Pierre Fernandez Diaz

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Pierre Fernandez Diaz (Salonicco, 14 settembre 1897Meina, 23 settembre 1943) è stato un imprenditore greco naturalizzato italiano, vittima della Shoah.

La pietra di inciampo dedicata a Pierre Fernandez Diaz collocata presso Piazzale Marconi a Meina nell'agosto 2015
Immagine della cerimonia pubblica della posa delle prime tre pietre di inciampo per le vittime della strage di Meina, gennaio 2015

È una delle 16 vittime dell'eccidio di Meina dell'Olocausto del Lago Maggiore.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Fernandez Diaz, ebrea di origine sefardita, stabilitasi a Salonicco nel XVIII secolo proveniente da Genova, era una delle più ricche e illustri della Grecia. Proprietaria di numerose attività industriali e commerciali fra cui il birrificio "Olympus", una fabbrica di gelati, fabbriche tessili e altri opifici, guidati dal capostipite Dino e dal figlio Pierre.[2] La famiglia costruì e abitò una delle dimore più famose di Salonicco, la Villa Bianca (o Villa Fernandez)[3][1], progettata dall'architetto Piero Arrigoni[4] e oggi sede della pinacoteca municipale.

Temendo le persecuzioni dei tedeschi, Pierre nell'agosto del 1943 organizzò la fuga con tutta la famiglia da Salonicco occupata dalle truppe naziste, grazie all'aiuto dei consoli italiani a Salonicco Guelfo Zamboni e Giuseppe Castruccio che già in passato avevano provveduto alla loro protezione riconoscendoli cittadini italiani, e soprattutto del braccio destro del console Lucillo Merci, che li accompagnò a Venezia e da lì al lago Maggiore, ritenuto fino ad allora rifugio discretamente sicuro, dove alloggiarono al Grand Hotel di Meina[5], di proprietà dei Behar, una famiglia ebrea originaria di Istanbul, che si salvò solo grazie all'intercessione del governo turco, riparando in Svizzera[2].

Pierre era padre di Jean (John), Robert e Blanchette Fernandez Diaz, le tre più giovani vittime della strage, cui dal 2009 è intitolata la scuola cittadina a Meina (NO), marito di Liliana Scialom e figlio di Dino Fernandez Diaz, anch'essi vittime della strage.[5][6][7][8]Anche i cugini Raoul Torres e la moglie Valerie Nahoum furono tra le vittime. Sottoposti a fermo il 15 settembre 1943, tutti furono sommariamente uccisi nella notte fra il 22 e il 23 settembre. La Famiglia Fernandez Diaz fu il nucleo familiare più numeroso che rimase vittima delle stragi perpetrate dai nazifascisti nella zona degli eccidi del Lago Maggiore[9].

Conscio dei rischi che la popolazione ebraica residente nella zona del lago Maggiore stava correndo a seguito dell'armistizio e della successiva occupazione tedesca, cercò di attivarsi per prevenire il pericolo cercando l'aiuto di alcune autorità a Firenze e in altri luoghi, senza però successo[1]. Riuscì invece a far allontanare alcuni ospiti e altre persone che li avevano aiutati e che sarebbero stati uccisi per la sola collaborazione prestata agli ospiti ebrei.[1]

Nel 2015 l'artista tedesco Gunter Demnig ha dedicato ad ognuna delle 16 vittime di questa strage una Pietra di inciampo. Le pietre sono collocate in piazzale Marconi (imbarcadero) presso la cittadina di Meina (NO).[10]

Nei media[modifica | modifica wikitesto]

La sua figura, interpretata da Simone Colombari, insieme agli altri familiari, è fra i protagonisti (sotto il nome abbreviato di Pierre Fendez) del film Hotel Meina di Carlo Lizzani

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Marco Nozza, Hotel Meina. La prima strage di ebrei in Italia, Il Saggiatore, 2008, ISBN 978-88-565-0013-4. URL consultato il 31 agosto 2019.
  2. ^ a b ΓΙΑΝΝΕΝΑ ΠΟΛΗ ΤΩΝ ΕΥΕΡΓΕΤΩΝ-Η Βίλα Μπιάνκα, και η ιστορία ενός εγκλήματος, su www.giannena-e.gr. URL consultato il 31 agosto 2019.
  3. ^ (EN) Casa Bianca, su thessaloniki.gr. URL consultato il 1º settembre 2019.
  4. ^ Il “Quartiere delle Campagne" o ‘dei Castelli’ di Salonicco, su www.puntogrecia.gr. URL consultato il 31 agosto 2019.
  5. ^ a b Scheda persona | Casa della Resistenza - Centro di documentazione, su archivio.casadellaresistenza.it. URL consultato il 31 agosto 2019.
  6. ^ I nomi della Shoah italiana: luoghi di arresto, su www.nomidellashoah.it. URL consultato il 31 agosto 2019.
  7. ^ Fernandez Diaz, Robert - CDEC - Centro di Documentazione Ebraica - Digital Library, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 31 agosto 2019.
  8. ^ Fernandez Diaz, Pierre - CDEC - Centro di Documentazione Ebraica - Digital Library, su digital-library.cdec.it. URL consultato il 31 agosto 2019.
  9. ^ Lutz Klinkhammer, Stragi naziste in Italia: la guerra contro i civili (1943-44), Donzelli Editore, 1997, ISBN 978-88-7989-339-8. URL consultato il 31 agosto 2019.
  10. ^ Eccidio di Meina, le vittime degnamente ricordate dall'opera di Gunter Demnig, su Il Fatto Quotidiano, 10 gennaio 2015. URL consultato il 1º settembre 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Nozza, Hotel Meina. La prima strage di ebrei in Italia, Mondadori, Milano 1993.
  • A. Toscano, L'olocausto del Lago Maggiore (settembre-ottobre 1943), in “Bollettino Storico per la provincia di Novara” n. 1 anno 94 pp. 1-111, Società storica Novarese, Novara 1993. Ripubblicato in A. Toscano Io mi sono salvato. L'olocausto del Lago Maggiore e gli anni di internamento in Svizzera (1943-1945), Interlinea, Novara 2013, p. 276. La nuova edizione contiene anche il "Diario dell'internamento" in Svizzera e testi introduttivi di Alberto Toscano e Mauro Begozzi.
  • La strage dimenticata. Meina Settembre 1943. Il primo eccidio di ebrei in Italia, a cura della Comunità di sant'Egidio, Interlinea, Novara 2003.
  • Lutz Klinkhammer, Stragi naziste in Italia: la guerra contro i civili (1943-44), Donzelli Editore, 1997, ISBN 9788879893398
  • Casa Bianca -Η ζωή στη Θεσσαλονίκη γύρω στα 1900 / Το αρχοντικό του Dino Fernandez Diaz- Ιστορική σκιαγραφία και μελέτη αναστηλώσεως, του Ν.Κ.Μουτσόπουλου, Θεσσαλονίκη 1998