Rivolta della brigata Catanzaro

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Rivolta della brigata Catanzaro
Stato Italia Italia
Luogo Santa Maria la Longa (Udine)
Obiettivo punire ammutinamenti, ribellioni o atti di codardia all'interno del Regio Esercito.
Data 15 luglio 1917,
Tipo fucilazione, decimazione
Morti 28
Responsabili plotone di esecuzione formato dai soldati della brigata Catanzaro
Motivazione Fucilazioni per l'esempio, Decimazione

La rivolta della brigata Catanzaro, avvenuta il 15 luglio 1917 a Santa Maria La Longa, fu il più grave episodio di ammutinamento all'interno del Regio Esercito durante la prima guerra mondiale e l'unico in cui sia avvenuta una vera e propria rivolta organizzata.[1]

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

La brigata ''Catanzaro'', composta da due reggimenti, il 141° ed il 142°, era un'unità che si era distinta nei combattimenti dal suo dispiegamento nel luglio del 1915. Durante la terza battaglia dell'Isonzo, sul monte San Michele, tra il 17 ed il 26 ottobre 1915 perse quasi la metà degli effettivi.[2] impiegata duramente sul Carso, durante la Strafexpedition il 141º Reggimento, subì gravi perdite, ad esempio il 3 giugno 1916, perse, in un solo giorno, il 38% degli effettivi, con 333 morti.[3]

La decimazione della Catanzaro[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 maggio 1916 mentre due battaglioni del 141º reggimento tenevano la prima linea sul Monte Mosciagh sull'altopiano d'Asiago, gli altri due stavano nelle immediate retrovie, ai piedi del monte, pronte al rinforzo della linea, in caso di attacco.[4] Verso le sette di sera, in concomitanza con una forte grandinata, gli austriaci attaccarono la linea italiana, presi di sorpresa, i soldati si ritirarono verso le seconde linee, alcuni sbandarono nei boschi circostanti. La maggior parte fu radunata subito e spedita al contrattacco, ma alcuni tornarono al reggimento solo la mattina seguente. Tra gli 86 rientrati in ritardo furono fucilati, due giorni dopo, il 28 maggio, i quattro più alti in grado (un sottotenente e tre sergenti) e otto soldati estratti a sorte, su ordine del comandante del reggimento, il colonnello Attilio Thermes, gli altri furono sottoposti a corte marziale.[4] I fucilati furono gettati in una foiba sulle pendici del monte Sprunk, dove il reggimento si era ritirato sotto la pressione dell'offensiva austriaca.[5] La corte ne assolse 7 poiché appurò che non avevano partecipato allo sbandamento, questi soldati erano tra quelli scampati al sorteggio.[4] Gli altri vennero condannati a due soli anni di reclusione, in quanto la corte marziale giudicò che avessero agito sotto momentanea infermità mentale.[6] Thermes fu il primo ufficiale a ricevere un encomio da parte di Cadorna, dall'inizio delle ostilità, pubblicato nell'Ordine del giorno del 22 giugno 1916.[7]

Le fucilazioni sommarie senza processo, frequenti durante la prima guerra mondiale all'interno del Regio esercito, furono scarsissime negli altri eserciti belligeranti (a parte gli imperi orientali, ottomano e russo, dove i dati relativi alle esecuzioni non sono disponibili), mentre le decimazioni furono una prerogativa solo italiana.[8] Dopo l'episodio della 141ª, Cadorna istituzionalizzò le decimazioni con una circolare del primo novembre 1916, prescrivendola per i reati più gravi, qualora non fosse stato possibile identificare i responsabili.[8] Almeno altri sette casi di decimazioni sono state accertate durante gli anni di guerra.[8]

Nell'inverno '16-'17 la brigata assistette alla fucilazione sommaria di un soldato accusato di diserzione.[5] I primi di giugno, mentre il 142º reggimento della Catanzaro si accingeva a ripartire per la prima linea i soldati si ribellarono urlando e sparando in aria, l'immediato intervento degli ufficiali riportò immediatamente la calma.[9]Per questa breve rivolta, un soldato venne processato dalla corte marziale e condannato a morte, ma, in cambio dei nomi di presunti sobillatori, ottenne il rinvio della pena.[9] L'autorità militare, per individuare certamente i soldati che incitavano i compagni alla rivolta, inserì nella brigata carabinieri travestiti da soldati.[9]Il 14 luglio 1917, il giorno precedente alla rivolta, i carabinieri infiltrati nelle compagnie furono ritirati poiché era stata scoperta la loro vera identità, il comando di brigata affidò ai carabinieri con rinforzi di cavalleggeri il compito di effettuare nove arresti fra i soldati l'indomani mattina.[9]

La rivolta della Catanzaro[modifica | modifica wikitesto]

