Monigo

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Monigo
frazione
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Treviso-Stemma.png Treviso
Comune Treviso-Stemma.png Treviso
Territorio
Coordinate 45°40′36″N 12°12′37″E / 45.676667°N 12.210278°E45.676667; 12.210278 (Monigo)Coordinate: 45°40′36″N 12°12′37″E / 45.676667°N 12.210278°E45.676667; 12.210278 (Monigo)
Altitudine 16 m s.l.m.
Abitanti 3 462[1]
Altre informazioni
Cod. postale 31100
Prefisso 0422
Fuso orario UTC+1
Patrono sant'Elena Imperatrice
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Monigo
Monigo

Monigo è un sobborgo di Treviso, a circa 3 km verso nord-ovest rispetto al centro storico. Vi sorge lo Stadio Comunale su cui si allena la Benetton Rugby.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo, anticamente scritto Maunicus, potrebbe derivare da malus vicus ("luogo malsano") per la presenza di acquitrini. In effetti, ancor oggi la zona si caratterizza per la ricchezza di corsi d'acqua e risorgive.

La vicinanza a Treviso, antico municipium, spiega i rinvenimenti di reperti risalenti all'età romana.

Un documento del 762 ricorda che alcune proprietà di «Molenego o Mulinego» erano state donate ai monasteri di Sesto al Reghena e di Salt del Torre; non è tuttavia chiaro se la località in questione fosse effettivamente l'attuale Monigo o Moniego di Noale.

Come riportato in un documento del 1315, la regula de Maunigo con la sua chiesa filiale dipendeva dalla pieve di San Cassiano di Quinto; questa istituzione doveva provvedere al mantenimento delle tre importanti arterie stradali che conducevano rispettivamente ad Asolo, a Bassano e a Paese.

Nel medioevo esisteva pure una famiglia, detta appunto Monigo, che teneva alcuni feudi nella zona.

Fino al 1920 fece parte del comune di Paese.

Durante la seconda guerra mondiale Monigo fu tristemente noto per la presenza di un campo di concentramento destinato ai prigionieri civili sloveni e croati.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campo di concentramento di Monigo.

Solo di recente Monigo ha visto un notevole sviluppo edilizio che l'ha integrata appieno nella conurbazione trevigiana.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Esiste, a sud est di Monigo un chiarissimo e splendido laghetto chiamato da sempre "le fontanelle", costituito unicamente di acque risorgive che danno vita al fiume Cerca. Detto fiume diventa, 4 Kilometri a sud, un affluente del fiume Sile.

Chiesa parrocchiale[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa originale sarebbe sorta attorno all'anno 1000 ma la prima citazione è del 1154. Nei documenti veniva indicata come Sant'Elena di Treviso per distinguerla da numerose altre chiese omonime. Nel 1788, mentre costruiva l'abitazione per un cappellano, il parroco De Gobbis individuò i resti di alcuni edifici e dell'antica chiesa. Tuttavia sappiamo che nel 1330 la costruzione si trovava nello stesso luogo in cui è oggi. Nel 1575 fu ricostruita e nel corso del XVIII secolo fu più volte restaurata. L'ultimo intervento di restauro fu eseguito negli anni '90 ad opera del parroco don Egidio Danieli.

L'attuale edificio conserva una pala con la Madonna del Rosario (1822) attribuita a Gian Battista Carrer; l'affresco del soffitto è opera di Giovanni De Min (1842) il coro fu affrescato tra il 1908 e il 1909 da Antonio Beni.

L'organo[modifica | modifica wikitesto]

L'organo, costruito da Giovanni Battista De Lorenzi di Vicenza nel 1845. Collocato su cantoria sopra la porta centrale, ha cassa dipinta di linea ottocentesca e prospetto di 29 canne in stagno con labbro superiore a mitra disposte a cuspide con ali laterali.

Le ance sono alla base del prospetto con disposizione propria (verticale).

Manuale incorporato nella cassa, ha tastiera di 52 tasti (Do1-Sol5) con prima ottava corta, neri in ebano i diatonici e ugualmente neri ma con piastrina di avorio intarsiata al centro i tasti cromatici..

Trasmissione meccanica e catenacciatura tradizionale. Possibilità di alimentazione tramite pompa manuale a doppio soffietto e mantice a libro.

