Molteplicità

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La molteplicità è la pluralità degli enti considerata dal punto di vista quantitativo; si distingue perciò il molteplice, in quanto composto da una varietà di enti diversi, dall'unità di ciò che è univoco, in quanto identico a se stesso.

In ogni ambito del sapere si fa riferimento, in vario modo, alla nozione di molteplicità; comune a tutti è la concezione filosofica, per la quale la molteplicità è la caratteristica essenziale della realtà, che la identifica e la distingue, in particolare in contrapposizione all'Ente supremo, considerato ad es. come sostanza o Idea in Platone, Spirito o Essere in Hegel, ovvero Dio, il quale ha la caratteristica dell'univocità.

La filosofia è alla base di tutto questo ragionamento che sfocia poi nelle varie considerazioni delle scienze particolari.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Aggettivo numerale § Etimologia e paralleli.

Il termine molteplicità deriva dal latino tardo multiplicitas ed appartiene ad una grande famiglia di termini ampiamente diffusi in tutte le lingue indoeuropee, che si fanno risalire ad una radice ricostruita come *plek-.

Democrito[modifica | modifica wikitesto]

Democrito, filosofo e sostenitore dell'atomismo, già attorno al 400 a.C., diceva: "I costituenti di tutte le cose sono gli atomi". Le sue indagini erano indirizzate all'osservazione dei fenomeni naturali, e nello stesso tempo alla pluralità dei mondi e delle culture. Affermava tra l'altro che essendo gli atomi infiniti, infiniti saranno i mondi che prendono origine dalla loro aggregazione.

Leucippo di Mileto[modifica | modifica wikitesto]

Anche Leucippo di Mileto, filosofo e forse fondatore della teoria atomista, vissuto prima di Democrito, dice che la natura è composta da molteplici materie e la materia da atomi che sarebbero l'origine dei mondi che attraverso il "vortice", che divide gli atomi pesanti dai leggeri ha generato anche la Terra in seguito alla forza centripeta che raccoglie gli atomi pesanti, e questo può avvenire ovunque dando origine ad una "molteplicità di mondi".

Giordano Bruno[modifica | modifica wikitesto]

Giordano Bruno, filosofo e teologo, vissuto a cavallo tra il 1500 e 1600, nei discorsi fra Burchio e Fracastorio, mette in bocca ai due interlocutori questo problema: Cossì dumque gli altri mondi sono abitati come questo?, e la risposta è che se non come il nostro, sarà diverso dal nostro, i mondi sono di molte specie, che siano uguali o diversi non importa, quello che conta è che esistono.

Rappresentazione di un altro mondo extrasolare

Lo scenario della molteplicità ha sempre accompagnato l'uomo, da quello che incideva con graffiti le rocce delle caverne, a quello che acquisita la conoscenza, vola nello spazio; l'intuito, il ragionamento e l'immaginazione tentano e riescono ad aprire le porte del sapere, per dischiudere nuovi orizzonti alla ricerca della verità.

Oggi sappiamo che il seme, che hanno gettato questi nostri esimi progenitori, ha fatto germogliare una pianta; sappiamo che esistono altri mondi, che le basi della vita sono ovunque e sono le stesse per tutti, si può affermare che non siamo soli nell'universo; quello che è difficile è la verifica perché difficile è il contatto con altre civiltà, a meno che il metro che noi usiamo non sia uguale ovunque, e non ci sia un qualche cosa che non conosciamo e che farà abbattere le distanze che ci separano dalla realtà, e solo allora questa pianta darà il suo frutto.

Sonde interplanetarie hanno raccolto materiali da corpi celesti con la prova che anche lì esistono le basi della vita; sempre più perfetti e potenti telescopi scoprono nuovi e più numerosi pianeti attorno alle stelle, quindi si fa sempre più esatta la teoria della molteplicità dei mondi e della vita.

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