Museo civico di Bracciano

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Museo Civico di Bracciano
Santa Maria Novella3.JPG
L'ingresso del Museo, con a fianco la Chiesa di Santa Maria Novella
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàBracciano
Indirizzovia Umberto I, 5
Coordinate42°06′12.99″N 12°10′36.51″E / 42.103609°N 12.176809°E42.103609; 12.176809
Caratteristiche
TipoArcheologico,artistico
Apertura2006
DirettoreCecilia Sodano
Sito web

Il Museo Civico di Bracciano, inaugurato il 1º aprile 2006, si pone come strumento di conoscenza e valorizzazione dei beni culturali della città di Bracciano, in provincia di Roma e del suo territorio. Le sue collezioni illustrano la vita di Bracciano nel corso dei secoli, dai primi insediamenti etruschi fino al XIX secolo.

La sede[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria Novella (Bracciano).
Il chiostro dell'ex convento
Il pozzo posto nel chiostro

Il museo è allestito al piano terra dell'ex convento di Santa Maria Novella, che fino al secolo scorso ha ospitato i frati agostiniani. Il convento, fondato per volontà del cardinale Giordano Orsini. Nel 1436 il papa Eugenio IV donò agli agostiniani una casa posta nel Castrum di Bracciano, che era posta fuori delle mura medievali della cittadina. Solo alla fine del XV secolo il convento fu compreso all'interno del nuovo sistema di fortificazioni. Una lapide, ancora visibile nel chiostro, attesta che nel 1438 fu introdotta nel convento l'osservanza della regola di Sant'Agostino.

Il bellissimo pozzo ottagonale posto al centro del chiostro, unica testimonianza della costruzione originaria, reca su un fianco uno stemma che ricorda le nozze tra Paolo Giordano I Orsini, signore del luogo, e Isabella de' Medici, figlia del signore di Firenze Cosimo I, avvenute nel 1556. Il convento fu oggetto nel tempo di numerosi ampliamenti che lo portarono ad assumere la forma attuale nella prima metà del XVIII secolo.

Chiude il lato sud del complesso conventuale la chiesa di Santa Maria Novella, la cui costruzione iniziò forse poco dopo la fondazione del convento; la prima consacrazione avvenne però solo nel 1580. Anche la chiesa fu oggetto di ampliamenti: l'aspetto attuale è frutto di un sostanziale rifacimento della seconda metà del Settecento.

Nell'Ottocento, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi, il convento divenne proprietà dello Stato e nel 1873 fu ceduto al Comune, che lo adibì ad usi civili: pretura circondariale e carcere, scuola, ufficio postale. Il restauro realizzato tra il 1998 ed il 2003 ha segnato la fine del lento degrado dell'edificio, che accoglie oggi il Museo Civico, l'Archivio Storico ed alcuni uffici comunali.

Le collezioni[modifica | modifica wikitesto]

L'interiore del museo (sala D), 2010

Gli oggetti esposti sono parte di proprietà comunale, parte di proprietà statale (Fondo Edifici Culto) e parte di proprietà privata (collezione Panunzi).

Il percorso espositivo è così organizzato:

  • Sala A: La Comunità
  • Sala B: L'età etrusca
  • Sala C: L'età romana e paleocristiana
  • Sala D: La committenza e gli artisti
  • Sala E: Testimonianze d'arte sacra

Sezione archeologica (sale B e C)[modifica | modifica wikitesto]

In questa sezione, ordinata con criterio cronologico, è esposta la collezione archeologica del museo, composta dalla collezione donata dalla famiglia Panunzi e dal cosiddetto Apollo di Vicarello, dato in comodato dallo Stato. Nella sala B sono esposti reperti etruschi provenienti da questo territorio, zona cuscinetto tra Cerveteri e Veio; nella sala C trovano posto reperti d'età romana e paleocristiana, alcuni dei quali provenienti dall'importante area archeologica di Forum Clodii e l'importante scultura del dio Apollo proveniente dall'area archeologica di Vicarello, nel comune di Bracciano.

Sezione storico artistica (sale A, D ed E)[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni stemmi di Bracciano conservati nella Sala A

La sala A introduce al museo e alla comunità di Bracciano, intesa come l'istituzione dalla quale ha avuto origine il Comune. Vi si trovano mappe, stemmi e alcuni oggetti legati alla vita istituzionale della città. Di particolare interesse la mappa settecentesca dell'acquedotto Odescalchi, sulla quale è riportato il sistema degli opifici locali, e il calamaio del 1609 con incisi i nomi dei Priori.

