Quota latte

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

La quota latte era un limite sulla produzione di latte per ciascun allevatore nella Comunità europea, oltre il quale si applicava una tassazione detta prelievo supplementare. Introdotta dal regolamento comunitario 856/1984 del 31 marzo 1984, sostituita poi dal regolamento 3950/92 del 28 dicembre 1992 e dal regolamento 1788/2003 del 29 settembre 2003, è infine cessata dal 1º aprile 2015.

Il prelievo supplementare[modifica | modifica wikitesto]

Il regime del prelievo supplementare era uno strumento di politica agraria comunitaria che imponeva agli allevatori europei un prelievo finanziario per ogni chilogrammo di latte prodotto oltre un limite stabilito (quota latte). Erano gli acquirenti di latte (latterie, caseifici, ecc.) a fungere da sostituti di imposta: essi dovevano quindi tener monitorate le consegne di latte dei produttori propri conferenti e nel momento in cui questi ultimi avessero superato la quota latte dovevano trattenere – dall'importo che periodicamente liquidavano ad essi come pagamento per il latte acquistato – il prelievo stabilito dalle norme comunitarie.

Con il regolamento 856/84 fu fissato un anno di riferimento, per l'intera comunità; il quantitativo globale garantito di latte di ogni singolo Stato membro venne ottenuto sommando i quantitativi di latte consegnati dai produttori alle imprese di trasformazione, comma 4 del Reg. CE 856/84.

Nella versione sviluppata dalla Comunità europea dal 1984 fino al 2015 (quando il 1º aprile è cessata l'applicazione del sistema), la quota latte non era giuridicamente da intendersi come una concessione a produrre. In realtà l'allevatore aveva liberamente potuto produrre latte prima dell'introduzione del regime del prelievo supplementare e poteva liberamente farlo dopo. A rigore, infatti, un allevatore poteva produrre e commercializzare latte anche oltre la propria quota, salvo incorrere consapevolmente nel pagamento di un tributo (il prelievo supplementare) molto elevato, tanto da rendere fortemente anti-economica tale produzione e relativa commercializzazione.

La quota era dunque semmai «una sorta di autorizzazione amministrativa a commercializzare il latte senza pagare penale» (prima Relazione della Commissione governativa d'indagine sulle quote latte); una definizione efficace, anche se alla parola "penale" si potrebbe preferire "tributo".

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Per l'Italia l'anno di riferimento era il 1983. Dalle rilevazioni fatte in Italia, il quantitativo globale di riferimento, che può intendersi come il totale del latte venduto dai produttori ai trasformatori o direttamente al consumatore, venne fissato in 8.823 migliaia di tonnellate. Il dato era, secondo le associazioni di categoria, sottostimato e per questo l'allora ministro dell'agricoltura Filippo Maria Pandolfi fu duramente criticato[1]. Pandolfi attribuì la colpa a un errore dell'ISTAT e promise che comunque eventuali sanzioni non sarebbero state applicate ai produttori italiani individuali (le quote individuali vennero applicate solo dopo alcuni anni)[1][2][3].

Scopo del prelievo supplementare[modifica | modifica wikitesto]

Scopo delle quote latte era di evitare che la produzione di latte, diventando eccessiva, portasse a cali nel prezzo di vendita alla stalla, con conseguente perdita di profitto per gli allevatori.

Le quote latte si configuravano infatti come un regime di contingentamento della produzione; una misura ascrivibile al gruppo degli strumenti volti a regolare l'offerta. Si trattava quindi di una misura che interveniva sulle decisioni dell'imprenditore, disincentivando fortemente la produzione oltre certi limiti.

Modifiche del regime[modifica | modifica wikitesto]

La disciplina delle quote latte fu rinegoziata il 18 novembre 2008 a Bruxelles dal Consiglio dei ministri UE dell'Agricoltura, con aumento della quota di produzione italiana[4].

La fine del regime[modifica | modifica wikitesto]

Con il 1º aprile 2015 è terminato il regime delle quote latte e si è tornati al libero mercato.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Arturo Guatelli, Quelle tante colpe dei ministri pasticcioni. Dalle promesse di Pandolfi alla lobby del Sud, Corriere della Sera, 19 gennaio 1997. URL consultato il 17 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2015).
  2. ^ Marco Castoldi, Guerra del latte, allevatori a Palazzo Chigi, Corriere della Sera, 21 gennaio 1997. URL consultato il 17 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2015).
  3. ^ Gian Antonio Stella, "Tiratemi il letame, ma non è colpa mia", Corriere della Sera, 30 novembre 1997. URL consultato il 17 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 2 aprile 2015).
  4. ^ Aumento della quota di produzione del 5% subordinata alla regolarizzazione e al pagamento delle multe
  5. ^ Gazzetta economica

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Borroni Le quote latte in Italia (Franco Angeli Editore - Milano 2001)
  • Stefano Boccoli Guida alle quote latte (Il Sole 24 Ore Edagricole - 2004)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàGND (DE4263172-5