come traduttore di maestri tibetani che cominciavano ad essere invitati in Occidente; tra questi Dudjom Rinpoche (1903-1987) e Dilgo Khyentse Rinpoche (1910-1991), entrambi riconosciuti successivamente quali capi della tradizione Nyingma, ossia la scuola più antica del Buddhismo tibetano tra le quattro maggiori attualmente esistenti.

In seguito Sogyal Rinpoche cominciò ad insegnare e creò un'associazione denominata Rigpa, presente oggi in vari Paesi del mondo. Nel 1992 uscì il suo libro più famoso, tradotto in 30 lingue e pubblicato in 56 paesi finora, compresa la Cina. Lo sforzo maggiore di Sogyal Rinpoche è quello di offrire una "traduzione" degli insegnamenti buddhisti alla mentalità occidentale, rendendo disponibile una antica saggezza per il mondo moderno.

In Italia Sogyal Rinpoche ha tenuto alcuni corsi e conferenze nel 2003 e 2005. Attualmente la sua base è il centro di Lerab Ling, presso Montpellier in Francia dove è stato costruito un tempio, in stile tradizionale ma con elementi moderni, che è stato inaugurato dal XIV Dalai Lama nell'agosto 2008.

Lo scandalo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1994 una donna americana nota come Janice Doe ha accusato Sogyal Rinpoche di abusi sessuali, fisici e mentali. La denuncia finì con un patteggiamento in cambio di risarcimento economico. Sogyal ha sempre respinto le accuse, tuttavia nel 2012 il caso è tornato alla ribalta per una video documentario trasmesso dalla TV Canadese chiamato: "In nome dell'illuminazione: scandalo sessuale nella religione".

Il documentario riporta la testimonianza diretta di alcune donne che hanno subìto le attenzioni intime del monaco, tutte facenti parte del così detto 'Circolo interno', un gruppo molto ristretto di donne, tutte giovani e belle. Al 'Circolo interno' si accedeva per chiamata diretta ed era considerato un privilegio dovuto ad un 'buon karma' accumulato in vite precedenti, in quanto la vicinanza stretta col maestro è fonte di grandi benedizioni per un discepolo. Tuttavia ben presto chi ne faceva parte comprendevano di dovere in cambio dei 'favori speciali'.

La cosa non veniva contestata dalle più perché il 'Maestro' nella tradizione buddista viene considerato così al di sopra di un uomo comune che qualsiasi cosa viene chiesto al discepolo è da eseguire senza opporsi, convinti della sua bontà e dell'impossibilità da parte di un "uomo comune" di capire le motivazioni profonde di tale richiesta.

Queste donne tuttavia si sono ribellate alla evidente contraddizione tra l'insegnamento dato dal Lama, il suo status di monaco e il relativo celibato, e le richieste di scambi di natura sessuale, e hanno denunciato l'accaduto.

Una lettera è stata inviata anche al Dalai Lama con richiesta di spiegazioni riguardo al comportamento di questo monaco ma nessuna risposta ufficiale è stata a tutt'oggi espressa dalla massima autorità buddista.

Il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Il cuore dei suoi insegnamenti è la dottrina Dzogchen, usualmente tradotta «Grande Perfezione», portata in Tibet nel IX secolo dal grande insegnante indiano Padmasambhava, considerato il secondo Buddha dai tibetani. Sogyal Rinpoche sostiene che imparare a meditare è il dono più grande che possiamo fare a noi stessi in questa vita, poiché soltanto tramite la meditazione si può arrivare a scoprire la vera natura di noi stessi e delle cose, della mente e dell'intero universo. La pratica meditativa è lo strumento indispensabile per vivere e morire bene, ed è la via che conduce al Risveglio, seguendo i passi del Buddha Śākyamuni e dei grandi maestri passati.

Le opere tradotte in italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Meditazione: cos'è, come praticarla, Torino, Amrita, 1991.
  • Il Libro tibetano del vivere e del morire, Roma, Astrolabio Ubaldini, 1994.
  • Riflessioni quotidiane sul vivere e sul morire, Roma, Astrolabio Editore, 1996.

Comparse nella cinematografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1993 ha recitato la parte del monaco buddista Kenpo Tenzin nel film il "Piccolo Buddha" di Bernardo Bertolucci.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Non si conosce la data di nascita precisa, ma si ritiene che l'anno ricada nella seconda metà degli anni quaranta del xx secolo.

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