Pippo e la fattucchiera

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Pippo e la fattucchiera
fumetto
Lingua orig.italiano
PaeseItalia
AutoreLuciano Bottaro
EditoreThe Walt Disney Company
Collana 1ª ed.Topolino n. 236
1ª edizione5 giugno 1960

Pippo e la fattucchiera è una storia a fumetti Disney di Luciano Bottaro, pubblicata per la prima volta sulle pagine del Topolino n.236 del 5 giugno del 1960.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nocciola le prova tutte: lo fa volare sulla sua scopa, Belzebù, fa comparire un minaccioso drago nel salotto di Pippo, quindi lo fa inseguire da un mostro terribile, prova a farlo parlare con lo Stregatto, quindi fa volare la sua scassatissima auto e poi lo porta alla tavola del Cappellaio Matto e della Lepre Marzolina, senza risparmiargli il resto del Paese delle Meraviglie. Ultima speranza sembra quella di portarlo al paese delle streghe, per farlo assistere ad un sabba, ma nemmeno questo funziona. Anzi, Pippo si ambienta così bene che solidarizza per giunta con i mostri di Nocciola. Tornati a Topolinia, Nocciola si rivolge ad uno psichiatra, che dopo averne ascoltato i problemi, si offre per convincere Pippo dell'esistenza delle streghe. Alla fine, però, i due si allontaneranno ripetendo in coro:

Non esistono né psichiatri né streghe!

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'esordio italiano in Paperino e l'aspirapolvere fatato, il personaggio di Nocciola viene provato sulle pagine di una Parodia Disney, un classico come Il Dottor Paperus. Il successo del personaggio, e soprattutto la grande familiarità che così hanno acquisito lo sceneggiatore Carlo Chendi ed il disegnatore Luciano Bottaro, li convincono a riproporre per la terza volta il personaggio barksiano.

Questa volta, però, la storia, Pippo e la fattucchiera, viene ambientata in quel di Topolinia, dove la povera strega si imbatte in una tipica città del XX secolo, dove gli abitanti ormai non credono più nell'esistenza delle streghe e della magia. Tra tanti increduli, però, Nocciola si imbatte nel più incredulo di tutti: Pippo.

Convincere il bislacco amico di Topolino è impresa assai ardua e si rivela così difficile che questa storia è solo la prima di una lunga serie che è proseguita con notevole successo fino alla scomparsa dell'autore.

La storia di Chendi e Bottaro è un continuo susseguirsi di situazioni strane e bizzarre, che permetton al Maestro di Rapallo di disegnare con un tratto molto gottfredsoniano tutti i personaggi di contorno (vedi, ad esempio, lo psichiatra del finale). Non solo: dopo l'ottima prova con il Dottor Paperus, Bottaro ha un'altra opportunità per disegnare case diroccate, abbarbicate su rupi contorte, e una gran mole di mostri e mostriciattoli più alieni che minacciosi.

Matite ben ripassate, un tratto tondo e pieno, molto caricaturale, uno stile personale molto vicino ad essere quello definitivo: il Bottaro degli inizi si dimostra già un vero talento del fumetto italiano e questa storia ne è semplicemente una delle tantissime conferme.

Modifiche[modifica | modifica wikitesto]

La ristampa della storia, apparsa nel luglio 1989 sul numero 40 de I Grandi Classici Disney mostra sostanziali e spesso inopportune modifiche ai dialoghi originali. L'ultima vignetta, che esalta la sconfitta della scienza e della magia nei confronti di Pippo, vede infatti Nocciola e lo psichiatra recitare insieme una poesia improbabile e fuori luogo:

Moltissima simpatia... anche quel giorno infatti, Anacleto giocava in giardino...

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]