Pinacoteca comunale di Faenza
| Pinacoteca Comunale di Faenza | |
|---|---|
| Ubicazione | |
| Stato | |
| Località | Faenza |
| Indirizzo | Via S.Maria dell'Angelo, 9 |
| Coordinate | 44°17′09.56″N 11°52′47.17″E |
| Caratteristiche | |
| Tipo | Pinacoteca |
| Visitatori | 4 653 (2022) |
| Sito web | |
La Pinacoteca Comunale di Faenza, istituita nel 1797 con l’acquisizione della collezione di Giuseppe Zauli, si configura come il più antico istituto museale della città e uno dei più antichi dell’Emilia-Romagna.[1][2]
L’apertura al pubblico avvenne nel 1879, all’interno dell’ex convento dei Gesuiti, e da allora la raccolta ha continuato a crescere mediante donazioni, depositi da enti pubblici e acquisizioni mirate.[3]
La pinacoteca ospita opere che coprono un ampio arco cronologico – dal Medioevo al Novecento – con un nucleo particolarmente rilevante della produzione artistica locale e romagnola, testimoniando la vitalità culturale del territorio faentino nel corso dei secoli.[4]
Come ha scritto Antonio Paolucci, nella pinacoteca faentina "C'è la storia di una città che è stata una capitale artistica, che ha dialogato con altre capitali, che è arrivata a costruire, attraverso una catena di opere e di autori, una sua identità ancora oggi riconoscibile".[5]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]La fondazione della Pinacoteca di Faenza risale al 1797, quando il Comune di Faenza acquisì la collezione privata di Giuseppe Zauli, scultore e docente presso la locale Scuola di Disegno. In quello stesso anno il patrimonio iniziale si arricchì ulteriormente con opere provenienti da chiese e conventi soppressi a seguito delle riforme napoleoniche, che comportarono la confisca e la redistribuzione di numerosi beni ecclesiastici.
Durante il XIX secolo la collezione fu oggetto di un progressivo ampliamento grazie a donazioni di famiglie nobili e collezionisti locali, nonché a trasferimenti da parte di enti pubblici e religiosi. L’incremento delle opere rese necessario un riordino degli spazi espositivi, e nel 1879 la Pinacoteca venne ufficialmente aperta al pubblico presso l’ex convento dei Gesuiti, sede che conserva ancora oggi.
Nel corso del Novecento il museo ha continuato a crescere, accogliendo nuovi nuclei di opere pittoriche, scultoree e archeologiche, anche a seguito di ritrovamenti avvenuti durante lavori edilizi e restauri urbani. La raccolta è stata più volte oggetto di ricatalogazioni e riallestimenti museografici, volti a valorizzare la continuità storica e artistica del territorio faentino.
Oggi la Pinacoteca costituisce un punto di riferimento per la conoscenza dell’arte romagnola e centro-settentrionale, mantenendo un costante dialogo con istituzioni museali e universitarie nazionali.
Sede e sale espositive
[modifica | modifica wikitesto]La Pinacoteca ha sede in una parte del complesso seicentesco di via Santa Maria dell’Angelo, già appartenuto all’ordine dei Gesuiti e oggi noto come Palazzo degli Studi. L’edificio, di notevole valore storico e architettonico, fu realizzato nel XVII secolo per ospitare il collegio gesuitico e conserva ancora oggi tratti distintivi della sobria architettura conventuale barocca. Gli spazi museali, adattati e restaurati nel corso del tempo, occupano una superficie complessiva di circa 1.150 metri quadrati, distribuiti in dieci sale espositive che offrono un percorso cronologico e tematico attraverso oltre duecento opere d’arte.
Il percorso museale si apre con alcune testimonianze duecentesche, tra cui la celebre Croce del Maestro dei Crocifissi francescani, e prosegue con un nucleo consistente di opere del Quattrocento e del Cinquecento, che rappresentano il cuore della collezione. Tra i principali capolavori figurano il San Girolamo di Donatello, il San Giovanino già menzionato da Giorgio Vasari nelle Vite, nonché dipinti di Biagio d’Antonio – artista fiorentino attivo anche nella decorazione della Cappella Sistina – di Marco Palmezzano e dei pittori faentini Giovanni Battista Bertucci il Vecchio e Giovanni Battista Bertucci il Giovane.
Le sale dedicate al Seicento presentano importanti esempi della pittura barocca locale, in particolare opere di Ferraù Fenzoni, protagonista del periodo controriformista faentino, e una raccolta di ritratti civili e religiosi esposti nella cosiddetta Sala del Magistrato.
