Qandeel Baloch

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Qandeel Baloch, pseudonimo di Fouzia Azeem (Dera Ghazi Khan, 1º marzo 1990Multan, 15 luglio 2016), è stata un'attrice, modella e blogger pakistana.

La sua popolarità in Pakistan si è sviluppata con la partecipazione del programma Pakistan Idol,[1] diventando nelle tendenze, una delle personalità più ricercate su internet in Pakistan nell'anno 2015[2][3] e venendo soprannominata la Kim Kardashian pachistana[4][5]. Le condivisioni di messaggi e video provocatori l'hanno resa una celebrità del web, ma anche oggetto di controversie nella società pachistana, amplificati da un confronto televisivo con un'autorità religiosa diventato poi uno scandalo[6][7].

Venne drogata e strangolata dal fratello Muhammad Wasim,[4][8] il quale ha confessato l'omicidio con la motivazione del delitto d'onore[9].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 2016 Qandeel Baloch fu invitata nel programma televisivo Ajeeb Saa a discutere dei suoi comportamenti con il mufti Abdul Qavi, volto religioso noto della televisione pachistana. Nell'occasione il mufti propose alla ragazza di volerla incontrare in una sua futura visita alla citta di Karachi[1] e in seguito aggiunse, alla sola condizione che Baloch digiunasse per l'intero mese di Ramadan[10]. Baloch organizzò l'incontro presso una stanza di un albergo e sfruttò la situazione per denigrare il suo interlocutore, postando foto e video sui canali social alludendo a un'ipocrisia del religioso.[10]

L'incontro ebbe molto risalto nei media: portarono al licenziamento di Qavi dal suo ruolo religioso del moonsighting committee e portò alla scoperta del vero nome di Baloch. Tormentata dalle minacce di morte e dalla pressione mediatica che si faceva sempre più insistente chiese protezione al governo ed espresse preoccupazione per la sua incolumità.[1][5]

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Diciassette giorni dopo la pubblicazione del suo vero nome sulla stampa,[1] Qandeel Baloch venne drogata e strangolata il 15 luglio 2016 dal fratello Muhammad Wasim nella casa dei genitori. Wasim confessò l'omicidio citando l'onore della famiglia[8][9] e l'assassinio di Qandeel Baloch venne riportato da vari media come un delitto d'onore, portando internazionalmente attenzione sulla condizione della donna in Pakistan.[1][11][12]

Nell'ottobre dello stesso anno, il governo pachistano approvò la legge che toglie ai responsabili dichiarati di delitti d'onore la possibilità di essere perdonati dalla famiglia della vittima, mantenendola però i casi di condanna a morte che in caso di perdono vengono tramutati in carcere.[13]

A seguito della morte di Baloch, i suoi profili ufficiali Facebook e Instagram, rispettivamente di circa 700.000 e 70.000 followers[14], vennero chiusi.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e (EN) Jon Boone, ‘She feared no one': the life and death of Qandeel Baloch, su The Guardian, 22 settembre 2017. URL consultato il 6 aprile 2018.
  2. ^ (EN) 10 people Pakistanis were 'most obsessed' with in 2015, su The Express Tribune, 17 dicembre 2015. URL consultato il 6 aprile 2018.
  3. ^ (EN) Google Trends People - Pakistan 2015, su Google Trends. URL consultato il 6 aprile 2018.
  4. ^ a b (EN) Qandeel Baloch: Brother of murdered Pakistani social media star arrested, su ABC News. URL consultato il 6 aprile 2018.
  5. ^ a b (EN) Moni Mohsin, The dishonourable killing of Qandeel Baloch, su The Guardian, 18 luglio 2016. URL consultato il 6 aprile 2018.
  6. ^ (EN) Zafar Syed, Qandeel Baloch: A YouTube star and the cleric linked to her death, su BBC News, 21 ottobre 2017. URL consultato il 6 aprile 2018.
  7. ^ (EN) Karen Zraick, In Death, Qandeel Baloch, Pakistani Social Media Star, Is Celebrated as a Feminist Hero, su New York Times, 19 luglio 2016. URL consultato il 6 aprile 2018.
  8. ^ a b Francesco Tortora, Pakistan, «l’ho drogata e poi uccisa» confessa il fratello della modella, su Corriere della Sera, 17 luglio 2016. URL consultato il 6 aprile 2018.
  9. ^ a b (EN) Qandeel Baloch's brother confesses 'honour' killing, su Al Jazeera, 17 luglio 2016. URL consultato il 6 aprile 2018.
  10. ^ a b (EN) When Qandeel Baloch met Mufti Qavi: A guideline on how not to learn Islam, su The Express Tribune, 22 giugno 2016. URL consultato il 6 aprile 2018.
  11. ^ (EN) Alia Chughtai, Pakistan: Anger after honour killing of Qandeel Baloch, su Al Jazeera, 17 luglio 2016. URL consultato il 6 aprile 2018.
  12. ^ (FR) Aymeric Janier, Au Pakistan, le fléau tenace des «crimes d’honneur», su Le Monde, 19 luglio 2016. URL consultato il 6 aprile 2018.
  13. ^ (EN) Muhammad Bilal, Pakistan passes anti-honour killings and anti-rape bills, su Dawn, 6 ottobre 2016. URL consultato il 6 aprile 2018.
  14. ^ (EN) Max Bearak, After Qandeel Baloch’s death, Pakistan takes a small step to discourage ‘honor killings’, su The Washington Post, 20 luglio 2016. URL consultato il 6 aprile 2016.
  15. ^ (EN) Qandeel Baloch removed from Facebook, Instagram, su The Express Tribune, 24 luglio 2016. URL consultato il 6 aprile 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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