Sette sorelle (compagnie petrolifere)

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La locuzione sette sorelle venne coniata da Enrico Mattei,[1] dopo la nomina a Commissario liquidatore dell'AGIP nel 1945, per indicare le compagnie petrolifere mondiali che formavano il cartello Consorzio per l'Iran e dominarono per fatturato dagli anni quaranta alla crisi del 1973 la produzione petrolifera mondiale. La gestione della politica energetica iniziava, sotto il segno di Mattei, un periodo di autonomia nazionale e di competizione all'estero, ponendo l'Italia fuori delle logiche del cartello economico, accusato di svenare le risorse del Terzo mondo.

Significato storico della locuzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1951 il Primo Ministro iraniano Mohammad Mossadeq nazionalizzò l'industria petrolifera, allora controllata dagli inglesi della APOC/BP. La reazione britannica fu molto dura e fu alla base della Crisi di Abadan, che vide l'embargo totale delle esportazioni iraniane di petrolio.

Dopo la deposizione di Mohammad Mossadeq, per far tornare il petrolio iraniano sui mercati gli Stati Uniti costituirono il Consorzio per l'Iran, composto dalle sette principali compagnie petrolifere del tempo. Il Consorzio acquistava il petrolio dall'ente petrolifero nazionale iraniano NIOC in regime di monopolio e lo rivendeva sui mercati al netto delle spese per il risarcimento della nazionalizzazione della BP. Mattei chiese che anche l'Agip potesse far parte del Consorzio per l'Iran, ma la sua richiesta fu respinta.

Questo è l'elenco delle "Sette sorelle" dell'epoca di Mattei, morto nel 1962. Esse controllarono il ciclo economico dell'oro nero fino ai primi anni settanta:

  1. Stati Uniti Standard Oil of New Jersey, successivamente trasformatasi in Esso e poi in Exxon (che comunque conserva il marchio internazionale Esso), in seguito fusa con la Mobil per diventare ExxonMobil;
  2. Regno Unito Paesi Bassi Royal Dutch Shell, Anglo-Olandese;
  3. Regno Unito Anglo-Persian Oil Company, successivamente trasformatasi in British Petroleum e ora nota come BP;
  4. Stati Uniti Standard Oil of New York, successivamente trasformatasi in Mobil e in seguito fusasi con la Exxon per diventare ExxonMobil;
  5. Stati Uniti Texaco, successivamente fusasi con la Chevron per diventare ChevronTexaco, e successivamente Chevron;
  6. Stati Uniti Standard Oil of California (Socal), successivamente trasformatasi in Chevron, poi ChevronTexaco, e successivamente nuovamente Chevron;
  7. Stati Uniti Gulf Oil, in buona parte confluita nella Chevron.

Valenza linguistica spregiativa della locuzione[modifica | modifica wikitesto]

La storica locuzione "sette sorelle", così come il neologismo "cinque sorelle", di per sé è neutra, avendo mero significato designatorio. Tuttavia in relazione alle ideologie ed all'impatto mediatico, la prima di fatto ebbe, nella lingua italiana, carattere "dispregiativo" nei decenni successivi e dopo la morte di Mattei. Le sette sorelle che Mattei osò sfidare monopolizzarono dagli anni venti il ciclo del petrolio (produzione e commercializzazione dei derivati), godendo di egemonia politica ed economica nei paesi del Terzo mondo e del pieno sostegno del governo americano.

Significato attuale della locuzione[modifica | modifica wikitesto]

Sui media americani la locuzione sette sorelle, indica le sette più influenti compagnie petrolifere con due condizioni:

  • che siano nazionalizzate (state-owned major oil companies);
  • che appartengano a paesi al di fuori dell'OCSE.

Secondo la classifica stilata dal Financial Times l'11 marzo 2007 le nuove sette sorelle sono:[2]

  1. Arabia Saudita Saudi Aramco, società saudita;
  2. Russia JSC Gazprom, società russa;
  3. Cina China National Petroleum Corporation, società cinese;
  4. Iran National Iranian Oil Company, società iraniana;
  5. Venezuela Petróleos de Venezuela, S.A., società venezuelana;
  6. Brasile Petrobras, società brasiliana;
  7. Malesia Petronas, società malese.

Nel 2008 la stampa economica italiana ha coniato il neologismo cinque sorelle, che prescinde da condizioni geopolitiche e si riferisce solamente al fatturato del 2007.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) The new Seven Sisters: oil and gas giants dwarf western rivals, ft.com, 12 marzo 2007. URL consultato il 29 novembre 2014.
  2. ^ New and Old Leaders in the Upstream Oil Industry, ypenergy.org. URL consultato il 29 novembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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