Phycis phycis
| Musdea | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
Rischio minimo[1] | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Sottoregno | Eumetazoa Bilateria |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Superclasse | Gnathostomata |
| Classe | Actinopterygii |
| Sottoclasse | Neopterygii |
| Infraclasse | Teleostei |
| Superordine | Paracanthopterygii |
| Ordine | Gadiformes |
| Famiglia | Phycidae |
| Genere | Phycis |
| Specie | P. phycis |
| Nomenclatura binomiale | |
| Phycis phycis Linnaeus, 1766 | |
| Sinonimi | |
|
Blennius phycis Linnaeus, 1766 | |
| Areale | |
La musdea (Phycis phycis Linnaeus, 1766), nota commercialmente anche come mostella[2], è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Phycidae[3].
Habitat e distribuzione
[modifica | modifica wikitesto]Diffusa nell'Oceano Atlantico orientale settentrionale, dal Golfo di Biscaglia al Marocco, a Capo Verde, alle Azzorre e nel Mar Mediterraneo[4].
Vive sia su fondi duri che fangosi, di solito tra 100 e 650 metri di profondità ma talvolta anche in acque poco profonde, in ambienti oscuri come le grotte[1].
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]In P. phycis il corpo è robusto nella sezione anteriore, diviene sempre più compresso procedendo verso la coda[5] e termina con un peduncolo caudale molto sottile[6]. La testa è leggermente compressa in senso dorso-ventrale e il muso è arrotondato. La bocca è ampia, armata di piccoli denti[5] e la mascella superiore è lievemente sporgente[7]. Sotto la mandibola è presente un singolo barbiglio[5]. L'occhio è grande[6]. Le pinne dorsali sono due, quasi contigue; la prima è breve[5] e arrotondata[7], conta 9-11 raggi, la seconda è invece lunga[5] e formata da 56-65 raggi[6]. La pinna anale, opposta e simmetrica alla seconda dorsale[5], è formata da 52-60 raggi[6]. Le pinne ventrali sono formate ognuna da due raggi uniti che si separano solo nella parte finale prendendo l'aspetto di un filamento bifido; la lunghezza giunge al massimo all'origine della pinna anale. La pinna caudale è arrotondata e abbastanza piccola[6]. Le scaglie sono molto piccole e cadono facilmente; il corpo è ricoperto di muco[5].
Il colore dell'animale vivo è bruno con ventre biancastro; quando si desquama, e ciò avviene al semplice contatto, prende un colore bruno chiaro con chiazze biancastre[5]. Le pinne impari portano una fascia nera con un bordo esterno bianco[6].
La taglia giunge eccezionalmente a 65 cm per 3,9 kg; una taglia comune è sui 25 cm[4].
Biologia
[modifica | modifica wikitesto]Comportamento
[modifica | modifica wikitesto]Specie notturna e sciafila, di giorno si rifugia tra le rocce[4]. Non è un animale facile da avvicinare da parte dei subacquei[7].
Alimentazione
[modifica | modifica wikitesto]Riproduzione
[modifica | modifica wikitesto]La riproduzione avviene in inverno e all'inizio della primavera[1]. I giovanili fino a 4 cm sono pelagici e hanno una colorazione azzurra sul dorso e argentea sui fianchi[6].
Predatori
[modifica | modifica wikitesto]Tra i predatori noti alla scienza vi sono il sugarello maggiore, il grongo e la canesca[9]
Pesca
[modifica | modifica wikitesto]Si cattura con i palamiti e con le reti a strascico. Le carni sono ottime, dal gusto delicato[5].
Caratteri nutrizionali
[modifica | modifica wikitesto]Ha buone qualità nutrizionali. Contenuto lipidico inferiore al 5 %.[10]
Conservazione
[modifica | modifica wikitesto]Sebbene in alcune aree sia oggetto di pesca commerciale, non sembra che esistano pericoli di sovrapesca dato che non si registrano cali nel pescato, sebbene venga facilmente confusa con specie simili e come tale riportata nelle statistiche. Anche l'habitat profondo la protegge dalla maggior parte delle tecniche di pesca. La IUCN classifica P. phycis "a rischio minimo"[1].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 IUCN
- ↑ Decreto Ministeriale n°19105 del 22 settembre 2017 - Denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su politicheagricole.it.
- ↑ WoRMS
- 1 2 3 FishBase
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Costa, 1991, p. 174-175
- 1 2 3 4 5 6 7 Tortonese, 1975, pp. 398-399
- 1 2 3 Louisy, 2006, p. 183
- ↑ Food items reported for Phycis phycis - FishBase
- ↑ Organisms Preying on Phycis phycis
- ↑ Sergio Pili, Pesci: guida pratica per il consumatore, Nuoro, 1997
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, 1991, ISBN 8842510033.
- Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
- Tortonese E., Osteichthyes: pesci ossei. Vol. 1, collana Fauna d'Italia, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.
- Sergio Pili, Pesci:guida pratica per il consumatore, Nuoro, 1997
Altri progetti
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Wikispecies contiene informazioni su Phycis phycis
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Phycis phycis, su Catalogue of Life.
- (EN) Phycis phycis, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
- (EN) Phycis phycis, su ITIS.
- (EN, JA, FR, ES) Phycis phycis, su Lista rossa IUCN.
- (EN) Phycis phycis, su FishBase. URL consultato il 21/07/2026.
- (EN) Bailly, N., Phycis phycis, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 21 luglio 2026.
- (EN) Iwamoto, T., Phycis phycis, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020. URL consultato il 21 luglio 2026.
- (EN) Food items reported for Phycis phycis, su fishbase.us. URL consultato il 21 luglio 2026.
- (EN) Organisms Preying on Phycis phycis, su fishbase.us. URL consultato il 21 luglio 2026.