Robert Peroni

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«Resto qui perché quando in mezzo alla neve incontro un amico, lui ti guarda, poi in silenzio si avvicina, strofina il naso contro il tuo, inspira il tuo respiro, e ti capisce, sa se stai bene, e se sei felice gioisce per te»

(Robert Peroni, Dove il vento grida più forte)
Robert Peroni at the Red House in Tasiilaq.

Robert Peroni (Renon, 1944) è uno scrittore, esploratore e alpinista italiano. Dal 1980 abita nella parte più orientale della Groenlandia impegnato alla salvaguardia dell'ambiente e dei suoi abitanti, gli inuit, dalla distruzione causata dall'arrivo della modernità[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

antico popolo degli inuit

Robert Peroni nato in Alto Adige, si era laureato in psicologia e, amante degli sport, aveva raggiunto una certa notorietà praticando scalate e sport invernali estremi, ma anche camminate nel deserto attraversando il Sahara[2].

Nel 1980, a quaranta anni, stanco di dover mantenere e incrementare i record raggiunti, decise di abbandonare l'attività sportiva accettando l'invito di fare da guida a una spedizione di trenta persone in Groenlandia con un equipaggiamento di sopravvivenza di tre mesi. Dopo aver attraversato l'isola per 1550 km su di una slitta, arrivò a Tasiilaq, forse una delle ultime frontiere esplorate del mondo, la zona venne infatti contattata solo nel 1884, incontrando il popolo degli inuit.

L'esploratore rimase affascinato da questa terra e dalla sua piccola comunità, e per dieci anni si dedicò alle spedizioni private e scientifiche facendo il pendolare tra l'Italia e la Groenlandia. Robert Peroni è forse il solo che ha effettuato una spedizione estrema attraversando la Groenlandia del nord per 1400 km seguito da due compagni, senza equipaggiamenti tecnologici. Decise poi di rimanere per sempre in questa terra inospitale per essere d'aiuto alla popolazione in via di estinzione.

Dopo alcuni anni di adattamento, Robert Peroni, era completamente integrato con i nativi, condividendone le enormi difficoltà che il clima nordico impone[3]. Acquistò e adattò una casa, dove ospitare i giovani inuit che si trovavano in difficoltà sia di sostentamento che psicologiche. Con il tempo Peroni l'ha trasformata in un albergo per poter ospitare i turisti delle spedizioni nordiche. In questa casa, denominata Casa rossa sulla cui entrata vi è scritto Noi qui siamo a casa loro, Peroni riesce a dare lavoro a settanta abitanti locali[4].

Tasiilaq (estate 2006)

Il suo obiettivo è riuscire a dare un reale contributo affinché questa gente riesca a superare questo momento che è per loro di grande cambiamento. Gli inuit sono una popolazione che da secoli vive unicamente di cacciagione. Le foche, le balene e gli orsi bianchi, sono il loro naturale sostentamento, ma le nuove leggi che ne hanno vietato la caccia, sia in Canada che in Norvegia dove venivano decimati animali solo a fini commerciali, non ha fatto una distinzione con questo popolo che caccia solo per sopravvivenza. Ora non hanno più nessuna forma di sostentamento, se non il contributo assistenziale concesso dallo stato danese, che, se è sufficiente a livello alimentare, non lo è per un popolo che ha fondato per secoli la propria autostima sulla personale capacità di autonomia in un clima aspro al limite dell'umano.

Questo problema è maggiormente presente nei giovani che cercano lavoro allontanandosi, ma trovando non poche difficoltà incontrando culture molto diverse, in aumento sono infatti i casi di alcolismo e di suicidio. L'esploratore teme che la modernità annullerà il popolo degli inuit, e loro devono quindi imparare a convivere con un nuovo sistema di vita, altrimenti la cultura moderna con le nuove tecnologie li sopprimerà.

Con il suo lavoro e con la pubblicazione dei suoi libri nati da un'iniziativa dello scrittore Francesco Casolo e scritti a quattro mani con lo stesso Francesco Casolo, Robert Peroni denuncia la situazione drammatica di questa popolazione, che pur essendo molto antica, difficilmente riuscirà ad adattarsi alle modernità delle leggi che proibiscono l'esercizio della caccia, che è la fonte naturale di sopravvivenza, dando in cambio nessuna altra possibilità lavorativa[5]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Robert Peroni e Francesco Casolo, Dove il vento grida più forte. La mia seconda vita con il popolo dei ghiacci, Sperling & Kupfer, 2014.
  • Robert Peroni e Francesco Casolo, I colori del ghiaccio. Viaggio nel cuore della Groenlandia e altri misteri della terra degli inuit, Sperling & Kupfer, 2014.
  • Robert Peroni e Francesco Casolo, In quei giorni di tempesta, Sperling & Kupfer, 2014.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Casa Rossa, su anordestdiche.com, And a nord di che. URL consultato il 5 novembre 2017.
  2. ^ Filmato audio (IT) TEDx Talks, Diversi, da chi?, su YouTube, TEDx Talk, 11 dicembre 2014. URL consultato il 9 novembre 2017.
  3. ^ Giampaolo Visetti, Robert Peroni: "Io, che vivo con gli inuit per difendere i loro diritti", su repubblica.it, La Repubblica. URL consultato il 9 novembre 2017.
  4. ^ Paola Manfredi, Iom, che sono un inuit, su vanityfair.it, Vanity Fair.
  5. ^ Filmato audio (IT) La Casa Rossa, su YouTube, PANDORA creative studios, 25 marzo 2013. URL consultato il 9 novembre 2017.

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Controllo di autoritàVIAF (EN49818596 · ISNI (EN0000 0000 6671 8171 · LCCN (ENn87819177 · GND (DE1059727072 · WorldCat Identities (ENlccn-n87819177