Decreto ministeriale

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Un decreto ministeriale (D.M.), nell'ordinamento giuridico italiano, è un atto amministrativo emanato da un ministro nell'ambito delle materie di competenza del suo dicastero. Quando questo tipo di atto è emanato dal presidente del Consiglio dei ministri prende la denominazione di decreto del presidente del Consiglio dei ministri (d.p.C.m.). Quando la legge lo prevede, se un decreto richiede la competenza di diversi dicasteri e deve quindi essere adottato di concerto tra gli stessi, si parla di decreto interministeriale, avente il medesimo valore normativo.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il decreto ministeriale non costituisce una fonte del diritto autonoma, bensì la veste formale spesso attribuita ad una fonte secondaria (regolamento), qualora essa venga emanata da un Ministro nell'ambito della competenza del suo dicastero.[1]

Attualmente, il potere regolamentare attribuito al Governo è disciplinato dall'art. 17 della Legge 23 agosto 1988, n. 400. Essa costituisce la fonte attributiva di detto potere che, sulla base del sistema delle fonti disciplinato dalla Costituzione, non può essere esercitato in difetto di una specifica attribuzione di rango primario (ossia di legge ordinaria)[1].

I regolamenti emanati nella veste di decreti ministeriali non possono quindi derogare, quanto al contenuto, né alla Costituzione, né alle leggi ordinarie sovraordinate. Per identico motivo, le norme regolamentari non possono avere ad oggetto incriminazioni penali, stante la riserva assoluta di legge che vige in detta materia (art. 25 della Costituzione)[1].

Quanto al procedimento, occorre distinguere tra i regolamenti adottati dal Governo in veste di organo collegiale (art. 92 della Costituzione), dai regolamenti emanati dai singoli Ministri nell'ambito di competenza loro attribuito: solo questi ultimi, come detto, vengono emanati tramite decreti ministeriali[1].

I regolamenti governativi in senso proprio seguono invero un procedimento aggravato, in quanto essi vengono emanati con Decreto del presidente della Repubblica (D.P.R.), previa deliberazione del Consiglio dei Ministri e sentito il parere del Consiglio di Stato (obbligatorio ma non vincolante). Essi sono inoltre sottoposti al visto e alla registrazione della Corte dei conti e pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.

I regolamenti adottati con decreto ministeriale invece sono emanati dai singoli ministri e semplicemente comunicati al Presidente del Consiglio prima dell'entrata in vigore. Qualora l'organo emanante sia lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, nell'ambito delle funzioni di coordinamento e indirizzo politico-amministrativo ed esso attribuite, il regolamento viene emanato nella forma di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (D.P.C.M.)[1].

Il decreto ministeriale, quindi, è di solito generale e astratto, in quanto pone norme tecniche di dettaglio, o generiche ma relative ad uno specifico argomento, finalizzate all'attuazione di una data norma di legge. Talvolta riveste però carattere particolare e discrezionale, come nel caso delle nomine dirigenziali, rientrando così nella categoria degli atti di alta amministrazione.[2]

È sempre prescritto dalla legge, che dopo aver delineato i principi fondamentali di una data materia (ad esempio, la classificazione delle strade), ne affida l'esatta definizione tecnica ed attuazione al ministro competente, che la effettua con proprio decreto. Sotto questo aspetto, il decreto ministeriale non va però confuso con il decreto legislativo, che è invece un atto avente forza di legge emanato dal Governo nel suo insieme a seguito di una legge di delega parlamentare.

Esistono varie tipologie di regolamenti ministeriali. Tra essi i più significativi sono quelli:

  • esecutivi, emanati per l'esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi, nonché dei regolamenti comunitari (art. 17, comma 1 lett. a), l. 400/1988)[1];
  • attuativi e integrativi, che si distinguono dai primi in quanto non si limitano a dare esecuzione a norme contenute nella fonte sovraordinata (legge, decreto legislativo), ma hanno contenuto innovativo, assicurando l'applicazione e l'integrazione delle leggi, ancorché nei limiti della disciplina da essa prefissata (art. 17, comma 1 lett. b), l. 400/1988)[1];
  • indipendenti, destinati a intervenire in materie la cui disciplina non sia già coperta da norme contenute in una legge sovraordinata. L'attribuzione di una generale competenza regolamentare del Governo e dei singoli Ministri in assenza di una legge ordinaria che disciplini gli aspetti generali della materia ha sollevato dubbi di compatibilità con il principio costituzionale di legalità. Tali dubbi sono tuttavia venuti meno nella prassi, atteso che non è dato rinvenire ormai quasi nessuna materia non coperta, almeno parzialmente, da norme di legge (art. 17, comma 1 lett. c), l. 400/1988)[1];
  • di delegificazione, così chiamati perché emanati allo scopo di regolare materie già regolate da leggi ordinarie, per le quali sia stata prevista l'abrogazione e la contestuale autorizzazione al Governo ad emanare norme di fonte regolamentare in loro sostituzione. In altre parole, è il fenomeno che si verifica allorquando all'abrogazione di una legge non segue l'emanazione di una successiva legge sostitutiva, ma di un regolamento governativo che contiene la disciplina nuova (art. 17, comma 2)[1].

Materie oggetto di decretazione ministeriale possono essere, ad esempio, la nomina di dirigenti ministeriali o di enti pubblici, la predisposizione di un regolamento sanitario, modifiche ed integrazioni di dettaglio in materia di economia e finanza pubbliche, la classificazione di determinati beni o prodotti, l'organizzazione e le procedure amministrative, e così via.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Se il decreto ministeriale è un atto tipico dell'ordinamento italiano, esistono tuttavia atti omologhi in altri ordinamenti, diversamente denominati. In particolare, nel Regno Unito esistono gli Statutory Instruments, che sono più propriamente atti di legislazione delegata, assimilabili però ai decreti ministeriali di diritto italiano in quanto tra i soggetti autorizzati ad emanarli vi sono anche i singoli Ministri della Corona.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i F. Lisena Manuale di diritto costituzionale Molfetta 2019 pp. 324-327
  2. ^ Gianluca Sgueo, Gli atti di alta amministrazione e gli atti politici. Analogie e differenze, diritto.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]