Castello di Sant'Aniceto

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Castello di Sant'Aniceto
Castello San Niceto.JPG
Il Castello di Sant'Aniceto.
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Calabria
Città Motta San Giovanni
Coordinate 38°01′37″N 15°42′27″E / 38.026944°N 15.7075°E38.026944; 15.7075Coordinate: 38°01′37″N 15°42′27″E / 38.026944°N 15.7075°E38.026944; 15.7075
Informazioni generali
Stile castello medievale
Inizio costruzione XI secolo
Materiale pietra, legno
[senza fonte]
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Il Castello di Sant'Aniceto, o Motta Sant'Aniceto (noto anche come Castello di Santo Niceto oppure Castello di San Niceto) è una fortificazione bizantina costruita nella prima metà dell'XI secolo sulla cima di un'altura rocciosa, tra quelle che dominano la città di Reggio Calabria, nei pressi del centro abitato di Motta San Giovanni. Rappresenta uno dei pochi esempi di architettura alto medievale calabrese, nonché una delle poche fortificazioni bizantine sottoposte a lavoro di restauro e recupero.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il castello fu costruito come luogo di avvistamento e di rifugio per la popolazione reggina, in seguito all'intensificarsi delle scorribande saracene lungo le coste calabresi e siciliane.

Con il passaggio della Calabria sotto il dominio dei Normanni, che conquistarono la fortezza intorno all'anno 1050, tale struttura fu ristrutturata ed ampliata con l'aggiunta di alcune torri rettangolari. Da questo momento vennero scritti documenti che ne danno notizia.

Nel corso del XIII secolo il castello divenne il centro di comando del fiorente feudo di Sant'Aniceto che nel 1200 fu tormentato dalle guerre tra Angioini ed Aragonesi che si avvicendavano sul territorio reggino e, come molte altre zone della Calabria, passò in diverse mani; nel 1321 fu consegnato agli Angioini.

Nel 1434 Santo Niceto diventa baronia e domina sui territori di Motta San Giovanni, Montebello e Paterriti (un riferimento antecedente a Motta San Giovanni si trova in un documento del 1412).

Nel XV secolo Sant'Aniceto, al pari delle altre motte filo-angioine, entrò in conflitto con la città di Reggio appoggiata dagli Aragonesi. Nel 1459, con il beneplacito del Duca Alfonso di Calabria, i reggini espugnarono Sant'Aniceto attraverso uno stratagemma: durante una notte buia, le squadre di armigeri reggini si appostarono in una valle nei pressi del castello, e dal lato opposto di esso lasciarono vagare un gregge di capre a cui erano stati applicate dei lumini accesi sulle corna. I castellani, scambiando il gregge per un esercito nemico, si lanciarono su di esso lasciando sguarnito Sant'Aniceto: i soldati reggini, approfittando della situazione, assalirono ed invasero il castello, mettendolo a ferro e fuoco[1].

In un documento del 1604 Santo Niceto è detto appartenere alla Baronia di Motta San Giovanni.

Il complesso architettonico[modifica | modifica wikitesto]

Le torri e il portale del Castello

Il castello presenta una pianta irregolare, che ricorda la forma di una nave con la prua rivolta alla montagna e la poppa al mare.

In prossimità dell'ingresso sono visibili due torri quadrate ed ai piedi della breve salita che la collega con la pianura sottostante vi è una chiesetta munita di una cupola affrescata con un dipinto del Cristo Pantocratore, soggetto tipico dell'arte bizantina.

Le mura hanno un'altezza variabile da 3 a 3,5 metri, uno spessore di circa un metro e sono ancora in ottimo stato di conservazione. I materiali di costruzione utilizzati sono per lo più costituiti da pietra squadrata, laterizi e malta molto resistente.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

La dedica del castello a Sant'Aniceto tradisce l'origine siciliana di parte dei fondatori: in quegli anni infatti in Sicilia era particolarmente diffusa la devozione all'ammiraglio bizantino San Niceta, vissuto fra il VII e l'VIII secolo. Sbarcati in Calabria con il sostegno del governo bizantino, i profughi siciliani parteciparono con le popolazioni locali alla edificazione di un kastron, chiamandolo col nome del loro santo protettore.

Nuovo aspetto del Castello di Sant'Aniceto[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello di Sant'Aniceto, fino a qualche anno fa in completo stato di abbandono da parte degli organi competenti, è entrato a far parte di quei complessi architettonici che sono stati restaurati per consentire la loro conservazione futura e soprattutto la loro valorizzazione storica e culturale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Schiavone Sebastiano, La vita negli antichi casali di Reggio Calabria, Soveria Mannelli, Calabria Letteraria Editrice, 1986, pp. 68-69, CFI0015006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. DE LORENZO, Le quattro motte esistenti presso Reggio Calabria, 1891
  • F. MARTORANO, "La fortezza bizantina di S. Niceto", in Calabria bizantina. Testimonianze d'arte e strutture di territori (1991).
  • F. MARTORANO, "Chiese e Castelli medievali in Calabria", (1996).
  • F. MARTORANO, "Santo Niceto nella Calabria medievale", (2002)
  • F. MARTORANO, "Santo Niceto. La storia e il restauro, (2013)
  • F. Arillotta, La storia della Motta San Giovanni e del suo territorio (1998)
  • B. Genovese, R. Marino, Castelli nella provincia di Reggio Calabria, (2002)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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