NGC 1662

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
NGC 1662
Ammasso aperto
NGC 1662.png
NGC 1662
Scoperta
ScopritoreWilliam Herschel
Data1784
Dati osservativi
(epoca J2000)
CostellazioneOrione
Ascensione retta04h 48m 27s[1]
Declinazione+10° 56′ 12″[1]
Distanza1425[2] a.l.
(437[2] pc)
Magnitudine apparente (V)7,0[1]
Dimensione apparente (V)20'
Caratteristiche fisiche
TipoAmmasso aperto
ClasseII 3 m
Età stimata420 milioni di anni[2]
Altre designazioni
Cr 55, OCl 470[1]
Mappa di localizzazione
NGC 1662
Orion IAU.svg
Categoria di ammassi aperti

Coordinate: Carta celeste 04h 48m 27s, +10° 56′ 12″

NGC 1662 è un ammasso aperto visibile nella costellazione di Orione.

Osservazione[modifica | modifica wikitesto]

Mappa per individuare NGC 1662.

La sua posizione è semplice da individuare, trovandosi nella parte settentrionale dell'asterismo dello Scudo di Orione, poco a nordovest della stella π1 Orionis; è visibile con facilità anche con un binocolo 10x50, dove si presenta come un piccolo gruppetto di stelle di magnitudine 8 e 9. Con un telescopio da 80mm di apertura è perfettamente risolto in una dozzina di stelle fino alla magnitudine 11 ed è evidente che molte delle stelle più deboli si concentrano attorno alla stella più luminosa, una gigante arancione di magnitudine 8,33; ingrandimenti troppo spinti ottenibili con telescopi di grande diametro non consentono di apprezzarne la visione d'insieme e l'ammasso appare disperso.

La declinazione non lontana dall'equatore celeste di quest'ammasso favorisce leggermente gli osservatori dell'emisfero nord, sebbene si presenti circumpolare solo a partire da latitudini molto elevate; dall'emisfero australe la sua osservazione risulta penalizzata soltanto dalle regioni situate a elevate latitudini meridionali ed è osservabile da tutte le aree popolate della Terra.[3] Il periodo migliore per la sua osservazione nel cielo serale è quello compreso fra ottobre e marzo.

Storia delle osservazioni[modifica | modifica wikitesto]

NGC 1662 venne individuato per la prima volta da William Herschel nel 1784 attraverso un telescopio riflettore da 18,7 pollici; suo figlio John Herschel lo riosservò in seguito e lo inserì poi nel suo General Catalogue of Nebulae and Clusters col numero 905.[4]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

NGC 1662 è un ammasso di età intermedia e non molto popolato, situato alla distanza di 437 parsec (1425 anni luce);[2] la sua posizione ricade così all'interno del Braccio di Orione, nello stesso ambiente galattico in cui si trova la Regione di Lambda Orionis.

L'ammasso possiede un'età stimata attorno ai 420 milioni di anni, non molto diversa da quella delle Iadi e del Presepe; fra i membri accertati vi sono 15 stelle di classe spettrale B, 8 di classe A e tre di classe F, più alcune stelle meno massicce e più deboli. Fra le stelle bianche ve ne sono 6 di tipo Ap, ossia con forti linee di emissione dovute alla sovrabbondanza di alcuni metalli, oltre che in lenta rotazione su sé stesse. Sono inoltre presenti due stelle binarie fisiche.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d SIMBAD Astronomical Database, su Results for NGC 1662. URL consultato il 15 agosto 2013.
  2. ^ a b c d WEBDA page for open cluster NGC 1662, su univie.ac.at. URL consultato il 15 agosto 2013.
  3. ^ Una declinazione di 11°N equivale ad una distanza angolare dal polo nord celeste di 79°; il che equivale a dire che a nord del 79°N l'oggetto si presenta circumpolare, mentre a sud del 79°S l'oggetto non sorge mai.
  4. ^ Catalogo NGC/IC online - result for NGC 1662, su ngcicproject.org. URL consultato il 15 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 28 maggio 2009).
  5. ^ Peña, J. H.; Peniche, R., uvby-β photometry of open clusters. IV. NGC 1444, NGC 1662, NGC 2129, NGC 2169, and NGC 7209, in Revista Mexicana de Astronomia y Astrofisica, vol. 28, n. 2, ottobre 1994, pp. 139-152. URL consultato il 15 agosto 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume I - The Northern Hemisphere to -6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-14-X.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0, 2ª ed., Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.
  • Catalogo NGC online, su ngcicproject.org. URL consultato il 15 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 28 maggio 2009).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Oggetti del profondo cielo Portale Oggetti del profondo cielo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di oggetti non stellari