Scoletta dei Calegheri

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Scoletta dei Calegheri
Campo San Toma- Scoleta dei calegheri (Venice).jpg
Facciata della scoletta; dietro svetta il campanile dei Frari
Localizzazione
StatoItalia Italia
Divisione 1Veneto
LocalitàVenezia
IndirizzoCampo San Tomà, San Polo, 2857
Coordinate45°26′10.23″N 12°19′37.58″E / 45.436174°N 12.327105°E45.436174; 12.327105Coordinate: 45°26′10.23″N 12°19′37.58″E / 45.436174°N 12.327105°E45.436174; 12.327105
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXV secolo
Inaugurazione1478
Stilegotico
Realizzazione
ProprietarioCittà di Venezia
CommittenteArte dei Calegheri

La Scoletta dei Calegheri è un edificio di Venezia che fu la sede storica dell'Arte dei Calegheri (i calzolai in veneziano). È ubicata nel sestiere di San Polo, in campo San Tomà, di fronte alla chiesa di San Tomà e a pochi passi dalla basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Scuola dei Calegheri fu fondata nel 1383 sotto il patronato di sant'Aniano, il ciabattino guarito e convertito da san Marco. L'arte riuniva i calegheri, che fabbricavano scarpe e stivali, e gli zavatieri che invece facevano ciabatte e zoccoli[1]. Le prime attività della scuola furono presso la chiesa conventuale di Santa Maria della Carità dove, appunto, veniva venerato il corpo di sant'Aniano. Nel 1446 la Scuola decise di acquistare un edificio presso san Tomà e dopo i lavori di ristrutturazione vi si trasferirono pienamente nel 1478[2].

La Scuola poteva disporre di una porzione dell'antico portico della chiesa di san Tomà per la sepoltura dei propri defunti[1]. Inoltre possedeva un altare, il secondo a sinistra dell'aula nella ristrutturazione seicentesca della chiesa, ornato dalla pala di Giovanni Fazioli San Marco guarisce il calzolaio Aniano (1789 o ante) posta in sostituzione di un dipinto di Palma il Giovane[3]. Nello stesso altare, con la licenza dei Provveditori sopra Monasteri del 1793, fu trasferito dalla Carità il corpo di sant'Aniano, protettore della Scuola[4].

Poco prima della caduta della Repubblica si radunavano nell'arte circa 1200 persone distribuite in 350 botteghe[5]. Nei verbali di confisca a seguito delle soppressioni napoleoniche la scuola conteneva 12 quadri considerati dall'esecutore di «niun pregio ed in cattivo stato»[4].

Dopo la soppressione l'edificio passò in mano privata e fu per lungo tempo un negozio di mobili, alla fine del Novecento fu acquistato dal comune di Venezia ed adibito a biblioteca di quartiere[5].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Sulla semplice facciata a capanna in laterizio, risalta il grande portale dal tipico arco inflesso veneziano culminato da un fiorone. Nella lunetta ogivale sta un bassorilievo attribuito ad Antonio Rizzo (1478)[6] – reso particolare dai consistenti resti di dipintura policroma sulle vesti, gli alberi e lo sfondo – che rappresenta San Marco che guarisce sant'Aniano. Sulla trabeazione sotto la lunetta tre raffigurazioni di calzature fanno da contorno ad alcune iscrizioni commemorative.

Sopra, al centro della facciata, tra due finestre ad arco, si trova un altro bassorilievo che raffigura la Madonna della Misericordia adorata dai confratelli. Opera considerata della seconda metà del Trecento in quanto vicina ai modi di Filippo Calendario e Andriolo de Santi, fu prelevata da Michelangelo Guggenheim dai resti della abbattuta chiesa dei Servi per poi donarla all'Accademia. Fu infine qui ricollocata nel 1928, privata però dell'incorniciatura originale documentata dal Grevembroch[7].

All'interno della scuola restano, nella sala principale, alcune tracce degli affreschi anonimi datati al XV secolo, tra cui si riconoscono un'Annunciazione e alcuni Santi.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Vio 2004, p. 617
  2. ^ SIlvia Gramigna in Scuole di Arti Mestieri e Devozione, p. 80
  3. ^ Lorenzetti, p. 577; la datazione puntuale del dipinto corrisponde al pagamento dell'artista registrato negli atti della Scuola citati in Vio 2004, p. 618
  4. ^ a b Vio 2004, p. 618
  5. ^ a b SIlvia Gramigna in Scuole di Arti Mestieri e Devozione, p. 81
  6. ^ (EN) Anne Markham Schulz, Antonio Rizzo: Sculptor and Architect, Princeton, University press, 1983, pp. 66 e ss..
  7. ^ Wolfgang Wolters, Scultura veneziana gotica (1300-1460), Venezia, Alfieri, 1976, pp. pp. 48, 185 cat. 67.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Silvia Gramigna, Annalisa Perissa e Gianni Scarabello, Scuole di Arti Mestieri e Devozione a Venezia, Venezia, Arsenale, 1981.
  • Terisio Pignatti (a cura di), Le Scuole di Venezia, Milano, Electa, 1981.
  • Gastone Vio, Le Scuole Piccole nella Venezia dei Dogi - Note d'archivio per la storia delle confraternite veneziane, Costabissara, Angelo Colla Editore, 2004.
  • Giulio Lorenzetti, Venezia e il suo estuario, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1963.

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