Perché non sono cristiano

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« Io sono fermamente convinto che le religioni, come sono dannose, così sono false. Il danno arrecato da una religione è di due specie: uno dipende dalla natura generica della fede, l'altro dalla natura particolare dei dogmi accettati. »
(Bertrand Russell, dalla prefazione di Perché non sono cristiano)
Perché non sono cristiano
Titolo originale Why I Am Not a Christian
Bertrand Russell transparent bg.png
Bertrand Arthur William Russell.
Autore Bertrand Russell
1ª ed. originale 1957
Genere saggistica
Sottogenere filosofia
Lingua originale inglese

Perché non sono cristiano (Why I Am Not a Christian) è una raccolta di saggi del filosofo e matematico britannico Bertrand Russell, nella quale l'autore dibatte una serie di temi religiosi.

Le posizioni antireligiose di Russell furono oggetto di forti critiche e di pesanti ostracismi. Famoso, ad esempio, è il caso dell'incarico al City College di New York, che destò l'ira dei clericali e che diede inizio a una violentissima campagna di diffamazione e intimidazione.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Capitolo I - Perché non sono cristiano[modifica | modifica wikitesto]

« [...] non sono cristiano: in primo luogo, perché non credo in Dio e nell'immortalità; e in secondo luogo, perché Cristo, per me, non è stato altro che un uomo eccezionale. »
(dal saggio Perché non sono cristiano)

Il saggio Why I Am not Christian, che dà il titolo alla raccolta, è in realtà un discorso tenuto il 6 marzo 1927 nella sala municipale di Battersea con il patrocinio della South London Branch della National Secular Society. Esso fu poi pubblicato, lo stesso anno, in forma di pamphlet, e infine raccolto con altri saggi nel libro.

Fin dal titolo e dall'incipit Russell dichiara espressamente di voler spiegare le ragioni della sua non appartenenza al Cristianesimo, premurandosi però di chiarire il vero significato della parola. Cristiano non è, secondo il filosofo, qualunque uomo virtuoso, ma specificamente chi:

  • crede nei dogmi dell'esistenza di Dio e dell'immortalità dell'anima;
  • ritiene Gesù almeno il più saggio fra gli uomini.

Di qui Russell passa ad occuparsi specificamente di questi due aspetti, dapprima con una critica degli argomenti intellettuali e morali in favore dell'esistenza di Dio, e quindi analizzando la figura di Cristo. Conclude che l'adesione alla religione non è dettata da argomenti ma da fattori emotivi, e che la religione non è fonte di virtù: al contrario, essa ha praticato la crudeltà (ad esempio nel periodo dell'Inquisizione) e ostacolato il progresso, nel XX secolo come in passato. Per Russell il fondamento della religione è la paura, da cui solo la scienza e il libero intelletto sono capaci di emancipare l'uomo.

L'esistenza di Dio[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il filosofo, "la Chiesa cattolica avrebbe calato in un dogma la possibilità di dimostrare l'esistenza di Dio attraverso la pura ragione: ciò al fine di contrastare i liberi pensatori, al tempo in cui essi invece iniziavano a sostenere che la ragione può legittimamente dubitare di tale esistenza".

Il primo argomento affrontato da Russell è quello della Causa Prima. Per l'autore "esso si fonda sulla convinzione erronea che ogni cosa deve avere una causa. Risalendo a ritroso il concatenamento di queste cause si deve per forza giungere a una Causa Prima, identificabile a questo punto con Dio. Russell ritiene che il principio si confuti da sé: se tutto deve avere una causa, allora anche Dio deve averla." Conclude quindi che non c'è ragione per ipotizzare una Causa Prima delle cose, che ben potrebbero esistere da sempre.

L'argomento della legge naturale spiegava perché la natura, in apparenza, si comportasse sempre allo stesso modo, affermando che ciò avveniva per legge divina. Russell rileva "la natura statistica, e non precettiva, delle leggi naturali: esse non presuppongono dunque un legislatore. Ma se pure vi fosse un ordine superiore, ci si dovrebbe chiedere perché proprio quello e non un altro. Se esso è il migliore possibile, allora Dio stesso soggiace a leggi che gli indicano una via da percorrere; viceversa, l'argomento è contraddetto dalla presenza di un ente che agisce ad arbitrio." Secondo Russell il principio è ormai superato dalle teorie di Albert Einstein.

