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Sbiancamento dei coralli

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Effetti dello sbiancamento dei coralli

Lo sbiancamento dei coralli è un fenomeno distruttivo che può portare alla morte le barriere coralline e i loro ecosistemi, generato in particolare dalla cessazione del rapporto di endosimbiosi tra i polipi del corallo e alcune alghe unicellulari fotosintetizzanti note come zooxantelle.

Un corallo sbiancato: se le microalghe non tornano entro pochi giorni, il corallo è destinato a morire

Il colore caratteristico di ogni specie di corallo è dato dall'alga sotto i polipi e diventa vivido in proporzione alla concentrazione di questo microrganismo; la sua funzione principale è quella di eseguire la fotosintesi e produrre nutrimento per i polipi. Quando sussiste un aumento della temperatura[1] (anche di solo 2 gradi Celsius), l'intera struttura entra in una sorta di "febbre" e i microorganismi non sono più in grado di produrre nutrimento, pertanto dopo pochi giorni i polipi del corallo espellono l'alga simbiotica, facendo assumere alla struttura calcarea una colorazione più pallida o lasciandola completamente bianca. In assenza dell'unica fonte di nutrimento, i polipi sono destinati a morire di fame.

Due immagini che riconducono la temperatura dell'acqua e la concentrazione della clorofilla allo sbiancamento dei coralli. In alto, si noti che le acque più calde (toni chiari) corrispondono al fondale meno profondo, ed è in queste regioni che lo sbiancamento diventa più distruttivo. Nella foto in basso, si noti la concentrazione di clorofilla in corrispondenza della barriera stessa, indice di un'alta quantità di fitoplancton.
Infografica sulle cause e le dinamiche dello sbiancamento dei coralli

Lo sbiancamento dei coralli è un segno tangibile della reazione di questi a qualche forma di stress, soprattutto all'aumento della temperatura dell'acqua. Là dove maggiori sono stati gli effetti del riscaldamento globale è stata riscontrata una maggiore incidenza dello sbiancamento, che può peraltro avere luogo in presenza di altri fattori: irraggiamento solare (radiazione fotosinteticamente attiva o esposizione a radiazione ultravioletta), cambiamenti nella composizione chimica dell'acqua (specialmente del grado di salinità) o della sua opacità, cambiamento di correnti (che, a causa dell'accumulo di sedimenti, finiscono per deviare l'acqua calda della laguna verso la barriera), malattie del corallo, oppure uno slittamento degli strati di silt.[2]

Un'area della barriera corallina dell'isola maldiviana di Moofushi, nell'Atollo di Ari, colpita duramente dallo sbiancamento verificatosi in conseguenza del Niño del 1998, in un'immagine del luglio 2006. Ancor oggi non si osserva alcun segno di recupero della copertura da parte di talune specie coralline, come quelle ramificate.
Un'area della barriera corallina di Kandholhudhoo, nello stesso atollo; anch'essa fu colpita dallo sbiancamento e distrutta quasi completamente; tuttavia in quest'isola i coralli ramificati hanno mostrato una notevole capacità di recupero e sono tornati all'originaria varietà di colori.

Conseguenze e ipotesi

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Se la temperatura torna normale dopo pochi giorni, il corallo ritorna rapidamente sano; tuttavia vi è il rischio che, una volta iniziato lo sbiancamento, il corallo continui a espellere le alghe simbiotiche anche se la temperatura torna normale; ciò avviene in particolare se lo stress dura parecchi giorni consecutivi. In questo caso, se la colonia di corallo sopravvive, possono passare settimane o mesi prima che la concentrazione dei simbionti torni a livelli normali. Il corallo morto, invece, diventa rapidamente oggetto dell'azione distruttiva della fauna ittica (in particolare dei pesci mangiatori di corallo come il pesce pappagallo) e soprattutto del mare, e si sgretola in poche settimane, andando così ad innalzare il livello di base della barriera e, alla lunga, finendo per produrre nuovo materiale per la formazione delle isole. Non sempre su una barriera morta il corallo ricresce, ma quando ciò avviene passano diversi anni prima che la concentrazione corallina torni al livello iniziale. Ad esempio, in seguito agli effetti del Niño, nel 1998 oltre il 90% del genere Acropora fu distrutto in molte aree dell'Oceano Indiano.

