Slobodan Janković (cestista)

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Slobodan Janković
Слободан Јанковић
Nazionalità Jugoslavia Jugoslavia
bandiera Jugoslavia
Altezza 201 cm
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Ruolo Ala piccola
Ritirato 1993
Carriera
Squadre di club
1980-1990Stella Rossa
1990-1991Vojvodina Novi Sad
1991-1992Stella Rossa
1992-1993Paniōnios
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Slobodan "Boban" Janković, in serbo: Слободан Јанковић? (Lučani, 15 dicembre 1963Rodi, 28 giugno 2006), è stato un cestista jugoslavo.

Morto prematuramente a 42 anni, era il padre del cestista Vladimir Janković.

La sua vita è stata segnata dalla paralisi che egli stesso si procurò dopo aver colpito volontariamente con una testata il supporto di un canestro.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Janković esordì da professionista con la Stella Rossa, squadra in cui giocò dal 1980 al 1992, disputando il campionato jugoslavo. Fece eccezione una breve parentesi di una stagione: nel 1990-91 militò infatti nel Vojvodina Novi Sad.

Nel 1992 si trasferì nel campionato greco, vestendo la maglia del Panionios Atene.

La paralisi[modifica | modifica wikitesto]

La tragedia avvenne il 28 aprile 1993 a Nea Smyrnī durante una partita di play-off del campionato greco disputata in casa contro il Panathinaikos. A circa 8 minuti dalla fine di una partita molto intensa, con la sua squadra in svantaggio di 6 punti (50-56), Janković riuscì a segnare un canestro da sotto appoggiando la palla al tabellone; nell'azione, però, urtò il difensore del Panathinaikos Fragkiskos Alvertīs e l'arbitro Stelios Koukoulekidis fischiò un fallo in attacco annullando il canestro. Poiché si trattava del quinto fallo, nel rispetto del regolamento il giocatore jugoslavo fu espulso dal campo. In un accesso di rabbia e disperazione per la decisione presa dall'arbitro in un momento cruciale dell'incontro, Janković si girò di scatto e si lanciò contro il supporto del canestro, colpendolo con una violentissima testata. L'impatto fu così duro che causò la frattura della terza vertebra cervicale e una lesione al midollo spinale, condannando il giocatore a rimanere tetraplegico per il resto della vita.

Pur legato a vita alla carrozzella, non si arrese alle avversità e ai momenti di solitudine (la moglie, poche settimane dopo l'incidente, lo lasciò) grazie anche ai molti personaggi della comunità cestistica greca e jugoslava che lo aiutarono a sostenere le spese per le costosissime cure mediche. Non abbandonò mai il mondo della pallacanestro e accettò di allenare l'Olympiada Petroupoli, una squadra delle serie minori greche.

Decise di rimanere a vivere ad Atene e continuò a essere legato alla sua ultima squadra, il Panionios; il 29 novembre 1993 il club ateniese decise di ritirare in suo onore la maglia numero 8[1] e il 5 marzo 2002, durante l'intervallo della partita di Coppa Saporta Panionios-Turk Telekom Ankara, ricevette sul campo una targa ricordo e un'ovazione da parte del pubblico e di tutti i giocatori presenti. Ancora oggi i tifosi del Panionios si ricordano di lui, inneggiando il suo nome durante gli incontri casalinghi.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli ultimi 13 anni di vita, l'immobilità assoluta alla quale Janković era costretto comportò un grave aumento di peso e l'insorgere di problemi cardiaci. Il cuore sofferente lo portò a una morte prematura il 28 giugno 2006, colpito da arresto cardiaco durante una gita in barca a Rodi.

Al suo funerale presenziarono oltre un migliaio di persone, tra i quali amici e avversari del suo passato da cestista quali Žarko Paspalj, Željko Rebrača, Panagiōtīs Fasoulas, Dragan Tarlać.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Greek Basketball's Adopted Son Ponders Major Goodbye, in The New York Times, 22 aprile 2013. URL consultato il 22 luglio 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]