La sala D, a tema “La committenza e gli artisti”, contiene opere che furono realizzate per le maggiori committenze locali. Al centro della sala il gruppo dello scultore braccianese Cristoforo Stati (1556-1619), di impostazione manierista, di cui il Baglione scrisse nel 1642: “(…) una Venere et un Adone di finissimo marmo, (…), figure nude con sì bell'arte condotte, e sì al vivo spiranti, che innamorano chiunque loro riguarda”. Sulla destra una mostra di fontana del XVI secolo, attribuita alo stesso artista, e una tela di Girolamo Troppa. Il dipinto, proveniente dalla chiesa di Santa Maria Novella, raffigura san Tommaso da Villanova, vescovo agostiniano, ed è databile alla seconda metà del Seicento.

Sulla sinistra una lunetta in terracotta invetriata raffigurante l'Annunciazione. L'opera, realizzata negli anni venti del Novecento, è una copia fedele di quella che si trova nello Spedale degli Innocenti a Firenze, realizzata da Andrea della Robbia intorno al 1490.

Nella sala E, a tema “Testimonianze d'arte sacra”, sono esposti oggetti, arredi e paramenti liturgici provenienti dalla chiesa di Santa Maria Novella.

Di particolare importanza il busto di Cristo attribuito alla cerchia di Andrea Bregno, datato alla fine del XV secolo. Nella vetrina ad isola, esposto su manichini resi parlanti da un dispositivo multimediale, un parato in terza del 1732 e, sul retro, un bellissimo piviale nero e oro della prima metà del XVII secolo recante lo stemma della famiglia Pamphilj.

Interessante è anche il manichino ligneo della Madonna con il suo corredo. Il manichino è databile al XVIII secolo; l'abito, in mussola di cotone stampata a piccoli mazzolini di fiori, è databile dalla sua foggia al 1840-45. Donato da un'importante dama per vestire la Madonna, dopo il restauro è tornato a far parlare di sé come abito civile.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

L. Branchesi, V. Curzi (a cura di), MUSART. Itinerario nei musei storico-artistici del Lazio, Roma, Guaraldi, 2016.

R. Cantone, M. Cardinali, B. De Ruggieri, L. Indrio, C. Sodano, Il restauro dell’Elemosina di San Tommaso da Villanova del Cavalier Gerolamo Troppa, Arcidosso, Effigi, 2009.

C. Crescentini, C. Strinati, (a cura di), La forma del Rinascimento. Donatello, Andrea Bregno, Michelangelo e la scultura a Roma nel Quattrocento, catalogo della mostra (Roma 2010), Soveria Mannelli, Rubbettino, 2010.

B. De Dominicis, F. Pessolano, C. Sodano, Il museo che comunica. I paramenti sacri, Bracciano, Del Vecchio, 2010.

L. Fabbrini, L’Apollo di Vicarello e l’inserimento del suo prototipo nell’ambito della scultura attica del IV sec. a.C., in «Mitt. Deutsch. Arch. Instituts», XC (1983), 1, pp. 1-33.

C. Marini, C. Sodano, Il Museo civico di Bracciano tra presente e futuro, in «Storie di persone e di musei», a cura di V. Nizzo, Roma, Dià Cultura, 2019.

V. Martinelli, Cristoforo Stati e il gruppo di ‘Venere e Adone’, in «Rivista d’arte», XXXII (1957), pp.233-242.

C. Sodano Il restauro del complesso di S. Maria Novella, Montepulciano, Le Balze, 2002.

C. Sodano, Scheda del Busto di Cristo in «121 diamanti di Cultura Storia e Bellezza nella Provincia Capitale», catalogo della mostra (Roma 2007), Roma 2007, p. 141-142.

C. Sodano, La valorizzazione del patrimonio culturale. L’Apollo di Vicarello, un’opera restituita al suo territorio, in «Kermes», 2011-83, pp. 41-50.

C. Sodano, Un percorso per la valorizzazione e la conservazione del patrimonio culturale. Il Museo civico di Bracciano, Firenze, Nardini, 2012.

C. Sodano, Una modalità di approccio critico alla reintegrazione delle lacune: il restauro dell’Annunciazione in terracotta del Museo Civico di Bracciano, in «Kermes», 2013, 90 aprile-giugno, pp.29-36.

C. Sodano, Scheda dei dipinti dell’Elemosina di San Tommaso da Villanova in Bracciano, «Santo Tomás de Villanueva. Culto, historia y arte – II. Corpus iconográfico», a cura di P. A. Iturbe Saíz e R. Tollo, Madrid e Roma, Escurialenses e Biblioteca Egidiana 2013, p. 63, 251.

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