NGC 2158

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NGC 2158
Ammasso aperto
NGC 2158.jpg
NGC 2158
Scoperta
ScopritoreWilliam Herschel
Data1784
Dati osservativi
(epoca J2000)
CostellazioneGemelli
Ascensione retta06h 07m 25s[1]
Declinazione+24° 05′ 48″[1]
Distanza16530[2] a.l.
(5071[2] pc)
Magnitudine apparente (V)8,6[1]
Dimensione apparente (V)6'
Caratteristiche fisiche
TipoAmmasso aperto
ClasseII 3 r
Età stimata1,05 miliardi di anni[2]
Altre designazioni
Cr 81, Mel 40, OCl 468, Lund 205, H VI-17, h 375, GC 1351[1]
Mappa di localizzazione
NGC 2158
Gemini IAU.svg
Categoria di ammassi aperti

Coordinate: Carta celeste 06h 07m 25s, +24° 05′ 48″

NGC 2158 è un ammasso aperto molto antico visibile nella costellazione dei Gemelli.

Osservazione[modifica | modifica wikitesto]

Mappa per individuare NGC 2158.

Si individua con facilità la sua posizione, trovandosi a meno di mezzo grado a SE del brillante e celebre M35 (nella foto appare come una macchia chiara in basso a destra); il periodo di osservabilità nel cielo serale va da novembre a maggio. Le sue componenti sono piuttosto deboli, attorno alla dodicesima magnitudine, più una stella di decima in sovrapposizione. Non è risolvibile in stelle con piccoli strumenti, in cui appare come un insieme nebuloso e molto compatto; la sua risoluzione, per altro soltanto parziale, diventa possibile soltanto con strumenti oltre i 200mm di apertura e forti ingrandimenti.

La declinazione moderatamente settentrionale di quest'ammasso favorisce gli osservatori dell'emisfero nord, sebbene si presenti circumpolare solo a partire da latitudini elevate; dall'emisfero australe la sua osservazione risulta particolarmente penalizzata soltanto dalle regioni situate a elevate latitudini meridionali.[3] Il periodo migliore per la sua osservazione nel cielo serale è quello compreso fra ottobre e marzo.

Storia delle osservazioni[modifica | modifica wikitesto]

NGC 2158 venne individuato per la prima volta da William Herschel nel 1784 attraverso un telescopio riflettore da 18,7 pollici; suo figlio John Herschel lo riosservò in seguito e lo inserì poi nel suo General Catalogue of Nebulae and Clusters col numero 1351.[4]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La scarsa luminosità di quest'ammasso è giustificata dalla grande distanza a cui si trova, pari a 5070 parsec (oltre 16000 anni luce),[2] ossia alla periferia della Via Lattea, sul Braccio del Cigno; pertanto appare anche fortemente oscurato dalla polvere interstellare che si frappone lungo la linea di vista.

NGC 2158 è un ammasso insolitamente ricco situato a una latitudine galattica bassa, in prossimità del piano galattico; si tratta di un oggetto piuttosto antico, la cui età è stimata come superiore a 1 miliardo di anni. Molte delle sue stelle più massicce sono evolute verso la fase di gigante rossa, mentre si contano numerose stelle di classe spettrale A, F e G. La metallicità delle sue stelle più evolute è risultata tendenzialmente inferiore rispetto alla metallicità solare.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d SIMBAD Astronomical Database, su Results for NGC 2158. URL consultato il 15 agosto 2013.
  2. ^ a b c d WEBDA page for open cluster NGC 2158, su univie.ac.at. URL consultato il 15 agosto 2013.
  3. ^ Una declinazione di 24°N equivale ad una distanza angolare dal polo nord celeste di 66°; il che equivale a dire che a nord del 66°N l'oggetto si presenta circumpolare, mentre a sud del 66°S l'oggetto non sorge mai.
  4. ^ Catalogo NGC/IC online - result for NGC 2158, su ngcicproject.org. URL consultato il 15 agosto 2013.
  5. ^ Jacobson, Heather R.; Friel, Eileen D.; Pilachowski, Catherine A., Abundances of Red Giants in Old Open Clusters. IV. NGC 1817, NGC 1883, NGC 2141, and NGC 2158, in The Astronomical Journal, vol. 137, nº 6, giugno 2009, pp. 4753-4765, DOI:10.1088/0004-6256/137/6/4753. URL consultato il 15 agosto 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume I - The Northern Hemisphere to -6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-14-X.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0, 2ª ed., Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.
  • Catalogo NGC online, su ngcicproject.org.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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