"L'argomento del fine delle cose vuole che tutto sia preordinato a una finalità: in particolare, quella di permettere la nostra esistenza. La dottrina non è che un rovesciamento della realtà, ed è superata dalla teoria di Darwin: non è cioè l'ambiente che si conforma alle necessità dei viventi, ma questi che si adattano ad esso."

L'argomento morale, infine, fu introdotto da Kant." Secondo una sua variante, mancando Dio non potrebbero esistere le categorie del giusto e dell'ingiusto. Russell, ammessa solo in ipotesi la differenza fra giusto e ingiusto, confuta l'argomento arguendo che, se tale differenza trova origine in Dio, allora per lui essa non esiste, e dunque egli non può essere buono; se invece lo è, le due categorie devono preesistergli e non lo presuppongono."

La figura di Cristo[modifica | modifica wikitesto]

Russell ritiene che Cristo non sia stato il più saggio degli uomini. Considera quindi, "prescindendo dal problema della sua reale esistenza storica, che il suo insegnamento, pur eccellente sotto molti aspetti, appare difettoso sotto molti altri."[senza fonte]

In primo luogo egli si mostra sicuro dell'imminenza della sua seconda venuta.[1] I primi cristiani credevano in questa imminenza, e, conformemente alla sua parola, non si curavano del domani; ma poi non vi fu alcuna seconda venuta. Russell identifica in tutto ciò un primo aspetto che non depone per la saggezza di Cristo.

"Ma c'è un altro aspetto, quello morale, che negherebbe tale saggezza: l'insegnamento di Gesù infatti prevede il castigo eterno." Ciò, secondo il filosofo gallese, è segno di scarsi sentimenti di umanità: Cristo ha infatti atterrito[2] e scagliato invettive;[3] in altri passi, ha mostrato inclemenza e inutile crudeltà.[4] Per Russell Gesù non regge il paragone con Buddha, né con Socrate, che mai si fece prendere dall'ira e, in punto di morte, fu dolce anche con gli avversari.

Capitolo II - La religione ha contribuito alla civiltà?[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio fu pubblicato per la prima volta nel 1930.

Russell fa suo il concetto di religione in Lucrezio: una malattia frutto della paura e fonte di sofferenza. Il pensatore sottolinea poi la distanza fra il comune concetto di religione e la vera natura di questa. Mentre il primo riconduce la religione a una visione della morale e del mondo, la seconda è identificabile nell'ortodossia delle Chiese. Russell rileva come l'insegnamento di tutti i maestri religiosi sia stato assunto a verità assoluta, e sia per questo via via diventato fonte del potere di una casta privilegiata incaricata di interpretarlo. Tale casta possederebbe dunque una verità eticamente lontana dal messaggio originario, e in quanto immutabile necessariamente contraria al progresso e fonte di oscurantismo.

Cristianesimo e sesso[modifica | modifica wikitesto]

Nel quadro dei rapporti fra religione e civiltà si inserisce la problematica dei rapporti fra cristianesimo e sesso. Russell pone in luce "i danni della visione della sessualità come peccato e della sua relegazione nel solo matrimonio indissolubile: dal mancato controllo delle nascite alle conseguenze nevrotiche del tabù nei giovani sottratti alla conoscenza dell'ars amandi."

Fonti di intolleranza[modifica | modifica wikitesto]

Per Russell è l'avvento del cristianesimo a diffondere l'intolleranza religiosa: essa era sconosciuta al mondo classico fuorché, non a caso, a quello ebraico, che forse - suppone il filosofo - in questo modo si difendeva dalla minaccia di venir assorbito dai popoli vicini.