L’ampio salone d’ingresso ospita invece un corpus di sculture e dipinti dell’età moderna e contemporanea. Vi si trovano due straordinarie opere di Auguste Rodin, accanto a lavori di artisti faentini del primo Novecento quali Domenico Baccarini, Ercole Drei, Domenico Rambelli, Angelo Biancini e Domenico Tampieri, testimoniando la continuità della tradizione artistica cittadina tra Ottocento e Novecento.
Collezioni
[modifica | modifica wikitesto]Sezione antica
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La Sezione Antica presenta un'ampia panoramica d'arte e storia dall'età romana al secolo XVIII: mosaici, lapidi, sculture ed epigrafi romane ed altomedievali.
Nelle sale espositive sono in mostra opere dal Ducento al Seicento provenienti per lo più da chiese faentine. Molte opere importanti come il San Girolamo di Donatello e la Pala del Beato Bertoni, anonimo di fine '400.
La parte più consistente e qualificata delle raccolte è costituita da dipinti e sculture che consentono di percorrere cinque secoli d'arte faentina e italiana. I fondi del '200 e '300 sono ridotti, ma di grande valore. Ben più ampio è il panorama offerto dalle opere del '400 e '500; oltre alle tavole tardogotiche, grande rilievo occupano gli artisti che hanno diffuso il Rinascimento a Faenza: Biagio d'Antonio, Giovanni Battista Bertucci il Vecchio, Marco Palmezzano, Donatello, Antonio Rossellino e il Maestro della Pala Bertoni.
Imponente è la raccolta di pale d'altare del Cinquecento e Seicento "emigrate" dalle chiese di Faenza: documentano la vitalità della cultura artistica nell'ambito del manierismo che culmina in Ferraù Fenzoni, l'artista che fa da ponte verso il secolo barocco. Tra queste una tavola con la Madonna con Bambino, i Santi Pietro e Paolo, gli Evangelisti Marco e Luca e San Domenico di Antonio Liberi da Faenza, l'unica opera del pittore nella sua città natale, proveniente dalla chiesa di San Domenico, databile nei tardi anni venti del Cinquecento.[6] Fra i nuclei tematici di maggiore spicco: le nature morte di Recco, Ruoppolo, Boselli, Resani, Magini e Levoli, con i quali si entra nel secolo XVIII. Di questo periodo sono i Paesaggi, le Battaglie, i dipinti di genere, spesso anonimi, talvolta di artisti notevoli: A. Locatelli, S. Orlandi, G. Bucci e F. Guardi.
Galleria d'arte moderna
[modifica | modifica wikitesto]Il primo nucleo della Galleria d'Arte Moderna si costituisce nel 1879, allorché F.Argnani si preoccupò di inserire nel percorso espositivo anche alcune opere di autori contemporanei. Nei decenni successivi - grazie ad acquisti e soprattutto a donazioni sempre più numerose - i fondi di pittura e scultura dell'800 e '900 sono cresciuti a tal punto da porre il problema di spazi espositivi adeguati.
Nel primo salone di ingresso sono esposte alcune importanti opere del Novecento, con sculture di Domenico Baccarini, Ercole Drei, Domenico Rambelli, Angelo Biancini, Auguste Rodin. Un lato del salone è occupato da pitture di Domenico Baccarini, con una qualificata selezione di opere dell'artista faentino morto nel 1907.
I fondi sono raggruppati per scuole e tendenze storico-stilistiche: Neoclassicismo e Purismo (F. Giani, M. Sangiorgi, T. Minardi, P. Piani, G. Landi); Romanticismo e Realismo (R. Liverani, M. D'Azeglio, V. Hugo, G. Fattori, A. Berti, T. Dalpozzo ed altri comprimari di interesse locale). Di recente acquisizione alcuni dipinti di scuola francese dell'800, a cui si affiancano le due sculture di Auguste Rodin.
Di straordinario rilievo il fondo delle opere di Domenico Baccarini, il protagonista dell'intenso rinnovamento artistico dei primi anni del '900, e dei suoi amici e coetanei (il Cenacolo Baccarini), che ne prolungarono per più di mezzo secolo la lezione innovatrice.
Gabinetto disegni e stampe
[modifica | modifica wikitesto]Già il nucleo settecentesco iniziale della Pinacoteca, comprendeva una consistente raccolta di stampe e disegni. Da allora il fondo di grafica è aumentato fino a raggiungere dimensioni notevoli, quantificabili in più 10.000 fogli. Sono presenti i nomi più alti dell'incisione europea, da Albrecht Dürer fino ai contemporanei.
Collezione Bianchedi Bettoli/Vallunga
[modifica | modifica wikitesto]Dal 2010 è entrata a far parte delle collezioni della Pinacoteca una importante raccolta di opere d'arte del Novecento Italiana.