Registri a pomolo disposti in due file a destra della tastiera.

Pedaliera a leggio di 18 note con prima ottava scavezza (Do1-La 2); di cui l'ultimo aziona il rollante.

Il restauro è stato compiuto da Giorgio Carli di Verona nel 1995.

Di seguito la disposizione fonica:

GRAND’ ORGANO E RIPIENO

Principale Bassi 8’

Principale Soprani 8’

Ottava Bassi 4’

Ottava Soprani 4’

Decimaquinta 2’

Decimanona

Vigesimaseconda

Vigesimasesta

Vigesimanona

ISTROMENTAZIONE

Fagotto ai Bassi 8’

Tromba dolce ai Soprani 8’

Corno inglese ne’ Soprani 16’

Fluta reale Soprani 8’

Violoncino ai Bassi 4

Flauto traversiere Soprani

Flauto in ottava Bassi

Flauto in ottava Soprani

Flauto in XII ai Soprani

Flaugioletto Soprani 2’

Voce umana Soprani 8’

Pedale

Contrabbassi e ottave 16'

Cimbassi 10'

Cimbassi 5'

La parrocchia di Monigo dipende dal vicariato Urbano della diocesi di Treviso.

Villa Maffetti, Scarpa, Nicoletti[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Treviso, zona Monigo, lungo l'antica Cal Trevisana e all'interno di un pregevole parco di tre ettari contornato da una mura in ciottoli e mattoni, si trova il complesso costituito da villa con barchessa e cappella privata.

Gli accessi alla proprietà sono numerosi: sul lato est si affacciano tre eleganti cancellate in ferro battuto, rette da pilastri a finto bugnato con vasi barocchi lapidei in sommità; a ovest vi è un'altra cancellata; infine, sui lati lunghi della proprietà, paralleli al fronte est, due viali portano ad altrettante edicole inquadrate da paraste e trabeazioni al cui interno vi è una nicchia affrescata con scene di vita in un giardino settecentesco.

Il complesso sembra essere stato edificato nel 1650 circa per i Maffetti, in quanto storicamente non risulta la sua appartenenza ai Manolesso Ferro. Passò a numerosi discendenti della famiglia, fino al 1837 quando, secondo il catasto austriaco, risultò essere proprietà di Giuseppe Scarpa. Nel 1935 andò all'I.R.E. di Venezia e nel 1978 fu acquistato dalla famiglia Nicoletti. Nel 1825 circa la villa fu sottoposta al restauro dei dipinti interni e di alcune parti esterne.

Il corpo padronale è sviluppato su tre piani con un rialzo timpanato al centro dei due fronti principali. Sopra l'ingresso rifinito a bugnato, aggetta il poggiolo con balaustra sul quale affaccia una trifora centinata; nel timpano superiore, rifatto nell'800, tre finestre rettangolari con poggioli. Le finestre laterali, un tempo ad arco, sono ora parzialmente occluse, sormontate da una raffinata cimasa e una breve cornice.

L'impianto della villa conserva ancora la struttura originale con la classica sala centrale passante e quattro stanze più il vano scale ai lati. Notevole l'apparato decorativo: dipinti, pavimenti originali in pastellone veneziano ancora presenti nel piano nobile, soffitti alla sansovina e portali a bugnato all'imbocco delle scale. Interessanti e ben conservati gli affreschi barocchi e settecenteschi sui sovraporta, attorno ai caminetti, alle pareti - costituiti da fasce basamentali, cornici sommitali e dipinti monocromi -, e sul soffitto del salone del piano nobile dove sono visibili tre lacunari raffiguranti scene mitologiche.

Accanto alla villa, a ovest, sorge la barchessa con l'arioso portico, organizzata internamente su due livelli e un tempo utilizzata come scuderia e granaio. All'estremità est della proprietà, lungo la strada, si trova la classica chiesetta della metà del '700 che conserva all'interno un altare in marmo, una pala di buona fattura e la tomba di Elisabetta Maffetti.

Il complesso si sta attrezzando per ospitare manifestazioni, mostre d'arte e ricevimenti sia nel parco che nel portico della barchessa.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In assenza di dati ufficiali precisi, si è fatto riferimento alla popolazione della parrocchia locale, reperibile nel sito della CEI.
  2. ^ Ville Venete - Descrizione Villa