Marco Pisetta

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Marco Pisetta (Gardolo, 20 maggio 1945Bruxelles, 10 aprile 1990) è stato un brigatista italiano, aderente della prima ora delle Brigate Rosse.[1] Arrestato accettò di collaborare con la giustizia italiana ed ebbe una pena ridotta secondo le leggi vigenti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Marco Pisetta era un elettrotecnico e guida alpina, attivo nei movimenti di sinistra. Nel 1968 conobbe a Trento Renato Curcio. Nel 1969 partecipò ad attentati contro la sede dell'Inps e l'11 aprile 1969 contro il palazzo della Regione di Trento. Dopo un periodo di latitanza, nel quale fu aiutato a rifugiarsi a Milano, nel 1970 si costituì e fu condannato a tre anni, scontando solo una parte della pena. Nel 1972 si trasferì a Milano dove entrò nelle Brigate Rosse.

L'arresto[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 maggio 1972 la polizia individuò a Milano due "covi" delle BR, uno in via Delfico 20, in cui fu trovato il passaporto originale di Giangiacomo Feltrinelli, e l'altro in via Boiardo 33[2]. In quest'ultimo, affittato da Giorgio Semeria, arrestarono un militante, Marco Pisetta, e trovarono materiale che portò a molti altri arresti.

La poca riservatezza nella irruzione mise in allarme molti importanti brigatisti che stavano sopraggiungendo. Essi visto l'assembramento, compresero il pericolo e poterono allontanarsi senza essere arrestati.

Il Pisetta si trovava nel covo perché stava attrezzando una "prigione del popolo" dove doveva essere tenuto prigioniero Massimo De Carolis in procinto di essere rapito dalle BR.

In seguito al ritrovamento del "covo" le BR scelsero la via della clandestinità totale. In un documento essi spiegano i motivi della loro decisione: "La clandestinità si è posta nei suoi termini reali solo dopo il 2 maggio 1972. Fino ad allora impigliati come eravamo in una situazione di semi-legalità, essa era vista più nei suoi aspetti tattici e difensivi che nella sua portata strategica." (dalla requisitoria del PM Bruno Caccia nel processo contro le BR a Torino).

Collaboratore[modifica | modifica wikitesto]

Pisetta collaborò e ottenne di essere rilasciato. Oltre a collaborare con deposizioni scrisse un famoso memoriale, consegnato il 29 settembre 1972. Successivamente ne scrisse un altro. I memoriali furono pubblicati a puntate da alcune riviste. Fu il primo pentito delle BR.[3]

Successivamente per sfuggire a rappresaglie Pisetta si trasferì in Austria e in Svizzera, poi a Friburgo in Germania. Le BR cercarono di rintracciarlo per ucciderlo, ma senza riuscirci. Si costituì il 28 settembre 1982 al confine italo-svizzero.

Il 18 aprile 1983 rese una deposizione alla Commissione Moro[4].

Usufruì della legislazione sui pentiti e la sua pena fu ridotta a 5 anni e 7 mesi. Ottenne nel 1986 la grazia dal Presidente Francesco Cossiga.

Andò a vivere a Bruxelles, dove prestò servizio in un centro di accoglienza per gli immigrati del terzo mondo. Morì d'infarto a quarantaquattro anni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vincenzo Tessandori, Br. Imputazione: banda armata[collegamento interrotto], Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2004, ISBN 88-8490-277-0, p. 363.
  2. ^ https://www.lavocedeltrentino.it/2020/05/04/gli-anni-di-piombo-era-di-gardolo-in-primo-pentito-delle-brigate-rosse/
  3. ^ MORTO MARCO PISETTA PRIMO PENTITO BR, su ricerca.repubblica.it, 14 aprile 1990. URL consultato il 20 luglio 2021.
  4. ^ Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulla strage di via Fani sul sequestro e assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia Volume XI pagina 131

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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