La sera del 15 luglio 1917, la brigata Catanzaro era di stanza a Santa Maria La Longa per un periodo di riposo dopo 40 giorni in prima linea sul fronte del Carso, contro le fortificazioni dell'Ermada.[2] Il 141º reggimento ed il 142° ricevettero, a sera, l'ordine che gli annunciava l'immediato ritorno in linea, i soldati, provati dalla durezza degli scontri, si ribellarono armati, sparando contro gli alloggiamenti degli ufficiali, uccidendone alcuni.[5]

I soldati ribelli si impossessarono di tre mitragliatrici, e solo l'intervento di ingenti forze, carabinieri, cavalleggeri e una sezione d'artiglieria mobile, riportarono l'ordine al mattino, arrestando i soldati ribelli.[5] Il bilancio della notte di rivolta ammonta 3 ufficiali e 4 carabinieri uccisi.[5][10] Durante la rivolta, alcuni soldati spararono contro la villa della famiglia Colloredo, che abitualmente ospitava Gabriele D'Annunzio, in quel momento assente, poiché presso un campo d'aviazione per preparare una nuova missione.[5]

La mattina dopo, 28 soldati, di cui 12 sorteggiati all'interno della 6ª compagnia del 142°, furono fucilati contro il muro del cimitero.[2] La responsabilità per la decimazione della 6ª compagnia fu assunta direttamente dal comandante del VII corpo d'armata, il generale Adolfo Tettoni, mentre per quei soldati ribelli colti in flagrante, appartenenti ad entrambi reggimenti, 141° e 142°, l'ordine fu dato dal comandante della 45ª divisione, generale Galgani.[11] I superstiti furono tradotti in prima linea, sotto scorta armata ma, durante il tragitto, alcuni gettarono le munizioni, venendo puniti con altre 10 fucilazioni sommarie.[5][12]

Dei superstiti, 132 soldati,[2] vennero inviati successivamente a corte marziale, che comminò 4 condanne a morte, eseguite nel settembre dello stesso anno.[5]

Le cause della rivolta, per il comandante della III° armata, il Duca D'Aosta, erano da ricercare nello scontento dei soldati della brigata Catanzaro per il prolungato impiego sul fronte del Carso e per la disparità di trattamento rispetto ad altre brigate che usufruivano di turni al fronte più agevoli, invece, il rapporto sugli stessi eventi del comandante del VII° corpo, generale Tettoni, imputava alla propaganda socialista ed ai giornali che riportavano le notizie dalla Russia le principali cause della rivolta.[9] Entrambi consideravano una delle cause minori la soppressione delle licenze per i soldati siciliani, numerosi nella brigata, dovuta all'alto numero di disertori nell'isola.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giorgio Rochat, Ufficiali e soldati: l'esercito italiano dalla prima alla seconda guerra mondiale, P. Gaspari, 1° gennaio 2000, p. 37, ISBN 9788886338745. URL consultato il 30 novembre 2015.
  2. ^ a b c d Mark Thompson, La guerra bianca. Vita e morte sul fronte italiano 1915-1919, Il Saggiatore, 1° gennaio 2009, p. 144 e 277-278, ISBN 9788865760086. URL consultato il 06 dicembre 2015.
  3. ^ Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito, Diario Storico 141º Reggimento Fanteria, Repertorio B-1 Racc. 136D 1213f (1.12.1915-30.11.1916), Archivio Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito.
  4. ^ a b c scrivia, su www.cimeetrincee.it. URL consultato il 02 dicembre 2015.
  5. ^ a b c d e f g h Marco Rossi, Gli ammutinati delle trincee, Pisa, BFS edizioni, 2014, pp. 59-60, ISBN 978-88-89413-70-8.
  6. ^ Alberto Monticone, Gli Italiani in uniforme, 1915-1918, Bari, Laterza, 1° gennaio 1972, p. 273.
  7. ^ Alessandra Colla, Grigioverde rosso sangue. Combattere e morire nella Grande Guerra del 15-18, sezione 5, goWare, 28 novembre 2014, ISBN 9788867972661. URL consultato il 06 dicembre 2015.
  8. ^ a b c (EN) Annali della Fondazione Ugo La Malfa XXVIII 2013: Storia e Politica, Gangemi Editore spa, pp. 138-140, ISBN 9788849298635. URL consultato l'11 dicembre 2015.
  9. ^ a b c d e f Piero Melograni, Storia politica della Grande Guerra 1915-1918, Mondadori, 29 luglio 2014, sezione 5, ISBN 9788852052149. URL consultato il 12 dicembre 2015.
  10. ^ Alcune fonti riferiscono di 2 ufficiali, 8 soldati ed un carabiniere, si veda Rossi, 2014, p.59, mentre altre riportano 2 ufficiali e 9 soldati morti, si veda Thompson, p. 277.
  11. ^ Fucilazioni della brigata Catanzaro a Santa Maria la Longa, su www.lagrandeguerra.info. URL consultato il 06 dicembre 2015.
  12. ^ Altre fonti riferiscono di solo quattro fucilati, si veda Melograni, sez.5.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]