Le persecuzioni del cristianesimo da parte dell'impero romano sono ridimensionate dal pensatore, in quanto di scarso rilievo, discontinue e di natura essenzialmente politica; viceversa, dai tempi di Costantino in poi, la persecuzione appare essere stata praticata dagli stessi cristiani.

L'attuale cristianesimo è indubbiamente assai più mite, ma ciò è attribuito da Russell all'insegnamento dei liberi pensatori, dal Rinascimento in poi: quindi all'opera degli stessi uomini che un tempo erano perseguitati dai cristiani.

Capitolo III - Il mio credo[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio è stato pubblicato nel 1925.

Capitolo IV - Sopravviviamo alla morte?[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio è stato pubblicato per la prima volta nel 1936.

« Quando morirò, sarò niente di niente e nulla di me sopravviverà. Non sono più giovane e amo la vita. Ma mi rifiuto di vivere tremando di terrore al pensiero del nulla, la felicità non è meno vera perché deve finire, né il pensiero e l'amore perdono il loro valore perché non sono immortali. »
(Bertrand RussellTemplate:Quote necessaria)

Capitolo V - Apparenza e realtà[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio è stato scritto nel 1899.

Capitolo VI - Liberi pensatori fra i cattolici e i protestanti[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio è stato scritto nel 1928.

Capitolo VII - La vita nel Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio è stato scritto nel 1925.

Capitolo VIII - Il destino di Thomas Paine[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio è stato scritto nel 1934.

Capitolo IX - Gente simpatica[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio è pubblicato per la prima volta nel 1931.

Capitolo X - La nuova generazione[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio risale al 1930.

Capitolo XI - La nostra etica sessuale[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Russell "un moralismo sessuale particolarmente rigoroso è il segno di una sessualità vissuta male intesa oscenamente e moralisticamente."

"Il sesso come l'alimentazione va vissuto in modo semplice e naturale: ogni eccesso è negativo e come nel caso del cibo ogni proibizione ne accresce il desiderio eccessivo.L'insegnamento della Chiesa, com'è dimostrato negli Stati Uniti, con il suo rigido moralismo ha stimolato in modo malato l'interesse per il sesso. L'impulso naturale represso non produce uomini sani e aperti."

Egli afferma:"Nessun essere umano può pensare di avere diritti di proprietà su un altro essere umano, l'equivalente del furto non è l'adulterio ma la violenza carnale."

Fondamentale per Russell è ritenere il sesso legato a tre beni quali:

  • l'amore sentimentale
  • la felicità del matrimonio
  • l'arte

Egli è convinto "che chi ha un'attitudine artistica trovi nell'amore sessuale il giusto stimolo per svilupparla."

"La libertà di amare, intesa non come il volgare bisogno di sfogo fisico con una persona qualsiasi, coincide per l'artista con la libertà d'espressione[....]la curiosità e la ricerca della conoscenza infine devono essere considerate come "frutti" dell'amore per il potere. Se la conoscenza è potere, l'amore per la conoscenza è amore per il potere."

"La scienza in quanto tale invece deve essere considerata indipendente dalle emozioni sessuali."

Capitolo XII- Libertà accademica[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio è stato pubblicato nel 1940.

Capitolo XIII - L'esistenza di Dio[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio è la trascrizione di un dibattito fra Bertrand Russell e padre F. C. Copleston S. J., trasmesso dalla BBC nel 1948.

Capitolo XIV - Può la religione lenire i nostri affanni?[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio è stato pubblicato in due parti nel 1954.

Capitolo XV - Religione e morale[modifica | modifica wikitesto]

Il saggio è stato scritto nel 1952.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «In verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo» (Matteo 10, 23); «In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza» (Marco 9, 1).
  2. ^ «[...] chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna» (Marco 3, 29); «Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti». (Matteo 13, 41-42).
  3. ^ «Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?» (Matteo 23, 33)
  4. ^ «I demòni uscirono dall'uomo ed entrarono nei porci e quel branco corse a gettarsi a precipizio dalla rupe nel lago e annegò» (Luca 8, 33); «La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: "Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti"» (Marco 11, 12-14).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]