Pandora

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John William Waterhouse, 1849-1917, Pandora sta per aprire il vaso, che qui è uno scrigno (1896)

Nella mitologia greca, Pandora (in greco antico Πανδώρα, da πᾶς "tutto" e δῶρον "dono", cioè "tutti i doni") è la prima donna mortale, creata da Efesto su ordine di Zeus.

Il suo mito è legato a quello del celebre quanto nefasto vaso, che lo stesso Zeus le avrebbe affidato intimandole di non aprirlo mai, e che poi liberò, tra gli uomini, tutti i mali.

Il mito di Pandora[modifica | modifica wikitesto]

Il poema di Esiodo Le opere e i giorni narra che Zeus si infuriò contro Prometeo per il furto del fuoco. Il Titano aveva forgiato il primo uomo impastandolo con la terra e la pioggia, gli aveva infuso astuzia e timidezza, forza, fierezza e ambizione e l'aveva poi animato col fuoco divino. Ma il fuoco divino avrebbe dovuto restare privilegio degli dei e non essere offerto a creature terrene. Per questo Zeus era in collera. Riservò a Prometeo un castigo atroce: incatenato sul Caucaso, avrebbe visto un'aquila divorargli il fegato che sarebbe ricresciuto ogni notte per perpetuare il dolore[1]; agli uomini inviò un dono infido e destinato a portare con sé, nel mondo, infinite sofferenze: la prima donna. Ordinò ad Efesto di forgiare la fanciulla, Pandora. A lei ogni dio offrì un dono divino: bellezza, virtù, abilità, grazia, astuzia, ingegno.

Pandora, presso la fontana ateniese, stringe il vaso, che qui è un'urna, Karlshöhe, Stoccarda

Ermes, che aveva dotato la giovane di astuzia e curiosità, venne incaricato di condurre Pandora dal fratello di Prometeo (che nel frattempo era stato liberato da Eracle), Epimeteo. Questi, nonostante l'avvertimento del fratello di non accettare doni dagli dei, la accolse, si innamorò, la sposò ed ebbe da lei una figlia, Pirra, destinata a diventare la sposa di Deucalione e madre della una nuova umanità dopo il diluvio che aveva sommerso l'Ellade.

Pandora recava con sé un vaso regalatole da Zeus, che però le aveva ordinato di lasciare sempre chiuso. Ma, spinta dalla curiosità, Pandora disobbedì: aprì il vaso e da esso uscirono tutti i mali che si avventarono furiosi sul mondo: la vecchiaia, la gelosia, la malattia, il dolore, la pazzia ed il vizio si abbatterono sull'umanità. Sul fondo del vaso rimase solo la speranza che non fece in tempo ad allontanarsi prima che il vaso venisse richiuso.

Prima di questo momento l'umanità aveva vissuto libera da mali, fatiche o preoccupazioni di sorta, e gli uomini erano, così come gli dei, immortali. Dopo l'apertura del vaso il mondo divenne un luogo desolato, cupo ed inospitale, fino a quando Pandora aprì nuovamente il vaso e permise anche alla speranza di librarsi tra gli uomini.

Pandora tenta di richiudere il vaso (che qui è una grande scatola), illustrazione del XIX secolo.

« Così disse ed essi obbedirono a Zeus signore, figlio di Crono. E subito l'inclito Ambidestro, per volere di Zeus, plasmò dalla terra una figura simile a una vergine casta; Atena occhio di mare, le diede un cinto e l'adornò; e le Grazie divine e Persuasione veneranda intorno al suo corpo condussero aurei monili; le Ore dalla splendida chioma, l'incoronarono con fiori di primavera; e Pallade Atena adattò alle membra ornamenti di ogni genere. Infine il messaggero Argifonte le pose nel cuore menzogne, scaltre lusinghe e indole astuta, per volere di Zeus cupitonante; e voce le infuse l'araldo divino, e chiamò questa donna Pandora, perché tutti gli abitanti dell'Olimpo l'avevano portata in dono, sciagura agli uomini laboriosi. Poi, quando compì l'arduo inganno, senza rimedio, il Padre mandò a Epimeteo l'inclito Argifonte portatore del dono, veloce araldo degli dèi; né Epimeteo pensò alle parole che Prometeo gli aveva rivolto: mai accettare un dono da Zeus Olimpio, ma rimandarlo indietro, perché non divenga un male per i mortali. Lo accolse e possedeva il male, prima di riconoscerlo. Prima infatti le stirpi degli uomini abitavano la terra del tutto al riparo dal dolore, lontano dalla dura fatica, lontano dalle crudeli malattie che recano all'uomo la morte (rapidamente nel dolore gli uomini avvizziscono). Ma la donna di sua mano sollevò il grande coperchio dell'orcio e tutto disperse, procurando agli uomini sciagure luttuose. Sola lì rimase Speranza nella casa infrangibile, dentro, al di sotto del bordo dell'orcio, né se ne volò fuori; ché Pandora prima ricoprì la giara, per volere dell'egioco Zeus, adunatore dei nembi. E altri mali, infiniti, vanno errando fra gli uomini. »

(Esiodo, Le opere e i giorni)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esiodo, Teogonia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Margherita Guarducci, PANDORA, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1935. URL consultato il 12-05-2013.
  • Robert Graves, I miti greci, 1954.
  • Jean-Pierre Vernant, «Le Mythe prométhéen chez Hésiode», dans Mythe et société en Grèce ancienne, Paris, Maspéro, 1974, p. 177-194.
  • Anna Maria Carassiti, Dizionario di mitologia greca e romana, Roma, Newton & Compton, 1996, 365 pagine. ISBN 88-8183-262-3
  • Patrick Kaplanian, Mythes grecs d'origine, vol. I: Prométhée et Pandore, éd. L'entreligne, Paris, 2011. ISBN 978-2-909623-06-1
  • Apollodoro, Biblioteca, Libro I
  • Apollodoro, Biblioteca, Libro II
  • Apollodoro, Biblioteca, Libro III
  • Apollonio Rodio, Argonautiche, Libro II
  • Apollonio Rodio, Argonautiche, Libro III
  • Erodoto, Le Storie, Libro IV
  • Eschilo, Prometeo Incatenato
  • Esiodo, Le Opere e Giorni
  • Esiodo, Teogonia
  • Igino, Favole
  • Ovidio, Metamorfosi, Libro I
  • Pindaro, Olimpiche, VII

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