Pemmone

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Pemmone o Pemmo (... – post 737) è stato un duca longobardo, duca del Friuli dal 710 circa al 737.

Figlio di Billo, turbolento nobile longobardo di Belluno poi trasferitosi a Cividale, fu innalzato al trono ducale dopo la deposizione di Corvolo, intorno al 710. Riscosse la stima di Paolo Diacono, che nacque durante il suo regno e lo definisce "uomo intelligente e utile alla patria" (Historia Langobardorum, VI, 26); lo storico narra anche di come la moglie del duca, Ratperga, lo avesse pregato di preferirle un'altra donna, più bella di lei e quindi più adatta al ruolo di duchessa. Riferisce Paolo Diacono:

(LA)
« Sed ipse, ut erat vir sapiens, plus eius mores et humilitatem verecundamque pudicitiam quam corporis pulchritudinem sibi conplacere dicebat. De hac igitur coniuge tres Pemmo filios, hoc est Ratchis et Ratchait et Ahistulfum, viros strenuos, genuit. Quorum nativitas humilitatem matris ad gloriam erexit »
(IT)
« Ma lui, che era un uomo saggio, diceva che gli piacevano di più i suoi costumi, l'umiltà e la riservata pudicizia che la bellezza del corpo. Da questa moglie Pemmone generò tre figli, Rachis, Ratchait e Astolfo, tutti valorosi, la cui nascita elevò a gloria l'umiltà della madre »
(Paolo Diacono, Historia Langobardorum, VI, 26)

Come diversi suoi predecessori, dovette anch'egli affrontare gli Slavi, che sconfisse valorosamente e costrinse ad accettare le sue condizioni. La battaglia si svolse in località Lauriana e, stando a Paolo Diacono, si concluse con l'annientamento degli invasori a fronte di una sola perdita da parte longobarda. Lo storico precisa anche che il grosso delle truppe di Pemmone era costituito dai figli, ormai cresciuti, dei guerrieri longobardi caduti, sempre per mano slava, con il duca Ferdulfo; era stato Pemmone stesso a crescerli, accogliendoli "come se anche essi fossero stati generati da lui" (Historia Langobardorum, VI, 26).

Poco più tardi si trovò coinvolto in una grave contesa con il patriarca di Aquileia Callisto, sostenuto da re Liutprando. Il patriarca protestò contro il fatto che il vescovo di Zuglio, Fidenzio, avesse trasferito la sede della sua diocesi a Cividale; la decisione fu ribadita anche dal successore di Fidenzio, Amatore. Callisto, titolare della cattedra di Aquileia, risiedeva a Cormons a causa dell'eccessiva vulnerabilità della sede patriarcale agli attacchi dei Bizantini e valutò sconveniente che un altro vescovo si insediasse nella capitale ducale. Scacciò quindi Amatore e si insedio nella sua residenza a Cividale. Pemmone non accettò la risuluzione patriarcale e procedette contro Callisto, imprigionandolo sotto dure condizioni nel castello di Pozio. Nella contesa intervenne allora re Liutprando, che si adirò contro il duca e lo privò del titolo, affidandolo al maggiore dei figli di Pemmone, Rachis. Intenzione di Liutprando era l'eliminazione di Pemmone, ma desistette in seguito alle insistenze di Rachis.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Duca del Friuli Successore
Corvolo 710 circa - 737 Rachis