Palazzo Pendaglia

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Palazzo Pendaglia
Facciata Palazza Pendaglia, Ferrara.JPG
Facciata di Palazzo Pendaglia
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna
LocalitàFerrara
IndirizzoVia Sogari 3
Coordinate44°50′08.62″N 11°37′23.66″E / 44.835728°N 11.623239°E44.835728; 11.623239Coordinate: 44°50′08.62″N 11°37′23.66″E / 44.835728°N 11.623239°E44.835728; 11.623239
Informazioni generali
Condizioniin uso
Costruzionesecolo XVI
Realizzazione
Proprietario storicoFamiglia Pendaglia

Il Palazzo Pendaglia di Ferrara si trova in via Sogari (che unisce Corso della Giovecca con via Volta Paletto) al numero 3.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Sperandio, Medaglia in onore di Bartolomeo Pendaglia

Il palazzo appartenne a Bartolomeo Pendaglia (1395-1462), il più facoltoso e generoso privato ferrarese del periodo[1]. La strada sulla quale venne costruito fu a lungo chiamata la Strada dei Pendaglia, ed il suo nobile proprietario volle che l'edificio fosse ricco e sontuoso. Nel 1452, alla presenza del signore di Ferrara Borso d'Este e dell'imperatore Federico III d'Asburgo, il Pendaglia vi sposò Margherita Costabili. Lo stesso imperatore danzò con la sposa e la omaggiò di un gioiello prezioso. Sempre in quell'occasione il matematico ed astronomo Giovanni Bianchini consegnò al sovrano austriaco un suo importante lavoro: le Tavole astronomiche[2].

Il palazzo sino ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Pendaglia. Targa che ricorda l'ospitalità data nell'edificio ai profughi dell'Istria e della Dalmazia.

L'edificio venne considerato il più bello di Ferrara ed ancora oggi i saloni ed i particolari architettonici arrivati intatti sino a noi rendono l'idea di quello che doveva essere nel XVI secolo. In seguito il palazzo fu acquistato dal Comune e utilizzato come rifugio per donne bisognose, poi in età napoleonica divenne caserma, ed oggi è divenuto sede di un istituto scolastico[3].

In epoca immediatamente successiva alla fine della seconda guerra mondiale, le sue stanze accolsero parte degli italiani costretti ad abbandonare le terre dell'Istria e della Dalmazia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Un volume sull'architetto di palazzo Pendaglia, su ricerca.gelocal.it, Gruppo Editoriale L'Espresso Spa, 30 gennaio 2013. URL consultato il 9 aprile 2016.
  2. ^ G.Melchiorri, p.145
  3. ^ ipssarvergani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gerolamo Melchiorri, Nomenclatura ed etimologia delle piazze e strade di Ferrara e Ampliamenti, a cura di Carlo Bassi, Ferrara, 2G Editrice, 2009, ISBN 978-8889248218.

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