Condizioni di sopravvivenza

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Cambiamenti nella varietà di simbionti (altre varietà di zooxantelle, per esempio) sono estremamente rari, e generalmente implicano la presenza di specie non persistenti. L'abilità di sopravvivere a un fenomeno di sbiancamento e la possibilità di sopravvivenza variano grandemente fra le specie di corallo: alcuni coralli di grandi estensione, come il Porites lobata, possono sopravvivere a temperature molto alte e a gran parte degli effetti che esse comportano, mentre alcune varietà fragili come Acropora spp. sono, come si è visto nel caso dell'Oceano Indiano, molto più sensibili e non resistono allo sbiancamento. Alcune ricerche recenti hanno anche dimostrato che le specie costantemente sottoposte a piccoli stress sviluppano una certa resistenza al fenomeno.

Un biologo marino studia lo sbiancamento dei coralli in immersione subacquea attraverso il metodo del visual census
Un biologo marino studia lo sbiancamento di un corallo in immersione subacquea attraverso il metodo del quadrato

L’Istituto Oceanografico del Principato di Monaco ha individuato 6 soluzioni da mettere in atto immediatamente.

  • Contrastare il surriscaldamento dell’atmosfera: invertire la rotta delle emissioni per evitare non solo che l’atmosfera si riscaldi sempre di più – e con essa gli oceani – ma soprattutto diminuire la quota di CO2 aerodispersa che, inevitabilmente, entrando a contatto con le acque oceaniche vi si discioglie, acidificandoli. L’acidificazione delle acque oceaniche comporta un abbassamento del pH che, insieme allo stress da calore, causa lo sbiancamento dei coralli.
  • Contrastare l’inquinamento marino: tutte le forme di inquinamento chimico e fisico con ripercussioni sul mare devono essere eliminate! L’urbanizzazione spinta delle coste, la moltiplicazione dei lidi e l’incuria umana, insieme alle grandi imbarcazioni, sono le fonti principali di inquinamento chimico e fisico del mare. Rimane fermo il discorso di non inquinare volontariamente le spiagge con mozziconi di sigaretta e rifiuti di vario genere, ma altrettanto importante risulta conoscere anche le altre forme di inquinamento “non volontario” e cominciare a pretendere dai governi locali una seria responsabilizzazione sul tema.
  • Promuovere un’economia “blu”: insieme alle soluzioni per ridurre l’inquinamento, serve un’economia che valorizzi (anziché colpire) il mare. Attività sportive e ricreative gestite da enti rispettosi della vita marina e dei suoi ritmi, istituzione ed espansione di aree protette, pratiche agricole e di gestione boschiva responsabili – gli ecosistemi terrestri e marini sono tra loro collegati – sono prioritari.
  • Proteggere le zone-rifugio delle specie marine: la protezione deve essere fatta in particolare nella zona mesofotica, tra i 30 e i 150 m di profondità, al riparo dalle onde di calore marine. Qui i coralli sono meno vulnerabili allo sbiancamento e possono fungere da serbatoio di ricolonizzazione delle aree degradate. Parallelamente, è necessario proteggere anche le praterie di fanerogame e le mangrovie, ecosistemi che svolgono un ruolo importante nel ciclo del carbonio e nello stoccaggio, contribuendo a diminuire l'accumulo di gas serra nell'atmosfera.
  • Ripristinare le barriere coralline danneggiate: ciò può essere fatto trapiantando il corallo da un sito all'altro (ex-situ), o coltivandolo in situ (in situ) per riformare una nuova colonia.
  • Creare una “banca del corallo”: proprio come per i semi delle piante, questa ha l'obiettivo di preservare i ceppi e reimpiantarli in aree devastate. Sarà anche possibile studiare la resistenza delle specie al calore e selezionare le varietà più forti, aumentando le possibilità di conservazione, ammesso che si realizzino anche tutte le soluzioni precedenti.[3]

Nella cultura di massa

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Nel franchise Pokemon, Corsola di Galar e Cursola sono ispirati ai coralli sbiancati.

  1. Grande Barriera Corallina, sbiancamento senza precedenti, su ansa.it, 7 aprile 2020. URL consultato il 3 maggio 2022.
  2. Sbiancamento dei coralli: l’Onu prevede un futuro bollente per le barriere, su rinnovabili.it, 23 novembre 2020. URL consultato il 3 maggio 2022.
  3. Cos’è il fenomeno dello sbiancamento dei coralli e da cosa è causato, su geopop.it.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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