Luigi Facta

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Luigi Facta

Luigi Facta (Pinerolo, 13 settembre 1861 - ivi, 5 novembre 1930), è stato un uomo politico italiano, l'ultimo Presidente del Consiglio prima della dittatura di Benito Mussolini.

Laureato in giurisprudenza, avvocato, entrò in politica nel 1892 venendo eletto deputato nel collegio della sua città natale, dove fu puntualmente rieletto nel corso dei successivi trent'anni. Giolittiano, membro del Partito Liberale, nel corso della sua carriera politica ebbe numerosi incarichi politici: fu sottosegretario alla giustizia ed agli interni per poi divenire Ministro delle Finanze (dal 1910 al 1914).

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, sostenne le idee dei neutralisti, ma cambiò opinione dopo l'entrata del Paese nel conflitto. Dopo la morte in battaglia del figlio, affermò di esser fiero di aver consegnato l'esistenza del ragazzo alla Patria. Nel dopoguerra continuò la sua ascesa e venne nominato nuovamente ministro delle Finanze nel quinto esecutivo guidato da Giolitti (1920 - 1921).

Il re Vittorio Emanuele III di Savoia lo nominò presidente del Consiglio dei Ministri il 26 febbraio 1922, e Facta (che occupò ad interim anche il ruolo di Ministro degli Interni) conservò tale incarico fino al 31 ottobre dello stesso anno. Quando seppe che i fascisti avrebbero organizzato una marcia su Roma, fu dapprima indeciso sul da farsi e successivamente propose al Re di promulgare lo stadio d'assedio, senza però ottenere la firma del sovrano.

Facta non volle mai rivelare a nessuno che cosa fosse successo la notte in cui il re si rifiutò di firmare lo stato d'assedio. L'indomani, lui e il governo rassegnarono le dimissioni, e Vittorio Emanuele III fece telegrafare a Mussolini che si trovava a Milano di recarsi immediatamente a Roma per formare il nuovo governo.

Facta non si oppose al regime, e nel 1924 fu nominato senatore del Regno.

Il giornalista Giovanni Ansaldo, nel suo Ministro della buona vita, così spiegò perché Giolitti avesse tra i suoi collaboratori un uomo come Facta:

Spesso la mediocrità è una voragine per la quale anche gli spiriti eletti provano una cupa attrazione.