Gli artisti presenti in questa collezione, composta da una quarantina di quadri e pervenuta grazie alle volontà testamentarie di Augusto Vallunga e alla concorde disponibilità della moglie Maria Grazia Bianchedi Bettoli, sono numerosi. Di particolare rilievo si segnalano opere di Giorgio De Chirico (Le rive della Tessaglia, 1926), Giorgio Morandi (Natura morta, 1953), Carlo Carrà (Marina a Forte dei Marmi, 1940), Massimo Campigli (Scalinata, 1955), Alberto Savinio (L'Astrologue meridien, 1929), Mario Sironi (Periferia, 1948), Gino Severini (Natura morta con ruderi e pesce, 1930).
Nelle due sale della Pinacoteca riservate alla collezione troviamo poi esposte anche opere di Felice Casorati, Filippo De Pisis, Salvatore Fiume, Franco Gentilini, Mino Maccari, Mario Mafai, Giuseppe Migneco, Ennio Morlotti, Giulio Turcato, Renato Paresce.
Dal 2011 sono esposte in due apposite sale anche le opere della Collezione Bianchedi Bettoli / Vallunga con importanti capolavori di maestri italiani del Novecento, tra cui Giorgio De Chirico, Alberto Savinio, Gino Severini, Mario Sironi, Carlo Carrà, Giorgio Morandi e Massimo Campigli.
Allestimenti e restauri
[modifica | modifica wikitesto]Sabato 11 dicembre 2021 riapre la Pinacoteca, al termine di un anno caratterizzato per tanta parte dai segni tristi della pandemia e dopo una lunga chiusura durante la quale si è svolto un prestigioso intervento di riallestimento ed una innovata ridefinizione di molti degli spazi espositivi del museo.
Il nuovo progetto è impostato su una grande attenzione al visitatore ed ai canoni espositivi che oggi vengono maggiormente apprezzati anche nei più rinomati contesti metropolitani, che offre nuove opportunità per una visita decisamente rinnovata nel segno di una grande attenzione alla valorizzazione delle opere, nell’obiettivo dichiarato di "metterne in luce tutta l’intrinseca preziosità e di restituire alla visita la sua magica qualità esperienziale".[7]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ Pinacoteca di Faenza, su AmaParco.
- ^ Pinacoteca comunale, su IF Imola Faenza Tourism Company, 18 marzo 2024.
- ^ Pinacoteca Comunale di Faenza, Faenza, Arte,, su bbcc.regione.emilia-romagna.it.
- ^ Pinacoteca Comunale di Faenza, su Pro Loco Faenza.
- ^ Pinacoteca Comunale di Faenza, su pinacotecafaenza.racine.ra.it. URL consultato il 30 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 2 ottobre 2016).
- ^ Bonita Cleri, Madonna con Bambino, i Santi Pietro e Paolo, gli evangelisti Marco e Luca e San Domenico, in Bonita Cleri, Antonio Liberi da Faenza, Macerata Feltria, 2014, pagg. 102 - 104.
- ^ Pinacoteca Comunale di Faenza, su Pinacoteca Comunale di Faenza. URL consultato il 9 dicembre 2021.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Claudio Casadio, Guida 100 opere della Pinacoteca. Dal medioevo al XX secolo, Misterbianco Catania, Emil edizioni, 2016.
- Sauro Casadei, Claudio Casadio, Pinacoteca Comunale di Faenza, Sistema Museale Provincia di Ravenna, 2007.
- M. Vitali, La Pinacoteca, in "Faenza nel Novecento" a cura di A.Montevecchi, Edit Faenza, vol. III, pp. 675–694, Faenza, 2003.
- A. Paolucci, La Pinacoteca di Faenza piccolo Pantheon della pittura romagnola, Sezione di Faenza di Italia Nostra, Faenza, 1998.
- S.Casadei, Pinacoteca di Faenza, Calderini, Bologna, 1991.
- S. Casadei, La Pinacoteca di Faenza (1917-1926): un caso emblematico, in "Romagna arte e storia", X, 13, gennaio-aprile 1985, pp. 99–112.
- E. Golfieri, Pinacoteca di Faenza, Faenza, 1964.
- A. Archi, La Pinacoteca di Faenza, Faenza, 1957.
- F. Argnani, La Pinacoteca Comunale di Faenza, Faenza, 1881.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito della Pinacoteca Comunale di Faenza, su pinacotecafaenza.it.
- Il canale YouTube della Pinacoteca Comunale di Faenza, su youtube.com.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 142897493 · ISNI (EN) 0000 0001 2173 4693 · LCCN (EN) n81003080 |
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