Samson et Dalila

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Sansone e Dalila
Titolo originale Samson et Dalila
Lingua originale francese
Genere opera lirica
Musica Camille Saint-Saëns
Libretto Ferdinand Lemaire
Fonti letterarie Bibbia
Atti tre atti e quattro quadri
Epoca di composizione 1875-1876
Prima rappr. 2 dicembre 1877 (in lingua tedesca)
Teatro Teatro Granducale di Weimar
Versioni successive

Rouen, 23 marzo 1890 (in lingua francese)

Personaggi
  • Dalila (mezzosoprano)
  • Samson (tenore)
  • Il sommo sacerdote di Dagone (baritono)
  • Abimelech ( basso)
  • Un vecchio ebreo (basso)
  • Un messaggero (tenore)
  • Due filistei (tenore e baritono)
  • Ebrei, filistei ( coro)

Samson et Dalila, in italiano Sansone e Dalila, è un'opera lirica in tre atti di Camille Saint-Saëns ispirata al noto episodio biblico di Sansone e Dalila.

L'opera debuttò al Teatro Granducale di Weimar in lingua tedesca (Samson und Dalila) il 2 dicembre 1877, riscuotendo un grande successo. Quando fu eseguita in lingua francese a Rouen per la prima volta, il 23 marzo 1890, però, non suscitò l'entusiasmo del pubblico. Nonostante le premesse, l'opera si riscattò, e divenne poi la composizione operistica più famosa di Saint-Saëns, ed è tuttora nel repertorio operistico dei principali teatri del mondo. Shirley Verrett ha fatto del ruolo di Dalila uno dei suoi cavalli di battaglia, ma si ricordano anche Fiorenza Cossotto, Agnes Baltsa, Grace Bumbry.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Atto I[modifica | modifica wikitesto]

Davanti al tempio di Dagon, a Gaza, gli ebrei compiangono il loro destino, chiedendo aiuto al Signore. Samson li esorta ad avere fede nel Signore, e che presto lui riuscirà a liberarli dal giogo della schiavitù. Dopo averlo sentito, Abimelech, un satrapo, schernisce gli ebrei e il loro Dio, e viene affrontato da Samson. Tuttavia il superbo satrapo perde contro Samson e viene ucciso, e il suo seguito fugge via. Samson e gli ebrei fuggono da un'altra parte. Il Gran Sacerdote, uscito dal tempio, dopo aver visto il cadavere di Abimelech, ordina che gli ebrei siano sterminati, ma giunge in quel momento un messaggero che comunica che gli Ebrei stanno devastando il paese, e per sicurezza, il Gran Sacerdote parte per rifugiarsi nelle montagne. Gli ebrei ritornano e festeggiano in piazza ringraziando il Signore. Dal tempio escono delle sacerdotesse filistee, tra cui Dalila, che ha deciso di supplire con l'astuzia alla sconfitta sul campo, perciò celebra la vittoria di Samson e gli dice di amarlo. Samson è combattuto da diversi sentimenti, ma nonostante i richiami di un vecchio saggio ebreo è deciso a seguire la donna nella sua casa.

Atto II[modifica | modifica wikitesto]

Mentre Dalila attende l'arrivo di Samson, prega Dagon affinché aiuti il suo proposito di vendicare i filistei. Il Gran Sacerdote arriva, si informa del piano di Dalila ed entrambi giurano la morte di Samson. Uscito il Gran Sacerdote, entra Samson quasi pentito di essere giunto lì: Dalila allora lo convince con tutte le sue arti seduttorie (Mon coeur s'ouvre a ta voix) e Samson cade alla sua mercé, ma si rifiuta di rivelare il segreto della sua forza. Dalila lo accusa di non amarlo e rientra in casa. Mentre infuria in cielo la collera divina, Samson si decide e la segue. Poco dopo arrivano gli sgherri del Sacerdote, chiamati da Dalila e fanno Samson loro prigioniero.

Atto III[modifica | modifica wikitesto]

Samson, cieco e senza capelli, e quindi privo della forza che questi gli conferivano, si lamenta nel carcere mentre spinge una macina. Prega che i fratelli ebrei non subiscano la stessa sorte, ma sente che questi, anche loro in prigionia, lo maledicono per colpa di Dalila. Samson viene condotto nel tempio di Dagon. Qui si festeggia con un'orgia sfrenata la vittoria dei filistei. Samson entra, schernito dal Gran Sacerdote, che sfida Dio, provocandolo a restituire la forza a Samson. Tutto il tempio inneggia a Dagon, unico e vero dio; alla folla si unisce anche Dalila che si prende gioco di Samson. Allora lui si fa condurre da un fanciullo presso le due colonne madri del tempio, e prega Dio di restituirgli la sua antica forza, facendole crollare e con lui morire tutti quelli che si trovavano al suo interno.

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