Roberto Marinho

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Roberto Pisani Marinho (Rio de Janeiro, 3 dicembre 1904Rio de Janeiro, 6 agosto 2003) è stato un giornalista e imprenditore brasiliano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di padre portoghese e madre italiana, appena maggiorenne fu uno dei primissimi esponenti del movimento tenentista, partecipando alla rivolta dei 18 di Forte Copacabana (1922), la prima di una serie di proteste che portò alla fine della cosiddetta "Vecchia Repubblica".

Il 29 luglio 1925, ereditò dal padre Irineu il giornale da lui fondato, O Globo, e ne fece il primo mattone di quello che poi divenne la Organizações Globo, gruppo mediatico proprietario di quotidiani, emittenti radiofoniche (come Rádio Globo e Radio CBN) e televisive (fra cui Rede Globo, il principale canale televisivo brasiliano). Dal 1985 al 1993, fu presidente di Telemontecarlo, nel periodo in cui Rede Globo detenne il controllo dell'emittente monegasca di lingua italiana.

Si sposò tre volte: nel 1946 con Stella Goulart, nel 1971 con Ruth Albuquerque e nel 1991 con Lily de Carvalho. Ebbe quattro figli, tutti dalla prima moglie: Roberto Irineu, João Roberto e José Roberto sono alla guida del gruppo, mentre il secondogenito Paulo Roberto morì a soli 19 anni.

Nel 1993, fu eletto al Consiglio della Accademia Brasiliana delle Lettere, succedendo a Otto Lara Resende. In quello stesso anno, fu oggetto di dure critiche nel documentario di Channel 4, Beyond Citizen Kane, un'inchiesta sui rapporti fra mass media e politica in Brasile.

Divenne noto anche per la sua collezione d'arte, che includeva opere di Candido Portinari, suo amico personale.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Praticò per buona parte della sua vita la pesca subacquea in apnea: l'ultima immersione la effettuò a ottant'anni compiuti.

Premi[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Croce dell'Ordine Civile di Alfonso X il Saggio (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine Civile di Alfonso X il Saggio (Spagna)
— 1982

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Cabot Prize Winners by Name, 1939-2009 (PDF), Columbia University Graduate School of Journalism. URL consultato il 25 dicembre 2011 (archiviato dall'url originale il 30 ottobre 2013).

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN15717447 · ISNI (EN0000 0000 8095 5958 · LCCN (ENn86006348 · GND (DE124921116 · BNF (FRcb12063924w (data)