Proscrizione

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La proscrizione, nel mondo romano, era un avviso pubblico con cui si notificava la messa in vendita dei beni di un debitore.

Uso politico[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultima fase della Roma repubblicana (I secolo a.C.), la proscrizione assurse a strumento di lotta politica. Divenne infatti un metodo di eliminazione di massa (con l'esilio, o la soppressione fisica) dei rivali politici o dei nemici personali, i cui beni venivano poi incamerati dall'erario pubblico o utilizzati per pagare i soldati delle legioni.

In questa fase della storia di Roma ci furono due grandi proscrizioni: quella scatenata contro l'ordine equestre dal dittatore Lucio Cornelio Silla (proscrizione sillana, 82 a.C.) e quella compiuta dai triumviri Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido ai danni dei loro avversari (43 a.C.). Vittima illustre di quest'ultima iniziativa fu il celebre oratore Marco Tullio Cicerone.

Il termine è rimasto in uso per indicare, anche in epoche successive, l'allontanamento forzoso dalle cariche pubbliche dei singoli, o di intere classi dirigenti, imposto da un regime alla caduta del regime precedente.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]