Palazzo Poli (Roma)

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Palazzo Poli
Pannini, Giovanni Paolo - Fountain of Trevi, Rome - 18th c.jpg
Palazzo Poli dietro la fontana di Trevi al momento del suo massimo splendore
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Roma
Coordinate 41°54′04.1″N 12°28′59.46″E / 41.901138°N 12.483182°E41.901138; 12.483182Coordinate: 41°54′04.1″N 12°28′59.46″E / 41.901138°N 12.483182°E41.901138; 12.483182
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione XVII sec - 1730
Realizzazione
Architetto Martino Longhi, Ottaviano Mascherino
Proprietario Demanio statale

Palazzo Poli - che più propriamente dovrebbe chiamarsi Palazzo Conti di Poli - è un edificio storico di Roma, su cui venne a poggiarsi la costruzione della Fontana di Trevi, risultato di diverse fasi costruttive, sede dell'Istituto centrale per la grafica e del museo denominato Istituto nazionale per la grafica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Poli oggi

Il nucleo più antico, con fronte su piazza di Ceri, terminato nei primi anni del XVII secolo, fu commissionato dal duca Cesi di Ceri, che nel 1566 aveva acquistato il Palazzo Del Monte ubicato in quell'area. L'incarico di costruire il nuovo edificio, inglobando anche proprietà vicine, fu dato all'architetto Martino Longhi e, alla sua morte, ad Ottaviano Mascherino. Dopo ulteriori ingrandimenti effettuati dalla famiglia Borromeo, eredi della proprietà Ceri, il palazzo fu acquistato nel 1678 da Lucrezia Colonna, poi sposa di Giuseppe Lotario Conti, duca di Poli, da cui il nome del palazzo. A lui, fratello del papa Innocenzo XIII, si devono altri importanti ampliamenti e l'acquisto degli edifici adiacenti al suo palazzo con fronti sulla piazza di Trevi: il palazzetto già Schiavo dei Carpegna e la casa dell'Arte della Lana, già Vitelleschi. Il duca Stefano Conti, figlio di Giuseppe Lotario, compì i lavori di ristrutturazione delle nuove parti inglobate, estendendo il palazzo ai definitivi confini, fino alla piazza di Trevi, fra il 1728 ed il 1730, poco prima dell'inizio dei lavori per la nuova fontana del Salvi nel 1732. Nel 1808, alla morte del duca Michelangelo Conti, senza figli, il palazzo passò al lontano cugino, duca Francesco Sforza Cesarini, il quale già nel 1812 lo vendette a Luigi Boncompagni Ludovisi. Dopo poco più di 70 anni, la proprietà fu venduta ai costruttori Belloni, Basevi e Vitali, che stravolsero la parte più antica dell'antico palazzo Ceri, già parzialmente distrutta per i lavori di via del Tritone. Nel 1888 il Comune di Roma espropriò la parte ancora integra del palazzo Poli per salvaguardare la fontana, e l'edificio fu destinato ad ospitare uffici. Nel 1939 fu ceduto a privati come pagamento per la costruzione, per conto del Governatorato, di nuovi uffici sulla via del Mare. Con l'acquisto dall'Istituto di S. Paolo di Torino nel 1978, lo storico palazzo è divenuto proprietà del demanio dello Stato italiano.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

La Sala Dante è il luogo più significativo del palazzo, non solo per le eccezionali dimensioni e per l'esclusivo affaccio sulla Fontana di Trevi, ma anche per le diverse importanti destinazioni assegnatele nel corso di quasi tre secoli. Costruita negli anni '20 del XVIII secolo da Stefano Conti, duca di Poli, nipote del papa Innocenzo XIII, per ospitare la preziosa biblioteca di famiglia, venne poi utilizzata anche come salone per le feste. Nei primi anni dell'Ottocento vi aveva allestito il suo studio il pittore Francesco Manno. La denominazione storica della sala ricorda l'iniziativa del cavaliere Romualdo Gentilucci, che fra il 1865 e il 1866 affittò e ristrutturò questo ambiente per ospitare le ventisette grandi tele costituenti la Galleria Dantesca, tele da lui commissionate a famosi pittori del tempo, tratte dai disegni di Filippo Bigioli. Questi dipinti, di enormi dimensioni, di quattro metri per sei metri, venivano mostrati alternativamente al pubblico con speciali meccanismi e giochi di luci. Per l'inaugurazione della sala fu eseguita la Sinfonia Dantesca di Liszt per grande orchestra e cori, furono declamati un erudito discorso e nuovi versi composti su ispirazione delle scene della Divina Commedia illustrate. L'iniziativa culturale della Galleria Dantesca, tanto apprezzata dai contemporanei, tramontò dopo pochi anni. Subito dopo l'unità d'Italia la sala era già affittata al noto musicista Tullio Ramacciotti, il quale a sua volta la subaffittava a società bancarie e commerciali per tenervi assemblee, a circoli per feste da ballo, ad altri musicisti e molto spesso alla Società Orchestrale Romana. Questa Società nel 1891 stipulò direttamente il contratto di affitto con il Comune di Roma, continuando comunque il sistema del subaffitto. Fino alla fine del secolo fu uno dei più rinomati luoghi romani per l'esecuzione di concerti, ospitando talvolta anche conferenze o feste di personaggi illustri. Nel corso della prima metà del Novecento questo grande ambiente fu utilizzato per gli uffici anagrafici del Comune. Da quando il palazzo è divenuto sede dell'Istituto centrale per la grafica e grazie al restauro funzionale curato dall'architetto Agostino Tropea, anche la prestigiosa Sala Dante, dopo tanti anni di abbandono, è tornata ad essere importante centro culturale ed espositivo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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