Dibattito Copleston-Russell

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Il dibattito Copleston-Russell fu una discussione sull'esistenza di Dio tra Frederick Copleston e Bertrand Russell trasmesso dall'emittente radio britannica BBC Third Programme il 28 gennaio 1948 e replicato nuovamente nell'aprile 1959.[1][2] Il dibattito fu incentrato su due punti: la parte metafisica e gli argomenti morali relativi all'esistenza di Dio. [3] Secondo Graham Oppy e Nick Trakakis, le argomentazioni utilizzate in questo dibattito rappresenterebbero quelle presentate dai teisti e dagli atei nella seconda metà del XX secolo. In particolare, l'approccio di Russell ebbe riscontro nel pensiero degli atei sul finire del XX secolo.[4]

Un testo della trasmissione moderata da Michael Polanyi apparve nell'ultimo numero dell'autunno 1948 dell'Humanitas, una rivista trimestrale universitaria che fu pubblicata per un breve periodo. [5][6] Esso fu ristampato nell'edizione britannica di Why I Am Not A Christian and Other Essays on Religion and Related Subjects di Russell (dal 1957) e da allora in numerose antologie.

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Nel dibattito radiofonico del 1948, Copleston assunse la posizione secondo cui l'esistenza di Dio potesse essere provata filosoficamente. La posizione di Russell era quella di un agnostico (nel senso in cui sia lui che Copleston intendevano il termine) poiché pensava che si potesse dimostrare la non-esistenza di Dio. Se Russell fosse agnostico o ateo è una questione che aveva già affrontato nel 1947.[7] Parlando con altri filosofi, aveva detto che si sarebbe identificato come agnostico. Ma per "l'uomo comune della strada" si sarebbe identificato come un ateo che pensava che il Dio cristiano non abbia più probabilità di esistere degli dei olimpi dell'antica Grecia e non pensava che tale Dio fosse "sufficientemente probabile da meritare una seria considerazione".[7]

Copleston sostenne che l'esistenza di Dio potesse essere provata dalla contingenza del creato e ritenne che solo questa esistenza divina avrebbe potuto dare un senso all'esperienza morale e religiosa dell'uomo[8]:

«In primo luogo, l'esistenza di Dio può essere provata filosoficamente da un argomento metafisico; in secondo luogo, solo l'esistenza di Dio darà un senso all'esperienza morale dell'uomo e a quella religiosa. [...] Per quanto riguarda l'argomento metafisico, siamo apparentemente d'accordo sul fatto che ciò che chiamiamo mondo consiste semplicemente di esseri contingenti, cioè di esseri di cui nessuno può rendere conto della propria esistenza. Tu dici che la serie degli eventi non ha bisogno di spiegazioni: io dico che se non ci fosse un essere necessario, vale a dire nessun essere che deve esistere e non può non esistere, nulla esisterebbe. L'infinità della serie degli esseri contingenti, anche se dimostrata, sarebbe irrilevante. Qualcosa esiste; quindi, ci deve essere qualcosa che spiega questo fatto, un essere che è al di fuori della serie degli esseri contingenti. Se l'avessi ammesso, avremmo quindi potuto discutere se quell'essere è personale, buono e così via. [...] il problema dell'esistenza di Dio è un problema esistenziale mentre l'analisi logica non affronta direttamente i problemi dell'esistenza.»

Russell, tuttavia, definì entrambi gli argomenti poco convincenti. Egli replicò che l'argomento di Copleston dalla contingenza era un errore e che esistevano spiegazioni migliori per giustificare l’esperienza morale e religiosa umana:

«In primo luogo, per quanto riguarda l'argomento metafisico: non ammetto le connotazioni di tale termine come "contingente" o la possibilità di spiegazione nel senso di padre Copleston. Penso che la parola "contingente" suggerisca in modo inevitabile la possibilità di qualcosa che non avrebbe ciò che si potrebbe chiamare carattere accidentale del solo essere lì, e non credo sia vero se non nel senso puramente causale. A volte puoi dare una spiegazione causale di una cosa come effetto di qualcos'altro, ma si tratta semplicemente di riferire una cosa a un'altra cosa e non c'è, a mio avviso, alcuna spiegazione per nulla di quanto afferma di padre Copleston, né c'è alcun significato nel chiamare le cose "contingenti" per il fatto che non c'è nient'altro che potrebbero essere. [...] Io non posso ascrivere un’origine divina a questo senso dell’obbligazione morale del quale io penso che si possa facilmente rendere conto in vari altri modi.»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Introduction, in How Philosophers Argue: An Adversarial Collaboration on the Russell--Copleston Debate, Springer Nature, 2022, p. 9, DOI:10.1007/978-3-030-85368-6_1, ISBN 978-3-030-85368-6.
  2. ^ Bertrand Russell and Frederick Copleston, Debate on the Existence of God: Bertrand Russell v. Fr. Frederick Copleston.
  3. ^ Mike Springer, Bertrand Russell and F.C. Copleston Debate the Existence of God, 1948, in Open Culture, 14 novembre 2012.
  4. ^ Late Twentieth Century Atheism, in Twentieth-Century Philosophy of Religion : The History of Western Philosophy of Religion, Volume 5, Routledge, 11 September 2014, pp. 301–302, ISBN 9781317546399.
  5. ^ The Journal Humanitas as an Incubator of Polanyi's Ideas (PDF), in Tradition and Discovery: The Polanyi Society Periodical, vol. 48, n. 1, 2022, pp. 39–51, DOI:10.5840/traddisc20224815.
  6. ^ Bertrand Russell, Why I am not a Christian : and other essays on religion and related subjects, United Kingdom : Barlow Press, 1957, p. 144, ISBN 978-1-4097-2721-7.
  7. ^ a b Bertrand Russell, Am I An Atheist or an Agnostic?, 1947.
  8. ^ Transcript of the Russell/Copleston radio debate, in Philosophy of Religion.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]