Roma senza papa

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Roma senza papa. Cronache romane di fine secolo ventesimo
AutoreGuido Morselli
1ª ed. originale1974
Genereromanzo
Sottogeneresatirico, fantapolitico, ucronico
Lingua originale italiano
AmbientazioneRoma, Zagarolo
Personaggi
  • Don Walter
  • Lotte, la moglie
  • Don Rusticucci
  • Don Costantini

Roma senza papa. Cronache romane di fine secolo ventesimo è il primo romanzo pubblicato di Guido Morselli, apparso postumo presso l'Editore Adelphi nel luglio 1974, a un anno dal suicidio dell'autore, segnato dall'ennesimo rifiuto editoriale ricevuto. Breve romanzo satirico e fantapolitico, descrive il futuro della Chiesa Cattolica alla fine del Novecento. Lo scrittore iniziò la stesura del libro nel 1966 e la terminò nel 1967 a Santa Trinità dei Gavirate.

Frutto dell'atmosfera generata dal Concilio Vaticano II, Morselli ne trasse ispirazione per ventilare la proposta di un papato a tempo, della durata di circa 15 anni e la visione di una Chiesa governata collegialmente. Lo scenario apocalittico descritto prevede un'Italia meridionalizzata dopo il suo ingresso nel club europeo, con fabbriche in dismissione e acciaierie del Sud che chiudono; gli italiani sfruttati dai Paesi Nordici, Germania in testa; il presidente USA è una ex first lady, Jacqueline Kennedy. Nella schiera dei papi emeriti, c'è chi vede con favore l'elezione a pontefice di padre Johnson, un prete nero americano ed ex giocatore di basket.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

È stato eletto papa un turco di rito Maronita, che ha preso il nome di Libero I. Il pontefice straniero è timido, parla italiano con accento marcato. Con l'enciclica Maria, Mater Christi, inaugura una mariologia rinunciataria. Abolisce il celibato ecclesiastico, mantenendo la proibizione per gli anticoncezionali, per cui il prete fedele si riconosce dalla famiglia numerosa. Ciò è solo l'inizio di una stagione di demolizione della tradizione della Chiesa. Il papa lascia Roma e si trasferisce a Zagarolo, alimentando un clima di di sospensione e attesa.

Guido Morselli era un ottimo romanziere, e fu apprezzato solamente dopo il suo suicidio; tuttavia, ignorava le pratiche dei Maroniti, tranne forse l'antichissima origine monofisita (anzi monotelita), abbondantemente rinnegata, altrimenti non ne avrebbe attribuito ad un loro membro simili iniziative.

Sono trascorsi alcuni anni. Il romanzo (appunto "Roma senza Papa") è presentato sotto forma di diario. Il suo protagonista e narratre è un giovane sacerdote svizzero, don Walter, coniugato con una psichiatra, ma attaccato alla talare ed alla Messa celebrata tutta in latino ed iniziando con "L'Introibo". Egli e la moglie sono molto devoti alla Madonna: lui è venuto in Italia per consegnare al nuovo papa, un monaco benedettino irlandese che ha preso nome Giovanni XXIV e ama allevare vipere, un saggio scritto da lui e dalla consorte, in difesa dell'Iperdulia (la devozione mariana). Intanto, in Italia, l'abolizione delle gare sportive, in specie delle partite di calcio, ha provocato lo scoppio della sua prima vera rivoluzione. Amintore Fanfani, divenuto capo del PSU (Partito Socialista Unificando) è il dittatore comunista al potere. Il prete svizzero, assiste a spettacoli a dir poco "curiosi". Dal vecchio parroco trasteverino, che, alla notizia che, ben presto, per essere prete bisognerà sposarsi, pensa di lasciare il sacerdozio, ai seminaristi che sfilano con la fascia di lutto al braccio per la "morte" di Dio. Circa il papa, poi, proprio durante il soggiorno italiano del prete svizzero, le agenzie di stampa battono la notizia che la presidentessa degli USA, ed una teosofa indiana, sono divenute rivali, avendo entrambe chiesto pubblicamente la sua mano. Allorché finalmente riesce ad incontrare il pontefice, ne ricava l'impressione che era il più tradizionalista di tutti, seriamente addolorato per la situazione di sfascio della Chiesa, ma che, giuntovi alla guida, aveva concluso che solo toccando il fondo si poteva risalire, e, pertanto, aveva deciso, semplicemente di non far nulla.

In effetti, quando finalmente, (dopo circa un anno di attesa in una Roma completamente secolarizzata e "vedova" della presenza papale), don Walter riesce a farsi dare udienza dal papa, assieme ad altri undici prelati, le uniche parole che ascolterà, prima di tornarsene in Svizzera, dall'amata ma sterile moglie psichiatra Lotte sono:

« I preti sono portati a vedere il buon Dio a loro immagine e somiglianza, anche quando predicano che siamo noi a immagine e somiglianza Sua. Invece... bisogna persuaderci che Dio è diverso, Dio non è prete... E nemmeno frate.[1] »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roma senza papa, Adelphi, pg. 176

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Roma senza papa, Collana Narrativa Contemporanea, Milano, Adelphi, 1974.
  • Roma senza papa, Collana Tascabili n.227, Milano, Bompiani, 1981.
  • Roma senza papa, Collana Fabula n.11, Milano, Adelphi, 1986.
  • Roma senza papa, Collana gli Adelphi, Milano, Adelphi, 1992, ISBN 978-88-4590-934-4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]