Massacro di Chio

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Massacro di Chio
Eugène Delacroix - Le Massacre de Scio.jpg
Il massacro di Chio dipinto di Eugène Delacroix (1824).
Stato Grecia Grecia
Luogo Isola di Chio, Grecia
Obiettivo Rappresaglia
Data 1822
Morti 20.000 morti[1]
Responsabili Truppe turco-egiziane guidate da Ibrahim Pascià

Il massacro di Chio è stato un episodio della guerra d'indipendenza greca, consistito nel massacro di migliaia di greci nel 1822 da parte delle truppe turco-egiziane guidate dal generale Ibrahim Pascià sull'isola di Chio. I greci delle isole vicine giunsero a Chio ed incoraggiarono i chiani a mantenere attiva la lotta per l'indipendenza del paese. In risposta, le truppe ottomane sbarcarono sull'isola massacrando migliaia di persone. Il massacro fu un oltraggio internazionale e portò ad una crescita sempre maggiore del supporto ai greci nella loro causa d'indipendenza da parte di potenze straniere. Esso costituì un episodio della Guerra d'indipendenza greca.

Il contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Per più di 2000 anni, i mercanti di Chio erano stati il principale centro di commercio e diplomazia nel Mar Nero, nell'Egeo e nel Mediterraneo orientale. Pur dopo la caduta dell'isola nelle mani dell'Impero ottomano, i turchi consentirono ai chiani di mantenere un controllo quasi totale sui loro commerci, in particolare sulla pianta del mastic, una particolare resina che cresceva unicamente sull'isola. I chiani erano molto noti e ben inseriti anche nel commercio con Costantinopoli. A seguito del massacro, ad ogni modo, l'isola non riprese mai la sua prominenza in campo commerciale.

Gli storici hanno notato come la classe dominate dell'isola fosse restia ad aderire alla guerra d'indipendenza greca, temendo di perdere la propria sicurezza e la propria prosperità.[2] Successivamente essi compresero di essere troppo vicini al cuore dell'Impero per essere al sicuro dalla politica espansionistica e repressiva dei turchi.

Il massacro[modifica | modifica wikitesto]

Georgios Stravelakis, uno dei sopravvissuti al massacro di Chio, venne venduto come schiavo.[3] Successivamente egli fu in grado di emanciparsi sino a divenire gran visir (primo ministro) di Tunisi dal 1837 al 1873.[4]

Nel marzo del 1822, dal momento che la rivolta greca iniziava a prendere seriamente piede sulla terraferma, molti greci raggiunsero le vicine isole Samo e Chio per organizzare anche in loco delle rivolte armate contro i turchi. Essi iniziarono a combattere per l'indipendenza dal dominio straniero attaccando i turchi che già si erano ritirati nella locale cittadella fortificata. Alcuni isolani decisero di aderire al movimento dei rivoltosi[2], ma gran parte della popolazione si limitò a rimanere sostanzialmente neutrale negli scontri per evitare problemi e non fu dunque responsabile del massacro che ne seguì.[5]

Kapudan Pasha ottenne dei rinforzi da Nasuhzade Ali Pasha che giunsero sull'isola il 22 marzo. Le forze turche aumentate ora a 40.000 uomini, iniziarono dunque a razziare i vari villaggi sull'isola ed il 31 marzo giunse l'ordine di bruciare ogni singolo villaggio. Oltre ad appiccare fuoco alle abitazioni, le truppe turche ebbero l'ordine di uccidere tutti i bambini di età inferiore ai tre anni e tutti i maschi dai 12 anni in su, oltre a tutte le donne dai 40 anni in su, risparmiando solo coloro che si fossero convertiti all'Islam.[6]

Circa 20.000[7][8][9] chiani vennero uccisi e 23.000 vennero esiliati. Centinaia di persone si allontanarono da Chio spontaneamente rivolgendosi verso l'Europa e dando il via al fenomeno noto come Diaspora chiana. Molti giovani greci schiavizzati durante il massacro, vennero adottati da ricchi ottomani e convertiti all'Islam, consentendo così a loro di raggiungere posizioni di rilievo nell'Impero come fu per Georgios Stravelakis (rinominato poi Mustapha Khaznadar) e İbrahim Edhem Pasha.[10]

Quando la notizia giunse in Europa essa sollevò l'indignazione della maggior parte delle nazioni che si mostrarono sempre più favorevoli a supportare la causa della Grecia indipendente. Il pittore francese Eugène Delacroix creò un dipinto ispirato ai racconti sugli eventi dal titolo Il massacro di Chio. Nel 2009 una copia del dipinto venne posta nel locale museo di arte bizantina di Chio ma venne ritirata nel novembre di quello stesso anno perché lesiva alle buone relazioni tra Grecia e Turchia, sebbene molti abitanti avessero protestato per la sua rimozione.[11][12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vedi qui
  2. ^ a b William St. Clair, That Greece Might Still Be Free, The Philhellenes in the War of Independence, Londra, Oxford University Press, 1972, p. 79, ISBN 0-19-215194-0.
  3. ^ Reeva S. Simon, Philip Mattar e Richard W. Bulliet, Encyclopedia of the Modern Middle East, Macmillan Reference USA, 1996, p. 1018, ISBN 0-02-897062-4.
  4. ^ Magali Morsy, North Africa, 1800-1900: A Survey from the Nile Valley to the Atlantic, Longman, 1984, p. 185, ISBN 0-582-78377-1.
  5. ^ Paul F. Shupp, Review: Argenti, Philip P. The Massacre of Chios, in Journal of Modern History, vol. 5, nº 3, 1933, p. 414, JSTOR 1875872.
  6. ^ Revolution – The massacre of the island of Chios, chioshistory.gr. URL consultato il 30 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 2 ottobre 2011).
  7. ^ Massacre at Chios Archiviato il 13 aprile 2010 in Internet Archive..
  8. ^ Christopher Long (1998-1999): The Massacres of Chios, Events & Massacres of 1822.
  9. ^ The Open University: Massacres of Chios - Challenging the Establishment.
  10. ^ Eliakim Littell, The Living Age, The Living Age Co., 1888, p. 614, OCLC 10173561.
  11. ^ naftemporiki.gr
  12. ^ Chios Complete Guide.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • The Massacres of Chios Described in Contemporary Diplomatic Reports, introduzione a cura di Philip P. Argenti (Londra: John Lane the Bodley Head Ltd., 1932).
  • AA.VV. Ἱστορία τοῦ Ἐλληνικοῦ Ἔθνους : Ἡ Ἑλληνικὴ Ἐπανάσταση, vol. 2, t. 1, Atene, Ἐκδοτικὴ Ἀθηνῶν A.E, 1975, 656 p. (ISBN 978-960-213-108-4)
  • David Brewer, The Greek War of Independence : The Struggle for Freedom from Ottoman Oppression and the Birth of the Modern Greek Nation, New York, The Overlook Press, 2001, 393 p. (ISBN 978-1-58567-395-7) (LCCN 2001036211)
  • Wladimir Brunet de Presle e Alexandre Blanchet, Grèce depuis la conquête romaine jusqu'à nos jours, Parigi, Firmin Didot, 1860, 589 p.
  • Richard Clogg, A Concise History of Greece, Cambridge, Cambridge University Press, 1992, 257 p. (ISBN 978-0-521-37830-7) (LCCN 91025872)
  • John L. Comstock, History of the Greek Revolution compiled from official documents of the Greek government, New York, W. Reed, 1828

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